Arte e società

 

 

Vietata l'infibulazione in Indonesia

 

nadiamagnaboscon.m.

di Nadia Magnabosco


Finalmente una buona notizia: il Ministero della Salute indonesiano ha annunciato che non potranno più essere praticate le mutilazioni genitali femminili sino ad ora consentite nel paese, ossia l'asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra o addirittura di parte delle grandi labbra, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale. I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione, che in queste culture viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale.

Le vittime di queste violenze, effettuate senza anestesia con coltelli o forbici o pezzi affilati di vetro, sono bambine di età compresa fra i quattro e i dodici anni, e le conseguenze di questo crimine sono facilmente immaginabili: infezioni anche mortali, danneggiamento di altri organi, complicazioni al parto.

L'Indonesia è un vasto paese di circa 220 milioni di abitanti di cui l'85% è di religione musulmana. Si tratta quindi di una decisione di grande importanza, che si spera possa avere ricadute positive in tutti gli altri paesi, almeno 40, in cui questa violazione fondamentale dei diritti umani è praticata.

"Fare del male, danneggiare, incidere, tagliare il clitoride non è permesso. Questi atti violano il diritto di riprodursi delle ragazze e danneggiano i loro organi".

Così ha detto Sri Hermiyanti, direttore del consiglio d'amministrazione per la salute della famiglia, aggiungendo che l'annuncio è stato diffuso da aprile nei centri di salute del paese.

"Se si occupassero solo di purificare l'organo, allora andrebbe bene. Ma in Indonesia si tratta spesso di incisione. Si tratta di una pratica culturale piuttosto che religiosa, molti esponenti religiosi infatti non promuovono certe pratiche".

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità 130 milioni di donne nel mondo hanno subito mutilazioni genitali e si stima che ogni anno due milioni di ragazze nel mondo corrano il rischio di essere sottoposte alla mutilazione genitale femminile, nella convinzione di assicurarne la verginità prima del matrimonio e la fedeltà dopo il matrimonio. In questo modo la donna, considerata essere inferiore con una sessualità da reprimere, contribuisce a salvaguardare l’onore della famiglia.

L'approvazione della legge contro le mutilazioni genitali femminili in Indonesia è da considerare quindi un primo passo importante verso il recupero della dignità per milioni di donne in Africa e in Asia e anche in molti paesi occidentali per i flussi di immigrazione.

In Europa l'infibulazione è una pratica già vietata, o quantomeno regolamentata. Dal 9 Gennaio 2006 praticare mutilazioni genitali femminili è un reato anche in Italia. Il nostro paese risulta al primo posto per presenza di donne immigrate infibulate e le stime riportano che le bambine a rischio di infibulazione sono circa 5.000. La legge n. 7 punisce con la reclusione da quattro a dodici anni chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, cagioni una mutilazione degli organi genitali femminili, e ha lo scopo di “prevenire, contrastare e reprimere le pratiche di mutilazione genitale femminile quali violazioni dei diritti fondamentali all'integrità della persona e alla salute delle donne e delle bambine”.

 

 

6 ottobre 2006

 


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