Arte e società

 

 

dal Corriere della Sera del 26 aprile 2010

Intossicate le studentesse di tre scuole nella provincia di Kunduz sotto il controllo degli estremisti
Afghanistan, 80 allieve avvelenate «Sono stati i talebani con i gas»
Kabul: «Atto terroristico per costringere le bambine in casa» Dubbi Mancano prove ma l' opinione pubblica non ha dubbi

Qualcuno sostiene che è un caso di isteria collettiva, di autosuggestione di massa. E gli improvvisi malori, se non vere malattie, di decine di ragazze in tre scuole della provincia afghana di Kunduz hanno in effetti un che di irreale. Nessun testimone, nessuna prova. Solo «quello strano odore» che molte dicono di aver sentito in classe prima di provare nausea e vertigini. Nessuna traccia nemmeno nelle analisi del sangue delle «vittime», che presto si sono tutte riprese. Ma la convinzione generale è che a causare l' apparente epidemia siano stati i talebani con «sostanze tossiche spruzzate negli istituti». Sayedi Mahboullah, portavoce del governo provinciale, ha dichiarato ai media che i casi sono già più di 80 in pochissimi giorni, tra cui alcune insegnanti. E ha accusato i «nemici» armati di gas velenosi. Perfino il portavoce del presidente Hamid Karzai, a Kabul, ha condannato come «atto terroristico» ogni tentativo di impedire lo studio alle allieve, anche solo spaventandole. Altre ipotesi sembrano esser state scartate. Per i talebani, che hanno smentito ogni responsabilità, il caso è comunque già una vittoria: decine, centinaia di famiglia hanno deciso di tenere le figlie a casa. Il ricordo degli anni bui sotto il regime del Mullah Omar è tornato reale. Allora, accanto a mille altri orrori di cui le donne furono le vittime prime, le scuole femminili erano state proibite in tutto l' Afghanistan. Solo qualche coraggiosa maestra aveva sfidato il divieto, riunendo in casa o in cantina piccole (e grandi) allieve, sperando in tempi migliori. Poi, nel 2001, la caduta dei talebani, l' inizio del «nuovo Afghanistan». E se il Sud e gran parte dell' Est erano rimasti in mano ai pashtun anti-Karzai e anti-Occidente, in altre regioni le aule avevano iniziato, lentamente, a riempirsi di studentesse. Era successo anche nella provincia settentrionale di Kunduz, al confine tajiko. Da almeno un anno, però, i talebani vi sono tornati, spinti dall' offensiva alleata nel Sud rilanciata da Obama, forti di uno Stato sempre più assente ed odiato, sostenuti dalla forte minoranza pashtun nella provincia. Senza dover ricorrere a «gas velenosi», hanno chiuso le scuole femminili, costretto tutte le donne a rimettersi il burqa e a non lavorare, imposto una «tassa religiosa» del 10% su ogni pur magro salario. E a Kunduz, come nelle altre zone in loro controllo, hanno represso nella violenza ogni tentativo di rivendicare diritti una volta goduti o comunque concessi. L' istruzione elementare per i due sessi divenne obbligatoria in Afghanistan già negli Anni 20: oggi l' alfabetizzazione femminile è stimata inferiore al 20%. Nel feudo talebano di Kandahar, e non solo, molte maestre continuano ad essere uccise, sfigurate con il vetriolo, picchiate. Ogni attivista politica e sociale, comprese le parlamentari elette con le quote rosa, è a serio rischio. L' ultimo rapporto di Human Rights Watch denuncia l' aumento delle minacce degli estremisti contro le donne, la cui condizione anche sotto Karzai è definita «un disastro». E per tornare alle scuole, casi di avvelenamento di allieve (con biscotti, bevande o gas) sono stati già denunciati in passato, seppur mai provati. Ma se anche la nuova «epidemia» fosse frutto solo di suggestione (difficilmente lo si saprà con certezza), la gravità di quanto sta avvenendo a Kunduz non va sminuita. Per le sue conseguenze: sempre più bambine costrette all' isolamento e all' ignoranza. Per i motivi che l' avrebbero causata: il clima di orrore che ha ormai distrutto la vita di milioni di afghani. E di afghane. Cecilia Zecchinelli RIPRODUZIONE RISERVATA

Zecchinelli Cecilia

 

da La Repubblica del 26 aprile 2010


Taliban contro le donne a scuola ottanta bambine intossicate con il gas

LA PICCOLA Sumaila era in classe quando ha sentito uno strano odore, simile a quello di un fiore appassito. Poi, come in sogno, ha visto svenire le sue compagne e il suo professore. «Quando ho riaperto gli occhi ero in ospedale», racconta questa bambina di 12 anni, ricoverata per essere stata assieme alle sua classe "gasata" dai Taliban. È questo il subdolo espediente adoperato per impedire che le bambine studino, e quindi si evolvano crescendo, e che un giorno la smettano di sottostare ai loro ordini. Perciò, per dissuaderle dal frequentare la scuola, si può anche ricorrere al veleno. È accaduto ieri, in una scuola di Kunduz, nel nord est dell' Afghanistan. Assieme a Sumaila altre dodici bambine sono rimaste intossicate da un gas sprigionato nella loro scuola da quegli estremisti islamici che si oppongono all' istruzione femminile. In serata, fonti dell' ospedale di Kunduz hanno riferito che molte scolarette provavano ancora dolori, vertigini e vomito. Secondo un funzionario di polizia, due giorni fa si sono sentite male altre 48 bambine e alcuni professori. La settimana scorsa, 20 bambine avevano denunciato i medesimi sintomi, che sono quelli di un sospetto avvelenamento, in un' altra scuola di Kunduz. Nel maggio 2009, nella provincia di Kapisa, a finire in ospedale furono 90 ragazze. Abdul Muqeem Halemi, che dirige del Dipartimento istruzione della provincia, non ha dubbi: i Taliban hanno intossicato la scuola con il gas per scoraggiare le famiglie a far frequentare la scuola alle figlie. Li indica come responsabili anche il portavoce del presidente Hamid Karzai: «Chiunque impedisca ai bambini di andare a scuola è un nemico dell' Afghanistan e della sua possibilità di prosperare». Nega invece il portavoce dei ribelli, Zabiullah Mujahid, sostenendo che i suoi uomini non possono essere responsabili di quanto accaduto, perché il movimento «condanna con forza simili azioni». Ma terrorizzare la popolazione, per poi ergersi a salvatori della medesima, fa parte da troppo tempo della loro strategia. Difficile nutrire dubbi sulla colpevolezza di un gesto così orrendo. Quando, tra il 1996 e il 2001, i Taliban governarono l' Afghanistan ogni forma di istruzione femminile fu abolita per decreto. Ora, la questione rimane tuttora controversa in gran parte del paese. Attentati simili a quello di ieri erano stati compiuti negli anni scorsi in altre parti dell' Afghanistan, anche dove la presenza dei Talibanè più debole. Nel sudest, invece, dove gli Studenti del Corano controllano numerosi villaggi, le scuole per bambine sono state chiuse da tempo. Nonostante lo spavento di ieri Sumaila spera che il padre le consenta di tornare a scuola: «È vero sono molto impaurita e i miei genitori sono preoccupati. Non so se dopo quello che è accaduto mi permetteranno ancora di entrare in un' aula scolastica». E, chissà, magari un giorno di diventare avvocatessa o pediatra o deputato.

PIETRO DEL RE