Arte e politica

 

 

dal testo di P.W. SINGER "I signori delle mosche", L'uso militare dei bambini nei conflitti contemporanei, Campi del sapere, Feltrinelli, 2006, euro 24, pagg. 42, 43, 44


Ragazze con la pistola

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Un'ulteriore risvolto nel fenomeno dei bambini soldati è che si tratta di un problema che scavalca i confini di genere. In passato, nei rari e isolati casi in cui venivano mandati al fronte bambini, si trattava esclusivamente di maschi. Oggi, benché la maggior parte dei bambini soldati continui a essere di sesso maschile, le ragazze arruolate come combattenti prima dei diciotto anni sono in numero significativo. Circa il 30 per cento delle forze armate mondiali che impiegano bambini soldati hanno nelle proprie file anche bambine e ragazze giovanissime. Sono cinquantacinque gli eserciti nazionali che includono bambine soldatesse. In ventisette casi, le ragazze sono state arruolate per svolgere attività di servizio, in trentaquattro per partecipare agli scontri armati.
Né la loro presenza numerica all'interno dei conflitti è meno rilevante. Nella guerra civile che si è combattuta in Etiopia negli anni novanta, non meno del 25 per cento del totale delle forze opposizione era costituito da ragazze sotto i diciotto anni; a sua volta, circa il 10 per cento dei bambini soldati del PKK turco é di sesso femminile. Percentuali analoghe (dal 10 al 25 per cento di femmine) valgono anche per Sendero Luminoso in Perù, FARC in Colombia, LRA in Uganda, Esercito del Manipur in India. Il gruppo ribelle del LURD in Liberia (che, dopo aver vinto la guerra, è diventato parte del governo in carica) ha addirittura organizzato un "Corpo ausiliario femminile" composto di ragazze giovanissime.


Avevo un'amica, Juanita, che si era messa nei guai... Eravamo amiche da prima di entrare nell'esercito e dividevamo la stessa tenda. II comandante mi ha detto che non immportava se era mia amica. Aveva commesso un errore e bisognava ammazzarla. Ho chiuso gli occhi e ho fatto fuoco, ma non l'ho colpita. Così ho sparato un'altra volta La fossa era li accanto. Ho dovuto seppellirla e ricoprirla di terra. Il comandante ha detto: "Ottiruo lavoro. Anche se ti sei messa a piangere, hai fatto un ottimo lavoro. Lo dovrai fare molte altre volte, e dovrai imparare a non piangere".

A., 17 anni


L'impiego più significativo di ragazze, tuttavia, è forse quello fatto dalla LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam). Attivo nello Sri Lanka dalla metà degli anni ottanta del secolo scorso, il gruppo recluta sistematicamente bambini. E arrivato persino a creare i Bakuts delle LITE, un'unità nota come "Brigata dei bambini", composta di combattenti di sedici anni o di età inferiore. Le stime indicano che dal 40 al 60 per cento delle sue forze combattenti è reclutato tra ragazzi di meno di diciotto anni, la cui età va in media dai dieci ai sedici anni. Grossomodo metà di queste unità delle LTTE è femminile, ed è chiamata "Uccelli della libertà" dai loro compagni di lotta. Molti di questi bambini hanno ricevuto un addestramento specialistico come attentatori suicidi. Le LTTE sostengono - e si tratta di un'affermazione a dir poco sconcertante - che reclutare ragazze tamil è il loro modo di "...favorire la liberazione delle donne e di contrastare il tradizionalismo oppressivo del sistema dominante".
A nord, in Nepal, il gruppo insurrezionale maoista Lal Sena (Armata rossa) ha dato prova di essere altrettanto fiero di reclutaree e impiegare giovani combattenti di sesso femminile (dalla comparsa del gruppo, nel 1996, sono morti in combattimento oltre cinquemila nepalesi, di cui trecento bambini; a partire dal 2002, gli Usa si sono impegnati nel conflitto fornendo al governo decine di milioni in aiuti militari). Lal Sena ha reclutato quattromila soldati di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni (circa il 30-40 per cento delle sue forze complessive).' La sua stessa propaganda mette in evidenza il fatto che le ragazze rappresentano una parte consistente delle forze armate e addirittura descrive la loro attività militare come "...un altro colpo di fortuna per la causa rivoluzionaria. Vale a dire, il coinvolgimento delle bambine nel processo bellico e la loro politicizzazione".
Lal Sena è interessante in quanto ha cominciato a utilizzare bambini e bambine soldati dopo essersi addestrata e consultata con altre organizzazioni di ribelli e di terroristi, tra cui Sendero Luminoso in Perù e gruppi militanti indigeni. Il che evidenzia l'esistenza di reti di trasmissione attraverso cui è andata diffondendosi la dottrina dei bambini soldati.
Il fatto che gli abusi sessuali siano spesso parte integrante dell'esperienza militare di queste ragazze sfata l'idea che il loro reclutamento sia una forma di progresso. Se da un lato ci si aspetta che svolgano le stesse e rischiose funzioni dei ragazzi soldati, dall'altro molte di loro sono costrette a fornire anche servizi sessuali o a diventare "mogli dei soldati". Per esempio, il LRA ugandese, un gruppo di resistenza armata che si autodefinisce "cristiano", sequestra in particolare le ragazze più belle. Esse sono quindi "date in matrimonio" ai leader dell'organizzazione come bottino di guerra. Se l'uomo muore, la ragazza viene passata a un altro ribelle. In Angola, un gruppo ribelle ha dato alle ragazze l'etichetta di Okulumbuissa, una categoria sociale infima, che autorizza l'uomo a ingravidare la ragazza senza doversi assumere la paternità e la responsabilità del bambino.

Mi hanno presa e portata nel bosco dove sono stata costretta a diventare la "moglie" di uno dei ribelli. Essendo appena arrivata al campo, la prima notte ho rifiutato, ma la seconda notte mi hanno detto "o ti arrendi o ti ammazziamo". Ho tentato di resistere annora, allora l'uomo è diventato serio e mi ha dato una coltellata in testa. Non ero più in grado di difendermi e ho preso a sanguinare in modo terribile. E così che ho cominciato a fare sesso all'età di quattordici ani, perché la morte era vicina.

B., 16 anni


Molte di queste ragazze finiscono per rimanere incinte. Quel che succede poi dipende di solito dalla decisione del gruppo, piuttosto che dalla libera scelta della giovane madre. Per esempio, quando in Colombia una ragazza delle FARC resta incinta spesso è costretta ad abortire o ad affidare il figlio a qualche contadino della zona. Quando il bambino o la bambina raggiunge i tredici anni, viene reclamato dalle FARC come parte della nuova generazione di reclute. Le donne del LRA ugandese tendono invece a tenersi i figli. Così facendo, però, i vincoli che le uniscono al gruppo diventano ancora più stretti, poiché le vie di fuga a loro disposizione si riducono ulteriormente. Testimoni raccontano di aver visto giovanissime donne dell'Esercito di resistenza del Signore combattere in campo aperto con i loro piccoli legati sulla schiena. La diffusione di tali abusi complica inevitabilmente i tentativi delle ex ragazze soldatesse di reintegrarsi nelle loro comunità e nelle loro famiglie.