arte e società

 


L ’empowerment delle bambine

di Nadia Magnabosco

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Il rapporto Unicef sulla Condizione dell'infanzia nel mondo 2004 individuava nell'istruzione delle bambine una delle sfide decisive che la comunità operante nello sviluppo internazionale era chiamata ad affrontare. Abbiamo quindi atteso con particolare interesse il rapporto Unicef 2005 uscito in questi giorni perchè crediamo anche noi fermamente che "se si educa un bambino si educa una persona, ma, se si educa una bambina, si educa un’intera famiglia e si migliora nettamente lo stato di salute e l’economia stessa di una comunità" (rapporto Unicef 2004).
Perchè la cultura e l’istruzione garantisce alle bambine l’empowerment e quella sicurezza di sé indispensabili per acquisire le conoscenze, le competenze, gli atteggiamenti e i valori necessari per ottenere una posizione paritaria nella società (rapporto Unicef 2005).

Le bambine escluse dall'istruzione sono invece 65 milioni.
65 milioni è un numero enorme, difficile da tradurre in immagini di così tante piccole donne che non riceveranno mai gli strumenti per raggiungere il sapere di sè e del mondo intorno.
L’esclusione delle bambine dall’istruzione è - sottolinea ancora l'attuale rapporto Unicef - uno degli indicatori statistici che mette più in evidenza la discriminazione di genere, anche se questa è molto più sottile e diffusa di quanto possano misurare le statistiche: "Molti dei gruppi di bambini presi in considerazione dal presente rapporto non si trovano al di fuori della portata degli obiettivi di sviluppo soltanto per il genere, ma la variabile del genere ha evidentemente un ruolo fondamentale nel determinarne la vulnerabilità. La discriminazione delle donne è anche la causa del loro accesso limitato ai servizi di assistenza sanitaria di base che ha come conseguenza l’aumento del rischio di mortalità materna e infantile. Il mancato empowerment delle donne provoca l’esclusione dei loro figli. Generalmente, le madri sono le prime persone a occuparsi dei bambini. Se si trovano in situazioni in cui viene loro negato l’accesso ai servizi e alle risorse essenziali, sono i bambini a essere più esposti all’esclusione." Una reazione a catena difficile da spezzare.
I maggiori ostacoli che si incontrano nella lotta alla discriminazione di genere sono state individuati dall'Unicef nella mancanza di dati disaggregati per genere e nella scarsità di risorse finanziarie per i programmi per le donne, oltre che nell’assenza di rappresentanza nella sfera politica.
E forse, aggiungiamo noi, anche nella nostra non costante capacità di donne che l'istruzione l'hanno avuta di continuare a conoscere e ad approfondire le situazioni che ci riguardano per far sentire più forte la nostra voce, nella "consapevolezza che quello che fai nell'arte, nella letteratura, nel desiderio di esprimere te stessa e le altre attraverso la parola, l'immagine e la scrittura serve a cambiare il mondo"(riprendo da Donatella Massara nel recente dibattito "La politica del simbolico" in queste pagine).
Per questo riteniamo importante ribadire, fra le tante altre cose che pure ci riguardano, l'importanza dell'Obiettivo 3 dell'Unicef: promuovere l'empowerment delle bambine e delle donne.
Perchè:
• Il numero di bambine impegnate nel lavoro domestico è sproporzionatamente alto con gravi ripercussioni sulla loro iscrizione scolastica.
Il matrimonio precoce provoca l’abbandono scolastico delle bambine e può limitare le loro opportunità di partecipare alla vita pubblica.
• La violenza e le molestie nella scuola ostacolano l’uguaglianza di genere nell’istruzione e compromettono gli impegni per garantire l’empowerment delle donne e delle bambine.

17 dicembre 2005