arte e società

 
   

 

  " Ni una más"

     di Marilde Magni

"Noi non meritiamo di essere trattate così
né di soffrire come soffriamo ogni giorno.
Tutto quello che chiedo é di ritrovare
mia figlia e che sia fatta giustizia."

Una madre chiede verità e giustizia per sua figlia,
che risulta scomparsa dal 1998.

"Neanche un'altra morta" è lo slogan urlato a Ciudad Juárez, città del nord del Messico alla frontiera con gli Stati Uniti, per dire basta a una serie infinita di uccisioni di donne che non hanno mai avuto giustizia. Dal 1993 ad oggi più di 400 donne sono state violentate, mutilate, uccise e oltre 600 sono scomparse da anni. La maggior parte delle vittime erano giovani (di età compresa tra i 10-12 ai 25 anni), uscivano da casa, da scuola o dal lavoro per non farvi più ritorno inghiottite da un mondo di orrori. Le cifre di questo femminicidio non sono precise perché spesso le vittime erano donne sole arrivate per trovare un lavoro, lontane dalla famiglia e di cui nessuno chiede notizie o ne identifica i cadaveri. Si tratta di delitti a sfondo sessuale e di genere compiuti con motivazioni varie. Victoria Caraveo Vallina, direttrice del Chihuahua Women's Institute che assiste le famiglie delle vittime di Juárez, dice: "Dalle nostre ricerche risulta che i motivi sono diversi, e vanno dallo stupro al narcotraffico, alla violenza domestica o delle gang". La tipologia delle sevizie è sempre la stessa e nella maggior parte dei casi i corpi ritrovati portano le tracce di violenze orribili: stupro, morsi al seno, segni di strangolamento, pugnalate, crani fracassati, spesso bruciati. In molti casi si è potuto stabilire che non venivano uccise il giorno del sequestro ma rimanevano in balìa dei loro aguzzini ed erano torturate per giorni e giorni. A questo orrore si aggiunge il dramma dell'impunità per gli assassini: nessuno riesce (o meglio vuole) trovare i colpevoli. Anzi capita che, da quando nel 2001 è aumentata l'attenzione internazionale su questi assassinii, i corpi che prima venivano sempre ritrovati hanno cominciato a scomparire nel nulla. Sembra che la nuova parola d'ordine sia "Nessuna traccia" ed è la criminalità locale a farli scomparire in un liquido corrosivo. E' come essere in un mondo alla rovescia dove i poliziotti proteggono gli assassini, dove i criminali e i narcotrafficanti sono liberi e la vita di giovani donne, spesso povere, non vale nulla perché considerate come oggetti che si possono violare ed eliminare impunemente. Ciò grazie ai legami tra ambienti criminali e potere economico e politico: si nascondono atti processuali, vengono bloccate indagini per occultare la vera ampiezza della tragedia e lasciare impuniti i colpevoli incolpando e arrestando degli innocenti. Proprio l'impunità è l'unica cosa chiara in questi omicidi. Come dice Esther Chávez Cano, del gruppo Ocho de marzo, sulla vulnerabiltà delle donne: "Il sistema patriarcale imperante in tutta la nazione, l'impunità. E' vero che sono stati arrestati alcuni presunti colpevoli, ma il processo non è ancora stato celebrato. Chiunque può vendicarsi ammazzando sadicamente una donna e poi sbarazzarsi del cadavere. Come se fosse immondizia". 
A volte a parlare delle tragedie restano solo delle croci "rosa messicano", che recano i nomi delle donne uccise, piantate qua e là, nelle zone dove sono stati ritrovati i miseri resti delle vittime. Dietro ogni croce c'è una storia di orrore e sopraffazione.


Numerose sono le organizzazioni che si occupano della violazione dei diritti civili a Ciudad Juárez e si battono contro l'impunità per questi delitti, denunciando l'inattività del governo, il far nulla e la corruzione della magistratura e della polizia. Come dice Irina Khan, segretaria generale di Amnesty International: "Abbiamo lavorato a stretto contatto con le organizzazioni di Ciudad Juárez e Chihuahua, di fatto è stato un lavoro in collaborazione, e così proseguirà. La cosa importante è che in questo modo si restituisce il potere alla donna, perché qui sono state le madri di queste ragazze a ottenere cambiamenti effettivi nella situazione, sono state loro ad attirare l'attenzione internazionale".
E da Amnesty è partito un progetto, Artists for Amnesty, per fare in modo che il silenzio non cali su questo scandalo. Molti creativi, sia messicani che americani, stanno dipingendo quadri e murales, scrivendo canzoni e libri, producendo documentari televisivi e film sul mistero di queste donne assassinate. Gli eventi che si svolgeranno a Ciudad Juárez saranno affidati all'artista americana Phoebe Gloeckner che ha raccontato l'anno trascorso con le famiglie delle vittime "cercando di rispettare il riserbo dietro a cui chi soffre tende a trincerarsi". E' necessario evitare che, come mette in guardia Lourdes Portillo, autrice nel 2001 del documentario Senorita Estraviada (vedi recensione di Donatella Massara in Donne e conoscenza storica), che ha contribuito a far conoscere gli assassinii: "questa ondata di nuovo interesse non degeneri in una picchiata di avvoltoi a caccia di sensazionalismo". Perchè c'è il rischio che, accanto a persone che davvero vogliono far qualcosa perché finisca questo incubo e venga fatta giustizia, ci siano altri personaggi che, per sfruttare questa vicenda per fare soldi, non si curano di arrecare nuovo dolore alle famigliedelle vittime.
"Ci deve essere una fine alla violenza in questa città !"(associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa).

5 novembre 2006

Fonti utilizzate

· La strage di donne a Ciudad Juárez di Sergio Gonzáles Rodriguez
· L'inferno di Ciudad Juárez di Victor Ronquillo
. Messico: assassinii intollerabili. Report di Amnesty International, Agosto 2003
. Il "femminicidio" di Ciudad Juárez di Nadia Angelucci
. Dal mondo Artisti contro una strage di Gloria Mattioni