arte e società

 


dal Corriere della Sera del 21.6.08


«Lo stupro è un crimine contro l'umanità»
Il Consiglio di Sicurezza: «La violenza sulle donne usata come tattica di guerra»
Entro il 30 giugno 2009 il segretario generale dovrà presentare uno speciale rapporto e rafforzare i controlli sui caschi blu

di Alessandra Farkas

500.000 le donne violentate nel corso del genocidio del 1994 in Ruanda. Durante la guerra nell'ex Jugoslavia, le donne violate tra Croazia e Bosnia sono state 60 mila. Nel Congo orientale, durante la guerra civile, in alcune aree tre quarti delle donne sono state stuprate Vittime Due congolesi in un centro per il recupero delle vittime di stupri: spesso chi ha subito violenza per vergogna non denuncia i carnefici

NEW YORK — La violenza carnale contro le donne è un crimine contro l'umanità. Lo ha stabilito il Consiglio di Sicurezza dell'Onu che, raccogliendo la proposta Usa, ha approvato all'unanimità la risoluzione 1820, sponsorizzata da oltre 30 Paesi tra cui l'Italia, in cui lo stupro di massa viene definito «una tattica di guerra per umiliare, dominare, instillare paura, disperdere o dislocare a forza membri civili di una comunità o di un gruppo etnico».
Nel documento, definito «storico» da organizzazioni quali Human Rights Watch e Amnesty International, i 15 membri dell'esecutivo Onu chiedono alle parti coinvolte in un conflitto «l'immediata e completa cessazione di tutti gli atti di violenza sessuale contro civili». E «l'adozione immediata di misure per proteggere i civili, comprese donne e bambine, da tutte le forme di violenza sessuale».
La risoluzione chiede anche al segretario generale Ban Ki-moon di presentare uno speciale rapporto entro il 30 giugno 2009 e di rafforzare i controlli sui caschi blu dell'Onu che in passato si sono macchiati di questo crimine in varie regioni del mondo. «Il problema ha raggiunto proporzioni pandemiche — ha detto Ban —. Applicherò la tolleranza zero: se scopriremo nuovi casi non solo i responsabili, ma anche i loro superiori saranno puniti».
Gli stupratori in zone di guerra quali l'ex Jugoslavia, il Darfur, la Repubblica Democratica del Congo, il Ruanda e la Liberia potranno da oggi essere giudicati davanti al Tribunale dell'Aja. Nel preambolo della 1820 si ricorda infatti che nello Statuto di Roma, l'atto costitutivo della Corte Penale Internazionale «è stato incluso un ampio ventaglio di violenze sessuali».
«Il mondo ora riconosce che la violenza sessuale non è solo un problema individuale delle vittime — ha dichiarato il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice, che ha presieduto parte della sessione —. Ma mina la sicurezza e la stabilità delle nazioni». La Rice ha citato la Birmania, «dove i militari violentano regolarmente donne e bambine anche di otto anni». Ma il capo della diplomazia Usa ha taciuto sui tanti casi di stupro che hanno visto coinvolti militari americani in missione all'estero.
Basterà una risoluzione Onu per porre fine ad uno dei drammi più comuni e brutali dell'era moderna? «Il vero problema di questa "guerra nella guerra" è il clima di omertà che la circonda — punta il dito Inés Alberdi, direttrice esecutiva della Unifem- United Nations Development Fund for Women, reduce da un viaggio di ricognizione in Africa —. Il silenzio significa impunità».
In un editoriale di fuoco sul New York Times il columnist Nicholas Kristof ironizza sul ritardo con cui «finalmente l'Onu dedica a questa forma di terrorismo lo stesso sdegno esibito nei confronti della pirateria di Dvd». Sono passati infatti già 15 anni da quando, nel 1993, il mondo si svegliò una mattina, scoprendo che le forze serbe avevano istituito un network di «campi stupro» pullulanti di donne e bambine «schiave».
«Oggi nel Sudan appoggiato da Cina, Sud Africa, Libia e Indonesia, il governo ha trasformato l'intero Darfur in un enorme campo-stupri», incalza Kristof, secondo cui «la capitale mondiale delle violenze carnali è il Congo orientale, dove in alcune aree tre quarti delle donne sono state violentate». «In guerra oggi è più pericoloso essere una donna che un soldato», dice il generale Patrick Cammaert, ex capo delle forze di peacekeeping dell'Onu.
«Lo stupro in guerra è vecchio quanto il mondo — gli fa eco Stephen Lewis, ex inviato Onu in Africa —. Ma solo oggi viene deliberatamente usato come un'arma dagli strateghi bellici, per determinare l'esito dei conflitti». Oltre ad essere «militarmente efficace e privo di rischi», incalza Lewis, «non causa nell'opinione pubblica la stessa indignazione provocata da montagne di cadaveri».
Anche perché le vittime, spesso mutilate e costrette ad una vita da invalide, si vergognano troppo per denunciare i carnefici.

da Repubblica del 21.6.08
Prigioniere della vergogna assassinate con lentezza
di Slavenka Drakulic

Ricordo molto chiaramente la prima donna stuprata che ho conosciuto. Era nell´autunno del ‘92, vicino a Zagabria. Era una musulmana di Kozarac, in Bosnia. Dopo alcuni mesi passati in un campo di detenzione, arrivò a Zagabria insieme a un gruppo di profughi. Selma (non è il suo vero nome) era una donna sui trentacinque anni, con capelli castani corti e occhi azzurri. Mi raccontò la sua storia a voce bassa, quasi sussurrando: si trovava nella sua casa con i due figli piccoli e la madre quando un gruppo di paramilitari serbi entrarono nel suo cortile. Dissero che cercavano armi. Ma non c´era nessun´arma, e neanche oro, perché è questo quello che cercavano. Arrabbiato, un uomo l´afferrò e la spinse in camera da letto. Poi fu raggiunto dagli altri. «Poi mi fecero quello», mi disse semplicemente Selma, abbassando lo sguardo a fissare le mani. «Dopo, per molto tempo non riuscii a guardare in faccia i miei figli… Mi lavavo, mi lavavo e mi lavavo, ma il loro odore non se ne andava. Pensi, me lo fecero sul mio letto di sposa», mi disse. Questa volta avvertii una traccia di disperazione nelle sue parole. Non piangeva, non più. Ma provava vergogna e la vergogna non l´abbandonava, dovette imparare a conviverci, e dovette farlo anche il marito. E la società? Alle circa 30.000 vittime di violenze sessuali in Bosnia non è stato riconosciuto lo status di vittime di guerra.
Mentre lavoravo al mio libro "Non avrebbero mai fatto male a una mosca" sui criminali di guerra dei Balcani sotto processo al Tribunale penale internazionale per l´ex Jugoslavia dell´Aja, mi imbattei nel "caso Foca". Si trattava di tre serbi che avevano tenuto prigioniere delle ragazze musulmane, torturandole, riducendole a schiave sessuali e stuprandole. Ma quegli uomini non capivano davvero perché li stessero processando. Uno di loro si difese dicendo: «Ma avrei potuto ucciderle!». Dal suo punto di vista, lui le aveva effettivamente risparmiate. Stupro? che razza di crimine è a confronto dell´ammazzare? È un caso molto importante, perché la magistrata dello Zambia, Florence Mumba, il 22 febbraio 2002 pronunciò contro di loro una sentenza di colpevolezza. Dragoljub Kunarac, Radomir Kovac e Zoran Vukovic furono, nella storia giudiziaria europea, i primi uomini condannati per tortura, riduzione in schiavitù, offese alla dignità umana e stupro di massa di donne musulmane bosniache giudicati come crimini contro l´umanità. La sentenza riconobbe che la violenza sessuale è un´efficacissima arma di pulizia etnica. Oltre a disonorare le donne violentate, umilia i loro uomini, che non sono stati capaci di proteggerle. Per questo spesso le donne erano deliberatamente violentate sotto gli occhi dei mariti. La violenza sessuale distrugge l´intera comunità, perché il marchio d´infamia rimane con loro, non dimenticato, non perdonato.
Al processo del caso Foca, c´era una testimone particolare, madre di una ragazzina di 12 anni presa prigioniera da Kovac. Kovac, un uomo sui 40 anni, la stuprò e poi la vendette a un soldato per cento euro. Da allora, nessuno ha più rivisto la ragazza. La madre venne per guardare in faccia il criminale e testimoniare contro di lui. Ma quando si sedette sul banco dei testimoni, non uscì neanche una parola dalla sua bocca. Solo un suono, un ululato insopportabile di un cane ferito a morte.
Il voto al Consiglio di sicurezza dell´Onu che definisce lo stupro un´arma di guerra non le restituirà sua figlia, nessuna risoluzione lo potrà fare. Ma è un momento storico perché finalmente la violenza sessuale è riconosciuta come un´arma e potrà essere punita. Nessun uomo potrà difendersi dicendo che avrebbe potuto uccidere una donna che ha «semplicemente» stuprato, perché lo stupro è una sorta di lento assassinio.
(Traduzione di Fabio Galimberti)