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8 settembre 2006: giornata mondiale per l'alfabetizzazione

di Nadia Magnabosco

"se si educa un bambino si educa una persona, ma, se si educa una bambina, si educa un’intera famiglia e si migliora nettamente lo stato di salute e l’economia stessa di una comunità" (rapporto Unicef 2004).

nadiamagnaboscon.m.

L'8 settembre 1966 l'Unesco stabilì l'8 settembre "Giornata mondiale dell'alfabetizzazione" al fine di promuovere l'applicazione dei lavori di alfabetizzazione, ossia affinchè i bambini nell'età di studio potessero andare a scuola, gli studenti non interrompessero gli studi e gli analfabeti adulti avessero l'opportunità di ricevere l'educazione.

Oggi, 8 settembre 2006, gli analfabeti sono più di 700 milioni e più di 100 milioni i bambini che per vari motivi non vanno a scuola, di cui il 60 per cento femmine.

Su 650 milioni di bambini nell’età della scuola elementare nel mondo, 103 milioni non frequentano la scuola. I tre quarti di essi vivono nell’Africa sub-sahariana, nell’Asia meridionale ed occidentale1. La maggior parte dei minori non iscritti alla scuola primaria sono bambine: circa 58 milioni. In generale, se il numero totale di bambini iscritti alle elementari è aumentato negli ultimi 10 anni, il divario fra iscrizioni maschili e femminili continua ad essere significativo: nell’Africa sub-sahariana circa 22 milioni di bambine non vanno a scuola e in questa area del mondo le femmine hanno il 20% di possibilità in meno di frequentare la scuola rispetto ai maschi: nei Paesi del sud del mondo, l’85% dei bambini completa il ciclo della scuola primaria contro il 76% delle bambine. Povertà, diffusione dell’Aids, guerre, pregiudizi culturali sono tra le cause principali del mancato accesso all’istruzione da parte di così tanti minori: famiglie in stato di indigenza non sono infatti in grado di pagare le esorbitanti tasse scolastiche. Spesso poi le scuole sono distanti dai villaggi e i bambini impiegano ore per raggiungerle, compiendo tragitti pericolosi e sottraendo tempo al lavoro o alle piccole-grandi mansioni che di frequente svolgono per aiutare le famiglie. L’Aids rappresenta un ulteriore grave ostacolo all’educazione costringendo molti minori a prendersi cura dei familiari ammalati quando i malati non sono i bambini stessi. Poi ci sono le guerre, che sempre più di frequente coinvolgono la popolazione civile e impediscono lo svolgimento delle lezioni o rendono pericolosissimo recarvisi.
In questo contesto generale, sono le bambine le più penalizzate: quando una famiglia stenta a trovare i soldi per mandare i propri figli a scuola, le ragazzine sono le prime ad esserne escluse affinché restino a casa ad occuparsi dei fratelli più piccoli o vadano a lavorare. Inoltre può essere un ambiente scolastico ostile –intimidazioni, minacce di violenze da parte degli insegnanti o degli alunni maschi– a scoraggiare l’istruzione femminile. A volte poi le strutture scolastiche non sono pensate anche in funzione delle bambine e non prevedono, per esempio, servizi igienici separati.
A ciò si aggiungano pregiudizi e vincoli culturali: secondo alcuni dettami religiosi o convenzioni sociali è inaccettabile che una ragazza esprima la propria opinione, prenda decisioni autonome, giri non accompagnata, partecipi ad attività con ragazzi. In alcune culture si può arrivare a violenze sulle giovani donne o all’ “omicidio d’onore” se la ragazzina ha infangato il buon nome della famiglia incontrando o frequentando un coetaneo al di fuori del tetto domestico. (fonte: savethechildren)

n.m.