arte e società

 


Streghe: anche se lontano, i roghi bruciano ancora

di Nadia Magnabosco

nadia_magnaboscon.m.

Mentre nella nostra cultura la strega è diventata ormai una figura letteraria su cui, nel bene o nel male, si costruiscono storie, mostre, film o telefilm, ci sono parti del mondo in cui donne vere, viventi, vengono segregate in lager per streghe. E bambini-e torturati-e e abbandonati-e per strada perchè accusati-e di stregoneria. E' un fenomeno che tendiamo ad ignorare o addirittura a giustificare in quanto radicato in zone e in culture così diverse dalle nostre, dove la magia nera fa parte della cultura tradizionale e tutti credono nella superstizione e negli spiriti maligni.
Un articolo apparso sul Guardian Unlimited del 6 dicembre 2005 ha riaperto il caso - peraltro già denunciato in passato - di queste "nuove streghe" costrette a vivere internate in un campo creato appositamente per loro a Gambaga, un piccolo centro della regione settentrionale del Ghana, in quanto accusate di essere, appunto, delle streghe.
I presupposti base per essere definite streghe sono due: essere donna e essere vecchia. A questo si aggiunge una denuncia da parte di qualcuno, qualcuno che generalmente trae vantaggio da questo allontanamento, magari i vicini o gli stessi familiari, nel medesimo scenario facilmente individuabile: ignoranza e povertà. Una volta denunciate a queste donne non resta altra scelta che rifugiarsi in questi campi dove trovano una relativa tranquillità.
Si parla di circa 400 streghe raccolte in sei campi nel nord del Ghanam, con streghe provenienti anche dal Burkina Faso e dal Togo per trovare rifugio. Senonchè questi campi non sono hotels di lusso ma luoghi di segregazione, di miseria e di sporcizia. Il Gambaga Witch Camp, come viene chiamato uno di questi luoghi, ha attirato l'attenzione dei media nel '96, quando le donne hanno cominciato a lamentarsi delle pessime condizioni in cui erano costrette a vivere. Intervistate, molte di loro hanno dichiarato che davanti alle continue vessazioni di coloro che le accusavano erano state costrette ad ammettere di essere delle streghe e a trasferirsi nel campo senza che avessero in realtà alcuna colpa, se non quella di essere vecchie e malandate e quindi un peso per la società.
Lo stesso fenomeno, in versione più cruenta, si registra da anni in Tanzania: centinaia di donne anziane vengono accusate di stregoneria e assassinate brutalmente. Un articolo del giornale The Indipendent del 28 novembre 2005 ha denunciato una serie di recenti casi di donne anziane, considerate streghe, ammazzate crudelmente senza che nulla sia stato fatto per fermare questa escalation di omicidi. E' una campagna di terrore che costringe molte donne a vivere nella paura, chiedendosi chi sarà la prossima vittima, visto che per antiche credenze nelle campagne le donne anziane e le vedove sono generalmente considerate streghe. Tanto per quantificare da alcune fonti emerge che le donne anziane uccise in Tanzania sono circa 500 l’anno.
Ma la stregoneria non riguarda solo le vecchie. In Congo si parla ormai da qualche anno degli « enfants-sorciers », bambini accusati da parenti o vicini di portare disgrazia.

n.m.

Sono i capri espiatori delle tante difficoltà dovute alla guerra e alla povertà. L’attribuzione ad un bambino-a di poteri malefici avviene generalmente in seno alle famiglie colpite da qualche disgrazia che pensano di disfarsi dal "malocchio" seviziando e scacciando il bambino-a dalla famiglia. Bambini-e che così finiscono sulla strada, dove vivono alla giornata, rubano o si prostituiscono e spesso non sopravvivono. Secondo le stime delle organizzazioni umanitarie in Congo vivono settantamila minori senza tetto. Nella sola capitale Kinshasa i bambini accusati di stregoneria sono oltre trentamila. Hanno dai due ai dodici anni, provengono da famiglie in cui la madre è morta, oppure il padre si trova a combattere lontano, oppure così povere da usare la stregoneria come scusa per liberarsi di un'altra bocca da sfamare.
Yves Osakanu, membro dell'associazione internazionale l'Action des Chrétiens pour l'Abolition de la Torture, ha dichiarato: «Ciò che colpisce e sconvolge è che gli episodi più raccapriccianti sono avvenuti tra le mura domestiche».
Proprio come nella nostra società, dove l'80 per cento degli abusi sui bambini-e avviene in famiglia.
Allora non siamo poi così lontani da queste culture da medioevo e le vittime sono sempre le stesse: bambini e vecchi, e, ancor di più, vecchie e bambine.



28 gennaio 2006