Arte e società

 

 

L'arte che salva

di Nadia Magnabosco


Le pantofole dell’orco
Sperling&Kupfer, pp. 266, euro 17,00

Una donna passa attraverso un'esperienza di abuso e violenza domestica e riesce ad uscirne disegnando con la matita la propria storia. Una sorta di diario visivo che visualizza e documenta pagina per pagina una brutta storia di violenza domestica e l'aiuta a focalizzare la sua situazione ma anche prendere distanza dal proprio dramma. Un lavoro lungo dieci anni, tanto quanto dura la sua storia di "amore" e violenza. A posteriori può sembrare un periodo di sopportazione troppo lungo ma probabilmente chi attraversa storie simili sa che è invece il tempo necessario per riconoscere ed accettare che di una storia di violenza si tratta, anche se avviene nell'ambito della famiglia ed è mascherata da una forma disturbata di amore.

"Rifiutavo di vedere come stavano realmente le cose, vivevo sulle sabbie mobili. Sono riuscita a salvarmi quando mi sono resa finalmente conto che il comportamento scioccante era il mio, non il suo."


«Ci illudiamo spesso di essere forti perché riusciamo ad affrontare situazioni difficili nel lavoro e nella vita - dice Rosalind- e invece ci dimentichiamo del fatto che se si fa cadere una goccia d’acqua sulla roccia ogni giorno, per anni, anche la roccia finisce per sgretolarsi. Gli abusi verbali e psicologici non si avvertono subito ma producono effetti cumulativi che possono mandare in frantumi l’identità»

Anni dopo la fine della sua storia l'artista, Rosalind B. Pendold (uno pseudonimo), recupera i suoi disegni e crea un romanzo a fumetti a testimonianza della sua esperienza.

Fumetti che meglio delle parole riescono ad andare al cuore del problema e ad avvicinare altre donne ad un tema così sconvolgente e agghiacciante ma anche così diffuso da voler essere dimenticato o nascosto dietro la vergogna di una situazione che non si vuole né accettare né far conoscere. Nel mondo una donna su tre è stata picchiata, costretta ad avere rapporti sessuali o abusata, in genere da un membro della famiglia o da un conoscente. Così denuncia il rapporto sullo stato della popolazione nel mondo del 2005 del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione. La violenza contro le donne è "un'epidemia mondiale, silenziosa e di dimensioni allarmanti".


«Sono convinta che questo libro darà alle tante Roz del mondo il potere di cambiare le loro esperienze. E’ un libro che conferma che quello che stanno vivendo è vero. Può sembrare strano, ma quando ho vissuto quella situazione provavo una sensazione di irrealtà, pensavo che nessuno mi avrebbe creduto. Così, quando mi capitava qualcosa che mi sconvolgeva, correvo in bagno e buttavo giù un disegno di quello che mi era successo. Avevo bisogno che ci fossero delle prove documentarie».

«Questo tipo di abuso è anche peggiore di quello fisico. Non ne esci con un occhio nero, ma distrutta dentro. Viene meno qualsiasi forma di autostima e se lui continua a negare i fatti, si arriva a dubitare perfino della propria percezione della realtà. E si vive una condizione di dualismo perché si osserva un comportamento doppio del partner: fuori casa è tranquillo, perfino premuroso; a casa è infido, violento. Si cammina sui cristalli per decifrare quello che vuole, per cercare di rabbonirlo. Ma ci si fa sempre e comunque male.»

“Le donne non hanno testimoni di quello che accade dietro la porta, di quello che succede fra le mura domestiche. Vorrei che il mio libro servisse da testimone per loro. Noi abbiamo la tendenza a pensare di essere poco importanti e che quello che ci capita non abbia valore. Ma non è così. Mi sono sorpresa quando ho visto che questi disegni che consideravo privati raccontavano invece una storia che appartiene a tante persone. Ora che il mio libro viene pubblicato in tanti Paesi, Spagna, Germania, Paesi Bassi ho capito che questo problema accomuna tante donne."


Che di Roz ce ne siano tante, e abbiano bisogno di esempi positivi di altre donne per acquisire la forza di uscire dalla trappola dell’orco in pantofole è confermato dal grandissimo numero di contatti registrati dal sito www.friends-of-rosalind.com che fornisce indicazioni per riconoscere i principali segni di abuso.

“Quando si sta con un violento ci si sente piccole e l'uomo viene visto come una cosa gigantesca, che prende tutto lo spazio. Invece sono solo uomini insicuri che si affermano annullando gli altri. Bisogna capire che loro sono così grandi perché gli diamo il potere di esserlo. Dobbiamo essere consapevoli che esistono tanti tipi di abusi e dare il giusto nome a ognuno. Alle giovani vorrei dire che quando si avventurano in un rapporto ci sono segni precisi d'avvertimento per capire quando si è di fronte a un uomo violento. Il primo segnale è il volere troppo rapidamente tutto”.

I disegni di Pendold hanno il dono dell'immediatezza, commuovono e ripugnano nello stesso tempo ma certo coinvolgono nella lettura come solo i fumetti sanno fare e come altre artiste hanno recentemente fatto per porre in modo attraente verità difficili da accettare. Come le denunce sulla condizione della donna in Iran di Marjane Satrapi in Persepolis 1 e 2,

o il libro dell'artista canadese Shary Boyle "Witness My Shame" sulla difficoltà del crescere

o il testo di Sonja Ahler "Fatal Distraction" sugli stereotipi di genere.

"L'uso del disegno - spiega la Satrapi - piuttosto che di una fotografia, può creare la distanza necessaria per trattare un argomento complesso senza cinismo." E ancora: "Il genere comico non è supposto essere 'serio', quindi così possiamo dire qualsiasi cosa".

Non importa che i disegni siano perfetti, purchè facciano trasparire la necessità dell'urgenza dell'esprimersi.

Rosalind B. Penfold dice “Credo di essermi espressa artisticamente d'istinto, perchè non potevo credere che tutto quello stava capitando proprio a me. Avevo bisogno di vedere in bianco e nero. Ironicamente, mentre le mie illustrazioni riuscivano a dare a me la necessaria distanza, avvicinavano altre al mio stesso problema. Perché questa non è solo la mia storia ma la storia di milioni di famiglie in America. Ho scelto uno pseudonimo perchè ci sono molte ‘Rosalinds’ e io sono una di loro."

La Penfold sta ora lavorando a un nuovo romanzo a fumetti su quello che è accaduto dopo l'uscita di questo libro e ha realizzato dei braccialetti di plastica con dei fotogrammi dei suoi disegni che regala alle donne 'per ricordarle il loro valore’.

 




2 giugno 2006