arte e società

 

 

La strage delle innocenti

nadia magnaboscon.m.

di Nadia Magnabosco

Dei 14 milioni circa di morti nel mondo per Aids 11 milioni sono africani. In Africa per ogni ragazzo sieropositivo, tra i giovani al di sotto dei vent'anni, ci sono da tre a sette ragazze portatrici dell' Hiv. Le violenze sessuali sono una delle cause di questa differenza.
"La violenza sessuale e lo stupro di bambini appaiono in drammatico aumento, imperdonabilmente alimentati da conflitti armati e povertà estrema, con gravi conseguenze anche in termini di HIV/AIDS." (Unicef).
Nel 2005, in Sudafrica, 4 vittime di violenze sessuali su 10 sono stati bambini.
In Kenya, il 46% delle donne subisce violenze sessuali durante l'infanzia e una su 4, d'età compresa tra 12 e 24 anni, perde la verginità con la forza.
A queste "normali" violenze si aggiungono le molte bambine e ragazze che vengono violentate da uomini convinti che fare l'amore con una vergine li farà guarire dall'Aids oppure perchè pensano che, rispetto alle donne adulte, siano meno portatrici di infezione. Ma poichè non c'è limite all'orrore ora si rendono noti addirittura casi di violenza a neonate o bambine di pochi anni. E' quanto riportato sul Corriere della Sera del 26 ottobre con l'articolo "Sesso con le vergini per guarire dall'Aids.Parte la campagna: è falso, salviamo le bimbe ", a firma Monica Ricci Sargentini, che ha il merito di riportare l'attenzione su un crimine non certo nuovo ma che non si può mettere nei cassetti del ricordo.
Già nel dicembre del 2001 la BBC e la CNN riportavano il caso di una serie di stupri di neonate inferiori all'anno avvenuta in Sudafrica, di cui l'ultima vittima dell'età di 5 mesi.
Secondo i dati della polizia a quell'epoca, i bambini rappresentavano il 41 per cento di tutti gli stupri denunciati nel paese. Più del 15 per cento di queste violenze erano dirette verso bambine sotto gli 11 anni e un altro 26 per cento contro bambine fra i 12 e i 17 anni.
Nel 2000 ogni giorno subivano violenza 58 bambini. Ovviamente sfuggono alle statistiche i casi non denunciati. Quanti?
Sempre nel 2000 il Girl Child Report denunciava l'orribile credenza secondo cui il sangue di una vergine mischiato con certe erbe poteva curare l'Hiv: "Un uomo in Glen View confidò alla proprio figlia che egli aveva dovuto violentarla per non restare povero e malato. Il violentatore era ancora libero per strada."
La sociologa Lisa Vetton, ha fatto un parallelo con lo sviluppo della prostituzione in Europa quando le malattie veneree erano incurabili come l'Aids oggi, sottolineando come anche allora emerse il mito della cura del fare sesso con una vergine, perchè improvvisamente alle bambine vengono attribuiti poteri di guarigione e questo giustifica la violenza.
Dal 2001 si è ben poco parlato di queste violenze, soprattutto sulla stampa italiana che si perde quotidianamente in banalità di scarso interesse, ma evidentemente questi crimini non sono cessati e ancor di più è quindi apprezzabile l'articolo di Monica Ricci Sargentini che riportiamo interamente di seguito.


«Una vergine per guarire dall'Aids». È la cura che i guaritori di molti Paesi africani prescrivono agli uomini infetti convinti che il sangue «puro» di una ragazzina possa cancellare il virus dell'Hiv. E loro seguono la prescrizione. In Sudafrica ogni ora vengono stuprati cinque bambine, spesso neonate. In Zimbabwe, dove il 25% della popolazione è affetta dall'Aids, non ci sono dati certi ma le testimonianze, disperate, delle ragazzine traumatizzate che si rivolgono al Girl Child Network Project.
Ora l'Ong ha deciso di lanciare una campagna di sensibilizzazione nei villaggi più sperduti dello Zimbabwe. Qualche giorno fa, in un'area rurale a 200 chilometri da Harare, ha chiamato a raccolta i guaritori di tutto il Paese e gli ha messo davanti le bambine e le ragazze vittime della loro cura. Una di loro era stata violentata dal padre a soli due anni. Oggi ne ha otto ed è orfana. Un'altra a 14 anni è stata messa incinta dallo zio e buttata fuori di casa. Ha abortito e da allora non si è più ripresa. Piange mentre racconta la sua tragedia. I guaritori guardano, si disperano, condannano l'abuso ma nessuno di loro ammette di aver incoraggiato la «Cura della vergine», come viene chiamata la pratica. Allora Betty Makoni, la fondatrice di Girl Child Network, fa entrare in scena gli attori che mettono in atto il dramma in una scena sola: il sieropositivo va dal guaritore del villaggio e lui gli consiglia di fare sesso con una vergine per guarire. La platea è muta. Poi si alza Alex Mashoko, il segretario dell'Associazione nazionale dei guaritori tradizionali: «Abbiamo sentito di questa pratica ma noi vogliamo combatterla — dice —, sono i guaritori non registrati i colpevoli, il governo deve punirli. Da quando esercito non ho mai visto fare una cosa del genere, né l'ho mai fatta. È una cosa sbagliata dire alla gente di dormire con delle ragazzine per guarire dall'Aids perché non c'è medicina che possa farlo».
Eppure succede. Né è convinto anche Graeme Pitcher, chirurgo pediatra all'ospedale di Johannesburg: «Gli stupri di bambini avvengono in tutto il mondo — spiega in un suo studio — ma soltanto qui in Sudafrica si violentano le neonate. È uno stupro atipico che quasi sempre esclude il motivo sessuale, la pedofilia, e che probabilmente è connesso con il mito che avere sesso con una vergine guarisce dall'Hiv e dalle altre malattie trasmesse sessualmente».
La «Cura della vergine» è nata in Europa nel XVI°secolo e ha preso ancor più piede nell'Inghilterra vittoriana quando la gonorrea, la sifilide e altre malattie sessuali erano diventate una piaga. Il mito è poi stato importato in Sudafrica, insieme alla sifilide, dalle truppe di ritorno dalla seconda guerra mondiale.
Uccidere una leggenda non è facile. Ci si prova in Zimbabwe distribuendo magliette con la scritta: «Le vergini non curano l'Aids. È un mito». Ci prova l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu che, qualche giorno fa, ha condannato i frequenti stupri di neonate lanciando l'allarme sulla situazione del Paese: «Siamo seduti — ha detto — su un barile di polvere da sparo». E ci prova Betty Makoni che sorride soddisfatta: «I guaritori negano la loro responsabilità ma sono venuti qui e questo è già un passo avanti».


29 ottobre 2006