Arte e società

 

 

di infibulazione si continua a morire

nadiamagnaboscon.m.

di Nadia Magnabosco


Karima Rehim Said, una bambina di tredici anni è morta in Egitto nell'agosto scorso, in seguito a complicazioni verificatesi dopo un’operazione di infibulazione praticata in una clinica a Il Cairo.
L'infibulazione, come abbiamo più volte riportato, è l'asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra o addirittura di parte delle grandi labbra, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale. I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione, che viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio.
Prima di Karima, in giugno, sempre in Egitto, era morta a causa della mutilazione Budur, un'altra bambina di 11 anni. Anche lei in clinica, dove una dottoressa le aveva praticato l'anestesia totale.
Eppure l'Egitto aveva vietato l’escissione già dal 1997, sempre dopo che un'altra bambina di 11 anni era morta sotto il coltello di un barbiere, adeguandosi formalmente a quanto previsto dalle risoluzioni ONU nell’ambito del rispetto dei diritti umani. Lasciando però una scappatoia: in caso di organi genitali femminili “troppo sporgenti” o per imprecisate ragioni mediche era ancora possibile praticare questa tortura. Questo ha fatto sì che, anzichè clandestinamente, le bambine venissero mutilate in ambiente ospedaliero da medici autorizzati. Ma l'infibulazione ha continuato ad essere praticata: secondo il rapporto Unicef del 2005 la mutilazione del clitoride è praticata al 97 delle bambine egiziane.
Successivamente alla morte di Budur del giugno scorso il ministro della salute egiziano aveva nuovamente dichiarato illegale la mutilazione genitale femminile in tutti gli ospedali e le cliniche private, a quanto pare ancora una volta invano, almeno per Karima.
Quante altre bambine dovranno morire prima che la legge venga veramente osservata?
Ricordiamo che le vittime di queste violenze, effettuate senza anestesia con coltelli o forbici o pezzi affilati di vetro, sono bambine di età compresa fra i quattro e i dodici anni, e che le conseguenze di questo crimine - anche se non portano alla morte - creano danneggiamenti alla salute facilmente immaginabili: problemi di cicatrizzazione, di ritenzione di urina, e traumi psicologici.
Oggi i giornali riportano che "le infermiere e le lavoratrici sanitarie della capitale egiziana hanno tenuto pochi giorni fa, per la prima volta, un minuto di silenzio". A loro il silenzio, a noi la parola per continuare a denunciare queste barbarie contro il nostro genere.

 

20 settembre 2007

 


.