arte e società

 


da la Repubblica del 29 gennaio 2009

La brutalità del branco. L'aggressione alla fermata dell'autobus. Ma anche finire nude su YouTube. E la paura dello straniero. Sono i nuovi fantasmi agitano l'universo femminile. Che torna, dopo anni di battaglia per i diritti, ad essere abitato da vittime

La violenza che spaventa ora le donne

di Maria Novella De Luca

SONO storie di paura, di rabbia, di buio. Di città insicure, di mariti violenti, di immigrazione criminale, di donne e ragazze considerate prede. Sono storie di adolescenti e bulli che si spartiscono su YouTube il video della compagna di classe convinta a spogliarsi, che poi si ritrova lì, ferita per sempre. C'è la reazione degli altri, il paese, i parenti, gli amici, che invocano la giustizia fatta in casa, con le proprie mani, non importa se poi a reato si aggiunge reato. Tre stupri in un mese a Roma, migliaia di casi di violenza domestica non denunciati, il terrore dello straniero: le donne in Italia hanno ricominciato ad avere paura. Paura di una nuova violenza che si nasconde in quartieri diventati Far west metropolitani, di una emarginazione che diventa ferocia, del branco esaltato dalla cocaina, della tecnologia che replica il delitto. Deluse dalle conquiste fallite, dalle battaglie per i diritti ormai sepolte e dimenticate.

Ragiona con amarezza Silvia Ballestra, scrittrice, che ai temi delle donne ha dedicato gran parte dei suoi libri, fatti di cronache e testimonianze. "Quando finalmente la legge decretò che lo stupro era un reato contro la persona e non contro la morale, ci sembrò di aver vinto tutto. Oggi dico che abbiamo sbagliato, perché se è vero che uno stupro per strada fa notizia, ci sono migliaia di violenze e sevizie mai denunciate. Ma la cosa più grave, forse, e me ne sono accorta entrando nelle scuole, è che nemmeno tra i ragazzi esiste la consapevolezza della parità sessuale, oggi il prototipo femminile che vince è quello del corpo esibito e dell'intelligenza nascosta. Le ragazzine ne sono le prime vittime, nell'indifferenza generale. Poi c'è il razzismo: gli stupratori sono sempre belve, ma oggi dietro la condanna per le violenze sessuali è partita la caccia allo straniero...".

Eppure i numeri dicono che la maggioranza degli stupri nel 2008 è stata commessa da italiani (romano l'aggressore di Gaia, la giovane narcotizzata e seviziata a Capodanno) e soltanto il 10% da stranieri: non importa, la paura è un fatto emotivo, i sondaggi istantanei degli ultimi giorni dicono che nel nostro paese l'equazione strupratore-immigrato è sempre più forte.

Se le donne hanno ricominciato ad avere paura, a doversi guardare le spalle, è anche la reazione a questi delitti che preoccupa la sociologa Chiara Saraceno. "Mi hanno colpito le parole gridate dopo l'arresto dell'autore dello stupro di Capodanno. "Consegnatelo al padre di lei", diceva la gente, "ci penserà lui". Una reazione comprensibile certo, ma come se fosse compito del padre vendicare l'aggressione della figlia, perché il corpo femminile continua ad essere una proprietà maschile... Del resto lo stesso premier ha chiesto un soldato per ogni bella ragazza - ricorda Chiara Saraceno - come se la risposta alla violenza fosse quella di mettere sotto scorta le donne. Credo che nelle città ci vorrebbero più luci che poliziotti, e non vedo in questa rabbia gridata il segno di una evoluzione delle coscienze, ma di una involuzione. Se lo stupro in strada fa notizia, e non c'è poliziotto o giudice che ormai oserebbe metterlo in dubbio, il silenzio su quanto avviene in casa è invece assoluto, omertoso".

Perché mica è facile denunciare il proprio marito, e dimostrare veramente che l'aggressione c'è stata, chiederne magari l'allontanamento coatto, tremare quando si sente girare la chiave nella porta... Ma è sul tema del corpo della donne come proprietà maschile che torna la professoressa Saraceno. "È qualcosa già presente tra i giovanissimi, ai quali la tecnologia ha dato un'arma formidabile. Penso a quella ragazzina filmata a sua insaputa dal fidanzato mentre facevano l'amore, che poi doveva "condividere" quelle immagini con i propri amici. La mia sensazione - conclude Chiara Saraceno - è che la reazione violenta e spettacolare alle aggressioni di Roma e di Guidonia non sia il grido di sdegno della società civile, ma l'aspetto oscuro di una comunità che chiede vendetta".

Perché alla giustizia dei codici e dei tribunali sembrano credere in pochi. "Di fronte ad ogni delitto si chiedono leggi sempre più severe - commenta Emma Bonino, vicepresidente del Senato - invece di impegnarsi perché le attuali vengano applicate. Sono sconvolta da quello che ho sentito in questi giorni da esponenti di tutte le forze politiche: hanno massacrato il giudice che ha concesso gli arresti domiciliari al violentatore, affermando che con quell'azione mandava un messaggio diseducativo, senza tenere conto che quella scarcerazione era prevista, alla lettera, dal codice. Mi sembra un atteggiamento irresponsabile: grida manzoniane e poi vengono approvati tagli del 30% per le forze dell'ordine...".

Senza contare il taglio deciso dal ministero delle Pari Opportunità alle risorse del fondo antiviolenza, che ha sostenuto in questi anni molte "case delle donne", luoghi protetti dove le vittime di abusi in famiglia possono rifugiarsi, sfuggendo a mariti, amanti o padri aguzzini. Le risorse stanziate sono andate a coprire il buco provocato dall'eliminazione dell'Ici.
Emma Bonino allarga però il ragionamento. E si sofferma sulla "scomparsa" del movimento delle donne, "ormai sempre più silenziose, risucchiate dai partiti e dalle logiche della normalità". Come ai tempi della legge 40 sulla fecondazione assistita, quando pur consapevoli che quel testo avrebbe reso un calvario la ricerca di un figlio per chi non ne poteva avere, "il movimento non è riuscito ad emergere, a prendere una posizione".

A lottare dunque, con una parola che sembra arcaica, "mentre invece la situazione è sempre più grave, e bisogna reagire, perché la crisi economica non farà che peggiorare la condizione delle donne, tuttora le ultime ad essere assunte, e le prime ad essere licenziate".

Invita a "sezionare" i fatti che sono avvenuti nell'ultimo mese, lo psichiatra e criminologo Paolo De Pasquali, autore di un libro dedicato ai delitti domestici "L'orrore in casa", e più di recente "Cocaina, psiche e crimine", entrambi editi da Franco Angeli. Tre episodi di violenza sessuale, ma con copioni e modalità diverse. Dove si mescolano droga e rabbia da esclusione, alcol e sostanze stupefacenti. "Sia per l'aggressione di Capodanno che per lo stupro di Guidonia, mentre sappiamo ancora troppo poco di quanto è successo alla donna aggredita alla fermata dell'autobus, le sostanze devono aver giocato un ruolo non indifferente. Quasi sempre le analisi tossicologiche ci rivelano che i violentatori avevano assunto cocaina, che è la droga del branco, la droga oggi più diffusa. Sono sostanze che come si dice con il linguaggio tecnico "slatentizzano" la violenza, la fanno diventare cieca e brutale.

Attenzione però. Quasi mai queste azioni sono figlie di raptus, di solito sono pianificate, soprattutto se avvengono in branco, si designa una vittima, si sceglie un luogo, poi magari si va a festeggiare. E sempre la droga - ricorda De Pasquali - è un collante negli ambiti di esclusione sociale, come l'immigrazione clandestina, e può portare a fare qualunque cosa...".

Forse. Lo spaesamento è grande. Nel 2006, dopo un'ondata di violenze simile a questa, migliaia di donne tornarono in piazza, dietro lo slogan-simbolo "Usciamo dal silenzio". A loro Silvia Ballestra aveva dedicato in libro, "Contro le donne nei secoli dei secoli", che tracciava il filo dello smarrimento ma con l'occhio alla speranza. Oggi, soltanto due anni dopo, Ballestra dice che di quel movimento "ci sono soltanto poche tracce, e il silenzio sembra aver di nuovo inghiottito sogni e voglia di cambiare".