Arte e società

 

 

Scampia al PAN: quattro anni di simposio

Enrico Muller, presidente della cooperativa Occhi aperti di Scampia, definisce il simposio come una passerella sul globo terrestre.

La mostra presentata al PAN dal 15 al 30 settembre 2012 permette di restituire il senso e il lavoro di quattro anni di simposio e costituisce un nuovo ponte, da Scampia al PAN cioè dalla periferia al centro di Napoli.

24 artiste e 13 artisti hanno partecipato ai simposi dal 2009 al 2012; necessariamente al PAN è esposta solo una delle opere realizzate da ciascuna e da ciascuno.

Trentasette opere in mostra realizzate da artiste ed artisti di dodici differenti paesi: Brasile, Cina, Croazia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Iraq, Romania, Spagna e, naturalmente, Italia.

La mostra, come scrive Micaela Mander nel testo critico di presentazione, offre una panoramica articolata, sia per tecnica che per contenuto, dell'esperienza.
" Per tecnica: la curatrice ha invitato artiste ed artisti di ogni genere, ovvero che utilizzassero i media più diversi, dalla pittura tradizionale alla scultura, dall'installazione alla performance, dal video alla fotografia, con escursioni anche nella musica e nel campo della moda.

Per contenuto: si è potuto prendere parte al simposio con varie modalità: c'è chi ha scelto di creare in loco, venendo a Scampia, negli spazi di CasArcobaleno, dando vita ad opere che sono cresciute spontanee dopo aver parlato con la gente e approcciato la realtà del luogo; c'è chi, impossibilitato a venire, ha regalato un'opera ritenuta significativa, per andare ad arricchire la collezione del simposio stesso; c'è stato chi, infine, ha scelto non solo di creare una propria opera qui ma anche di elaborarne altre assieme ai bambini e alle bambine, agli adulti e alle adulte di Scampia: lavori collettivi di grande valore perchè simbolo della comunità che gravita nel quartiere, e attorno a CasArcobaleno in particolare."

I monotipi appesi in disordine, come volanti, sulla parete di una delle due sale espositive,restituiscono l'idea del desiderio di colore.


Una panoramica dei rapporti stabiliti attraverso i laboratori è stata offerta, in mostra, dai video che documentano l'attività di quattro anni di simposio, video realizzati da Mirko Bozzato, Giuseppe Cafagna, Ludovica Cattaneo e Fabio Cito.

All'inaugurazione è stata presentata, con la consueta allegria, la performance Il testamento di Maria Helena, performance con la quale la cooperativa ha voluto ribadire che il ponte del "simposio ha come pilastro la gratuità: quella della relazione, della storia, dell'arte e della vita".

Altri ponti sono stati costruiti durante la mostra: un gruppo di bambine e di bambini della ludoteca sono stati accompagnati per una visita al PAN e si sono ritrovati ad agire una performance mentre un laboratorio, da CasArcobaleno e dal PAN si è spostato in una scuola di Fuorigrotta per portare opere ed esperienza.



Fili, ponti, incontri, relazioni.
Ponti in alcuni casi solidi, basati sulla conoscenza dei quattro anni di simposio ( lo dicono le tante presenze all'inaugurazione),

in altri casi appena costruiti ( lo dice l'attenzione e la disponibilità di Fabio Pascapè, direttore del PAN),

in altri casi ancora tenui fili tesi tra CasArcobaleno e giornaliste e giornalisti, fotografi e fotografe, persone che hanno visitato la mostra, insegnanti e rappresentanti di associazioni, come il Rotary, o della casa editrice Marotta e Cafiero di Scampia.

Nonostante le diverse provenienze e competenze anche le opere rimandano a fili comuni: quelli del recupero e del riutilizzo come quelli della ricerca di materiali ecocompatibili, fili che si intrecciano con la consapevolezza di trovarsi in un quartiere difficile di una città bellissima, quartiere abitato da persone nella grandissima parte "normali" che nulla hanno o vorrebbero avere a che fare con la camorra, sino all'attenzione per la specificità del genere femminile.

Il filo del recupero e del riutilizzo si ritrova nelle opere di Marisa Cortese, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Helena Manzan, Gretel Fher, Christa Wibbelt, Constantin Neacsu, Petri Loues, Fabio Fumo, Susanne Muller, Angelo Riviello;

il filo della ricerca di materiali ecocompatibili affiora nei lavori di Pirjo Heino, Mavi Ferrando, Mari Jana Pervan, Csaba Gyori, Giuseppe Piscopo e nei miei; il filo della consapevolezza nelle opere di Martine Boubal, Chen Li, Kinga Gyori, Cesar Reglero Campos, Laurette Wittner, Isabel Jover, Veronica Longo, Mirko Bozzato, Giuseppe Cafagna, Fabio Cito, Monica Mazzoleni;

il filo della specificità di genere in quelle di Joelle Gandouin, Rosanna Veronesi e di Ludovica Cattaneo,


mentre la ricerca pittorica è evidenziata soprattutto nelle opere di Giuliana Bellini, Antonio Sormani, Renuka Kesaramadu, Semira Abdul Whab, Tony White, ed Enzo Marino.

 

Antonella Prota Giurleo

Le foto sono di Giuseppe Cafagna, Fabio Cito, Enrico Muller, Antonella Prota Giurleo


21 settembre 2012