Arte e società

 

 

L'arte che salva 2

di Nadia Magnabosco

 


Vita da bambina e altre storie
Gloeckner Phoebe

Fernandel Ed., 2007, euro 15

Anche Phoebe Gloeckner, come Rosalind B. Pendold nel libro Le pantofole dell'orco, passa attraverso un'esperienza di abuso e violenza e riesce a focalizzarla e denunciarla disegnando con la matita la propria storia. Questa volta però non è la storia di un matrimonio ma la storia di una bambina, la piccola Minnie, alterego letterario dell'autrice, alle prese con un patrigno violento e una madre assente.

Un diario visivo che può disturbare chi legge per la crudeltà delle storie a base di sesso, droga e disperazione, ma attraverso cui l'autrice si libera da un passato doloroso che l'ha portata a cercare relazioni affettive morbose e devastanti sullo sfondo di una città inquieta come la San Francisco "hippie" degli anni Sessanta: “Inserire la realtà in un contesto narrativo mi ha aiutata a distanziarmi dal personaggio di Minnie, così che oggi non mi ci riconosco più. Sento compassione per lei, mi preoccupo come qualsiasi adulto farebbe con un bambino in difficoltà”. Come invece non hanno fatto gli adulti che lei ha incontrato nel suo accidentato percorso di crescita e di cui ora - più o meno velatamente - denuncia l'abbandono, gli abusi o l'irresponsabilità nelle sette storie che compongono questo libro illustrato.

Apparse per la prima volta negli Stati Uniti nel 1998 e accolte con controversi pareri critici (un politico californiano l'ha addirittura definito un manuale di istruzione per pedofili ed è stato bandito da molte librerie), le storie a fumetti della bambina Minnie sono state il prologo al successivo "Diario di una ragazzina" del 2002 che ne costituisce il seguito, descrivendo la vita di Minnie nell'età adolescenziale (in Italia sono stati pubblicati in ordine contrario).

"Diario di una ragazzina" racconta infatti i quindici anni di Minnie Goetze vissuti sulle strade di una San Francisco del 1976, diventata ancora più pericolosa ed individualista.

Minnie è ora una ragazza intelligente con una forte passione per il disegno, ma ha il "mal di vivere" di tutti gli adolescenti, è in cerca della sua identità ma l'ambiente non l'aiuta: una madre confusa e dipendente da alcol e marijuana, un padre lontano, artista altrettanto alcolizzato e drogato. Minnie cerca affetto ovunque e si muove fra prostituzione, omosessualità e droga, facendosi anche coinvolgere in una relazione morbosa con il compagno della madre.

Uscirà da questo inferno attraverso la scrittura - il suo diario - e la passione per i fumetti underground, che comincia a disegnare.

"Incubus"


La Gloeckner presenta i suoi personaggi in modo "clinico" e usa il disegno come un bisturi per sezionare il cuore della famiglia e della società intorno a lei, facendone emergere i lati peggiori. Probabilmente mischiando la fantasia con la realtà, ma comunque lavorando sulla memoria, ossia “capire come la nostra visuale negli anni si sposti e alcuni dettagli diventino più importanti”: “Memory is mutable. It changes, and it’ll keep changing,” "It's not so important to me that a story is "the truth" in a literal sense, even when I'm writing something that has a basis in my own experience. I'm not creating documentary; I'm after some sort of emotional truth, like any artist, I think."
L'uso del fumetto le permette poi di alleggerire le sue tristi storie con l'uso dell'ironia: "It allows me to put humor in, and rise above projecting myself as victim. The medium has been used for humor, but you can use it as well to tell sad stories, and feed off the expectations people have of reading something funny. The form of a 'comic' sets up a tension."

Phoebe Gloeckner, nata a Philadelphia nata nel 1960, è cresciuta a San Francisco ed è ora considerata una delle più interessanti personalità del comic underground contemporaneo. Appassionata di anatomia, oltre che di disegno, ha conseguito un master in illustrazione medica presso la University of Texas di Dallas e da allora ha lavorato come illustratrice medica.

Disegna anche fumetti underground fin dall’adolescenza e ha anche illustrato il controverso romanzo di J.G. Ballard The Atrocity Exhibition (trad. it La mostra delle atrocità, Feltrinelli, 2001) ma il successo - non da tutti considerato meritato - è arrivato soltanto con Vita da bambina e, soprattutto, con Diario di una ragazzina. Ora sta lavorando ad un nuovo progetto in collaborazione con l'attrice Mia Kirshner, "I Live Here", dove vengono esaminate le centinaia di morti di giovani donne che da undici anni avvengono a Ciudad Juarez, lungo il confine texano del Messico.

Il libro, di cui beneficierà Amnesty International, uscirà l'anno prossimo e gran parte dei fumetti riguarderanno una ragazza, Maria Elena Chavez Caldera, scomparsa all'età di 15 anni: “The challenge for me is to resurrect a girl who has been murdered. It’s hard. . . . She was only 15, very shy, and no one knew her very well. . . . But this is what I always try to do: try to give a voice to someone who’s gone.”
Ora che ha tirato fuori la propria voce, può darla anche ad altre.

Artists for Amnesty - Amnesty International USA

 

1 ottobre 2007