arte e società

 

 

L'infanzia sottratta

di Nadia Magnabosco

Caro mondo sono una bambina.
Sono ancora viva e vorrei rimanere viva, ma le possibilità concessemi di vivere sono minime ed insignificanti.
Io ho già provato tutta l'asprezza che ci offre la vita.
Sulle mie spalle hai caricato la pesante soma di uno spirito disumano.
È troppo pesante per me.
Chissà forse sopravvivrò e verrò a trovarti, mondo diverso in giorni più belli, in futuro. Potrò farlo ad una sola condizione: se mi aiuterai.
Edita Rogonja - ottava elementare
da "Bambini di guerra", Catalogo Mostra, aprile 1995

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Fra i numerosi problemi che nel mondo impediscono o limitano la crescita fisica e psichica delle bambine e il loro sviluppo in donne consapevoli dei loro diritti, uno dei più gravi in termini numerici è il gran numero di bambine costrette ad un matrimonio precoce.
Di questa usanza, particolarmente diffusa in Asia e in Africa, si parla sempre troppo poco ma è una delle maggiori violazioni alla Convenzione sui diritti dell'infanzia. Anche se non facilmente quantificabile, si valuta che il numero sia di 82 milioni.
Secondo un’analisi dei dati forniti dalle indagini sulle famiglie condotte dall’UNICEF nel 2005 in 49 paesi in via di sviluppo, il 48% delle donne dell’Asia meridionale tra 15 e 24 anni si erano sposate prima dei 18 anni. Questa percentuale scende al 42% nei 29 paesi esaminati in Africa e al 29% negli 8 paesi dell'America latina e Caraibi. L’incidenza varia notevolmente da continente a continente e da paese a paese: per esempio il Niger ha il tasso più alto di donne tra i 20 e i 24 anni che si sono sposate prima dei 18 anni (il 77%); al contrario, il tasso scende all’8% in Sudafrica.
Il matrimonio precoce è nella maggior parte dei casi un obbligo oppure un'accettazione indotta da usi e costumi che non permettono alle bambine di comprenderne le gravi implicazioni nè di avere un ruolo attivo nella scelta del partner.
Un altro fattore che favorisce il matrimonio precoce è la povertà. Nell’Africa occidentale, per esempio, uno studio condotto dall’UNICEF nel 2000 ha evidenziato un legame tra le difficoltà economiche e l’aumento dei matrimoni precoci, anche tra gruppi di popolazione che normalmente non lo praticano. Anche nell’Africa orientale è stato riscontrato che le bambine rese orfane dall’HIV/AIDS sono spinte a sposarsi precocemente dai genitori o tutori che non possono provvedere a loro.
Indipendentemente dalle cause, il matrimonio precoce mette a rischio i diritti delle bambine e delle adolescenti.
Le gravi conseguenze di un matrimonio in giovane età sono a tutti note: rischio di morte per parto o gravidanze precoci, sfruttamento domestico, mancanza di istruzione.
Al di sotto dei 15 anni, infatti, le probabilità che una bambina ha di morire di parto aumentano 5 volte di più rispetto ad una donna fra i 20 e i 29 anni. I decessi a causa della gravidanza sono la causa principale di mortalità delle ragazze dai 15 ai 19 anni in tutto il mondo, sposate o no. Si valutano in 14 milioni. Anche i loro figli hanno minori probabilità di sopravvivere: se una madre ha meno di 18 anni, suo figlio ha il 60% di probabilità in più di morire durante il primo anno di vita rispetto a un bambino nato da una madre sopra i 19 anni.
Inoltre il matrimonio precoce mette quasi sempre fine allo sviluppo educativo e diventa l’anticamera di una vita di sottomissione domestica e sessuale. La mancanza di istruzione ancorerà queste bambine allo sfruttamento domestico e creerà un circolo vizioso che ricadrà sulle loro figlie che, a loro volta, avranno maggiori probabilità di vedersi sottratta l'infanzia per svolgere il ruolo di una donna prima di essere tale.

Ritengo opportuno concludere queste note riportandodi seguito integralmente il testo del rapporto Unicef 2005 su una delle conseguenze delle gravidanze precoci che in genere non conosciamo e che sicuramente preferiremmo ignorare.

Il matrimonio precoce e la fistola

Almeno 2 milioni di giovani donne nel mondo in via di sviluppo subiscono
le conseguenze dolorose, umilianti e devastanti della fistola ostetrica. È una lacerazione che mette in comunicazione la vagina della donna con la vescica, il retto o entrambi, favorendo il passaggio di urina e di feci. Si manifesta in seguito a complicanze del parto generalmente dovute alle dimensioni troppo piccole del bacino o a quelle troppo grandi del bambino o al suo cattivo posizionamento. Le ragazze o le giovani donne che soffrono di fistole sono ostracizzate dalle loro comunità e spesso abbandonate dalle famiglie. La fistola, che un tempo era molto diffusa in Europa e in America, è stata sradicata dalla medicina moderna all’inizio del XX secolo. È tuttavia ancora comune nelle aree in via di sviluppo, dove la malnutrizione e l’arresto della crescita aumentano l’incidenza dei parti distocici, dove le pratiche culturali e la povertà favoriscono i matrimoni e le gravidanze precoci e dove l’assistenza sanitaria non è accessibile. Spesso le giovani donne sono costrette a rimanere incinte subito dopo il matrimonio e possono incontraree diversi ostacoli nell’accesso ai servizi di contraccezione. A dispetto dell’esistenza di leggi contro il matrimonio precoce in diversi paesi, nel mondo in via di sviluppo 82 milioni di ragazze si sposeranno prima di compiere 18 anni. In tutto il mondo, ogni anno sono circa 14 milioni le donne e le ragazze che partoriscono tra i 15 e i 19 anni. Le gravidanze nell’adolescenza sono rischiose, e più la ragazza è giovane, più è alto il rischio. Le bambine sotto i 15 anni hanno cinque volte più probabilità di morire di parto delle donne tra i 20 e i 29 anni. Molte di quelle che sopravvivono a un parto distocico si ritrovano con una fistola. Pertanto, ritardare la prima gravidanza delle donne è una strategia fondamentale per ridurre l’incidenza della fistola e la mortalità materna.
La fistola si può prevenire e trattare con un intervento chirurgico che costa 300 dollari. Nel 2003, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) ha lanciato la Campagna globale per l’eliminazione della fistola in risposta alle nuove testimonianze degli effetti devastanti della fistola ostetrica sulla vita delle donne. La campagna coinvolge una vasta gamma di partner e attualmente è attiva in 30 paesi dell’Africa subsahariana e dell’Asia meridionale e in alcuni stati diversi ostacoli nell’accesso ai servizi arabi. L’obiettivo a lungo termine è far diventare la fistola un evento altrettanto raro nei paesi in via di sviluppo quanto lo è oggi nei paesi industrializzati.
La campagna mira alla prevenzione della fistola, al trattamento delle donne che ne sono affette e alla reintegrazione delle donne nelle loro comunità dopo la guarigione. Nel Niger, 600 operatori sanitari delle comunità sono stati formati nella prevenzione della fistola. In Nigeria, 545 donne sono state sottoposte a interventi chirurgici e dozzine di medici e infermiere sono stati formati a trattare la fistola. Nel Ciad, centinaia di donne sono state aiutate a sviluppare nuove competenze e hanno ricevuto un piccolo contributo dopo l’intervento.
Ogni paese che aderisce alla campagna attraversa tre fasi. Innanzitutto si valutano le esigenze nazionali per determinare le dimensioni del problema e le risorse necessarie. In secondo luogo si formula una risposta nazionale basata sulle esigenze identificate. Infine si implementano programmi incentrati sulla prevenzione, il trattamento e la reintegrazione nelle comunità delle persone curate.

21 dicembre 2005