Arte e società

 

 

Vietata l'infibulazione anche in Eritrea

 

n.m.

di Nadia Magnabosco


Un altro piccolo passo è compiuto: dopo l'Indonesia (vedi nostro articolo) anche l'Eritrea mette al bando le pratiche di mutilazione genitale: "ossia l'asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra o addirittura di parte delle grandi labbra, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale. I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione, che in queste culture viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale.Le vittime di queste violenze, effettuate senza anestesia con coltelli o forbici o pezzi affilati di vetro, sono bambine di età compresa fra i quattro e i dodici anni, e le conseguenze di questo crimine sono facilmente immaginabili: infezioni anche mortali, danneggiamento di altri organi, complicazioni al parto."

Secondo l'Unione delle Donne Eritree almeno il 90 per cento delle donne sono sottoposte a tale barbaro intervento. Ora sembra che l'Asmara, con il proclama 158/2007, abbia deciso - con effetto retroattivo dal 31 marzo - di mettere al bando questa pratica, anche se non è ancora ben chiaro se saranno bandite davvero tutte le varie pratiche di mutilazione. Certo è che "sarà punibile con una multa e con la prigione chiunque richieda, inciti o promuiova la cincorcisione femminile fornendo attrezzi o qualunque altro mezzo, e chiunque, sapendo che una circoncisione avrà luogo o ha avuto luogo, senza giusta causa non ne informi o avverta prontamente le autorità".

A differenza del caso dell'Indonesia questa volta la notizia del divieto ha trovato riscontro anche sui nostri quotidiani, e noi riportiamo in calce il commento di Giulian Sgrena sul Il Manifesto. Speriamo che questo interesse mediatico contribuisca a far rispettare questa decisione e a segnare un'inversione di tendenza in una pratica che non sarà facile estirpare. Ricordiamo infatti che, sempre citando ill nostro precedente articolo che "secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità 130 milioni di donne nel mondo hanno subito mutilazioni genitali e si stima che ogni anno due milioni di ragazze nel mondo corrano il rischio di essere sottoposte alla mutilazione genitale femminile, nella convinzione di assicurarne la verginità prima del matrimonio e la fedeltà dopo il matrimonio. In questo modo la donna, considerata essere inferiore con una sessualità da reprimere, contribuisce a salvaguardare l’onore della famiglia."


riportiamo da "il manifesto" del 06 Aprile 2007

L'Eritrea mette al bando l'infibulazione

Multe e carcere per chi promuove o non denuncia le mutilazioni genitali femminili. Una pratica che riguarda ancora il 90 per cento delle eritree, 140 milioni di donne e 2 milioni di bambine. Una vittoria per tutte
di Giuliana Sgrena

Il governo eritreo ha messo al bando le mutilazioni genitali femminili con un provvedimento che è entrato in vigore il 31 marzo scorso. Chiunque «richieda, inciti o promuova la circoncisione femminile fornendo attrezzi o qualunque altro mezzo, e chiunque, sapendo che una circoncisione avrà luogo o ha avuto luogo, senza giusta causa non ne informi o avverta prontamente le autorità» sarà punibile con una multa o con la prigione. Finalmente una buona notizia da L'Asmara, da dove, negli ultimi tempi, ci giungevano spesso denunce di violazioni dei diritti umani e di persecuzione di oppositori del governo. Proprio la messa al bando della circoncisione femminile «per l'Unione europea non può che essere un primo passo affinché il pieno rispetto dei diritti umani e della donna in Eritrea non rimanga lettera morta», ha dichiarato Luisa Morgantini, vicepresidente del Parlamento europeo.
Una buona notizie innanzitutto per le donne che si battevano contro una pratica disumana che riguarda, secondo l'Unione nazionale delle donne eritree, il 90 per cento delle bambine. Prima che il divieto delle mutilazioni genitali femminili diventasse legge era stata oggetto di campagne diffuse sul territorio fin dai tempi della guerra di liberazione. L'infibulazione oltre a imporre uno stretto controllo sulla vita sessuale della donna rappresenta un grosso rischio per la sua salute (fistole, prolassi, parti dolorosi, etc .).
Il problema che si pone ora è quello dell'applicazione della legge. Infatti, nonostante l'infibulazione sia stata messa al bando da quattordici paesi africani - tra i quali Etiopia, Uganda, Ghana e Togo -, ai quali si aggiunge ora l'Eritrea, la pratica è ancora molto diffusa, soprattutto nel Corno d'Africa. In tutto il mondo - 28 paesi africani, alcune zone del Medioriente e dell'Asia - sono 140 milioni le donne che hanno subito mutilazioni genitali, più o meno gravi, e 2 milioni di bambine sono a rischio di infibulazione ogni anno.
La pratica «è una violazione dei diritti delle donne e delle bambine e un attacco alla loro dignità umana. Non trova nessun fondamento nella religione», si legge nel Protocollo dei diritti delle donne in Africa, adottato alla conferenza di Nairobi nel luglio del 2003. Lo stesso documento sottolinea la necessità per i paesi dove esiste già una legge contro le mutilazioni «di strategie appropriate per assucurare l'effettiva applicazione».
Anche per Emma Bonino, ministra per il Commercio internazionale e per le politiche europee e da anni impegnata in una campagna contro le mutilazioni, la decisione del governo eritreo è «una grande notizia». E, come riconoscimento, proprio L'Asmara potrebbe essere scelta come nuova sede della Conferenza regionale (tra uno o due mesi) di «Non c'è pace senza giustizia», di cui Emma Bonino è fondatrice, che sta portando avanti una campagna per i diritti delle donne africane. Il problema, per la ministra, è ora quello di far sapere alla gente che la legge esiste e promuoverne l'applicazione e una conferenza internazionale può essere d'aiuto.
E, aggiungiamo noi, l'attenzione internazionale di politici e media può essere d'aiuto anche per quella parte di Eritrea che più soffre l'isolamento del paese.

 

7 aprile 2007

 


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