Arte e società

 

 

Dalla violenza alle donne alla violenza ai bambini

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di Nadia Magnabosco

E' stato presentato in questi giorni il Rapporto delle Nazioni Unite sulla violenza sui bambini che, per la prima volta, fornisce un quadro completo e globale delle caratteristiche e delle dimensioni del problema, oltre a proporre una serie di raccomandazioni per prevenire e affrontare il problema.

Dal rapporto emerge che la violenza sui bambini è dappertutto: nella famiglia, nelle scuole, negli istituti di accoglienza e nelle strutture di detenzione, nei luoghi di lavoro e nelle comunità locali, pur variando nelle forme: dall'abuso sessuale alle punizioni corporali, dalla costrizione fisica all'abbandono, dall'infanticidio all'omicidio d'onore.

Almeno 53.000 bambini sono stati assassinati nel 2002 in tutto il mondo. 150 milioni di bambine e 73 milioni di bambini sotto i 18 anni sono stati sottoposti nel 2002 a rapporti sessuali forzati o ad altre forme di violenza. Un numero variante tra 100 e 140 milioni di donne e ragazze hanno subito, su scala mondiale, una qualche forma di mutilazione. Ogni anno, nell'Africa Sub-Sahariana, Egitto e Sudan, 3 milioni di donne e bambine sono sottoposte al taglio dei genitali femminili. Le altre pratiche tradizionali dannose che colpiscono i bambini includono fasciature immobilizzanti, incisioni sulla pelle, bruciature, marchiatura, riti di iniziazione violenti, costrizioni a ingrassare, matrimoni forzati, i cosiddetti crimini "d'onore", violenze legate alla dote, esorcismo o "stregoneria". Nel 2004, 218 milioni di bambini sono stati coinvolti nel lavoro minorile di cui 126 milioni in attività lavorative rischiose. Stime del 2000 indicano che 5,7 milioni di bambini risultavano coinvolti in attività lavorative forzate, 1,8 milioni nel giro della prostituzione e della pornografia, circa 1,2 milioni risultavano vittime del traffico di minori. Almeno 8 milioni di bambini si trovano, su scala mondiale, in istituti d'accoglienza. Anche in queste strutture si assiste a violenze sessuali e di genere.

Parliamo di questo mondo, quello in cui noi viviamo, lavoriamo, ci occupiamo di politica, di cultura, e in cui facciamo figli? Ebbene sì e anche se in questi anni abbiamo sviluppato meccanismi di difesa per sopportare il peso della nostra impotenza, queste cifre ci cadono addosso come macigni. Eppure, nonostante questi dati, il fenomeno della violenza ai bambini resta in gran parte invisibile per l'assenza di canali sicuri o affidabili a disposizione di bambini per denunciarla e per altri diversi altri motivi.
Uno di questi, dice il rapporto, è la paura. Molti bambini, infatti, hanno paura di denunciare la violenza subita. In molti casi i genitori, che dovrebbero proteggere i propri figli, rimangono in silenzio nel caso in cui la violenza sia stata perpetrata dal coniuge o da un altro componente della famiglia, oppure da un membro più importante della società civile.
Un altro fattore cruciale è l'approvazione sociale della violenza: sia i bambini che coloro che commettono abusi possono considerare la violenza fisica, sessuale o psicologica, come inevitabile e normale.

La protezione dei bambini dalla violenza è allora, prosegue il rapporto, una questione urgente.
I fattori che potrebbero assicurare la protezione dei bambini, sia a casa che in altri ambienti, comprendono la presenza di genitori capaci e consapevoli, lo sviluppo di forti legami tra genitori e figli e un'educazione impartita senza ricorrere a metodi violenti.
La violenza sembra invece essere all'ordine del giorno proprio nella famiglia ed è diretta prevalentemente, come apprendiamo dalla cronaca quotidiana, verso la donna. Il rapporto evidenzia come le violenze tra partner fanno aumentare il rischio di violenza sui figli perché, come risulta dagli studi effettuati in Cina, Colombia, Egitto, Filippine, Messico e Sudafrica, esiste una forte correlazione tra la violenza sulle donne e quella sui bambini. Da uno studio realizzato in India è emerso che la violenza domestica fa addirittura raddoppiare il rischio di violenze sui bambini.

Questo studio dovrebbe segnare un punto di svolta, ponendo fine a ogni tentativo, da parte degli adulti, di giustificare la violenza sui bambini, sia che venga accettata per "tradizione" o mascherata sotto forma di "educazione". Non ci possono essere compromessi - dice il rapporto - nella lotta contro la violenza sui bambini.
Le violenze sessuali e di genere - citiamo sempre il rapporto - sono favorite dall'incapacità dei governi di adottare e attuare misure legislative in grado di proteggere efficacemente i giovani dalle discriminazioni. Occorre allora intervenire per studiare e attuare politiche e programmi d'intervento contro la violenza che tengano conto dei problemi legati alla diversità di genere e dei differenti rischi che le ragazze e i ragazzi corrono di fronte alla violenza (la maggior parte degli studi ha riscontrato che il tasso di abusi tra le bambine è da una volta e mezzo a tre volte superiore a quello dei bambini).
"Gli Stati dovrebbero promuovere e tutelare i diritti delle donne e delle ragazze e affrontare ogni forma di discriminazione di genere, come parte integrante di una strategia complessiva per la prevenzione della violenza."
Qualcuno si ricorderà di queste parole? Certo è importante che per la prima volta siano state scritte su uno specifico rapporto delle Nazioni Unite.

E' difficile essere bambini nel mondo, ed essere bambine lo è ancora di più.


20 ottobre 2006