artiste e violenza

 


Arte, violenza, politica

nadia magnabosco
n.m.

di Nadia Magnabosco

 

«Scrivo, parlo e mi ispiro sempre alla mia vita. La vita è fatta di avvenimenti molto semplici che possono trasformarsi in catastrofi....C'è violenza nel mio lavoro, molta violenza contro le donne. Sono stata stuprata a 13 anni da un ragazzetto poco più grande di me. Ero adolescente, il momento in cui chiunque può farti ciò che vuole. Con l'arte ho rotto il silenzio....»

Tracey Emin

 

Il silenzio è la condizione in cui spesso avviene la violenza alle donne. Il silenzio della vittima, il silenzio del carnefice, il silenzio della società, il silenzio della storia. Anche chi parla, chi fornisce dati, chi denuncia, sembra non avere voce, perchè certe voci si perdono nel vuoto del nostro non volerle ascoltare: la vita apre così tante ferite, perchè aggiungere orrore ad orrore, perchè occuparcene, con quali risultati poi a parte la nostra intima sofferenza? Cerchiamo così di tutelarci non ascoltando e non vedendo.

adrian piper

Nella vita quotidiana cerchiamo il "bello" che ci allontana dalla realtà, magari il cielo, il sole, la luna, la natura, il colore, l'amore. Vorremmo nelle nostre case un quadro o una scultura che abbia a che fare in modo esplicito con la violenza o la bruttezza? Magari questo?

Sue Coe, Rape

E' fastidioso guardarlo qui, figuriamo incrociarvi lo sguardo ogni giorno. Eppure ci infastidisce perchè suscita sentimenti forti, quasi insopportabili, come quelli da cui è scaturito. E quindi parla, comunica, dà voce al dolore che le donne hanno subito nel tempo e subiscono tuttora. Per questo vogliamo mostrare in questa sezione del sito - Artiste e violenza - il lavoro delle artiste che, con coraggio, hanno dato immagine ad aspetti di sè stesse che appartengono a tutte. Lavori che, superando i tabù culturali, sono diventati ricettori dei cambiamenti in atto nella società.
Un cambiamento iniziato negli anni '70 in America con le "storiche" Judy Chicago e Miriam Shapiro che - come sottolinea Danielle Dafno, professore della Bar-Ilan University and Israel Psychoanalytic Institute, nel suo articolo Revelations and Rage del 2000- con la loro attività artistica e i loro studi per prime ruppero il silenzio dando voce alle vittime di stupro.
Un cambiamento proseguito con Ana Mendieta, cubana,


Ana Mendieta,
Scena di uno stupro in un appartamento

che nel 1973, quando studiava arte in un college dove avvenne l'assassinio di una studentessa, reagì dando vita ad una messa in scena della stupro per cogliere le reazioni del pubblico e con Nancy Spero, una delle prime artiste ad occuparsi della violenza di genere presentando negli anni settanta una serie di lavori allegorici sulla tortura alle donne.

Nancy Spero

Molto attiva in quegli anni, e anche nei successivi, è stata Suzanne Lacy, artista californiana il cui lavoro, sotto forma di installazioni, performance e video, ha sempre cercato di sensibilizzare il pubblico sull'incidenza della violenza alle donne e sulle connessioni fra i vari tipi di violenza come la violenza domestica, lo stupro e l'incesto. A cominciare da Ablutions del '72, realizzata con altre artiste,

performance che per prima fece parlare le vittime, per proseguire con la denuncia della copertura dei crimini contro le donne operata dai media in In Mourning and In Rage, realizzata sempre con altre artiste, del '77

e con molte altre performances come Three Weeks in May e From Reverence to Rape to Respect relative allo sfruttamento sessuale in Los Angeles e Las Vegas. Negli anni '90 la Lacy è poi tornata sul tema con l'installazione Auto: On the Edge of Time che ha come protagoniste donne che hanno subito violenza in famiglia.
Negli anni '80 inizia ad imporsi il vasto lavoro dell'inglese Sue Coe, una delle più importanti artiste viventi che, con i suoi dipinti e disegni di crudo impatto, esprime la sua radicale critica su scottanti temi sociali quali il razzismo, i diritti civili, la guerra e la violenza contro le donne. Sono dell'83 Woman Walks into Bar - Is Raped by Four Men on the Pool Table - While 20 Watch

e Bedford Rape fatto in seguito ad uno stupro realmente avvenuto a Bedford nel Massachusetts.

Anche Sue Williams, americana, nel suo lavoro fa riferimento a fatti di violenza sessuale realmente accaduti. In Irresistible del 1992 un corpo di donna violentata giace sul pavimento ricoperto di scritte che accusano le donne come "guarda cosa mi hai fatto fare" e "non sappiamo se le è piaciuto o no".

Anche nei suoi disegni sugli abusi sessuali usa uno stile di brutale realismo

con scritte sarcastiche, fintamente comiche.
Di tipo più "culturale" le gigantesche scritte utilizzate invece dall' americana Barbara Kruger che, unite a immagini fotografiche prese dai media, vogliono provocare nel pubblico riflessioni sul potere maschile.

1982

1989

Anche Adrian Piper, artista concettuale afro-americana, utilizza la fotografia e le scritte per introdurre tematiche relative al sessismo. Nel 1973 ha creato un alter-ego maschile, The Mythic Being, che è diventato la base delle sue performances, anche attuali, per esplorare le reazioni del pubblico.

E' afro-americana anche Lorna Simpson che con il suo lavoro vuole dimostrare come l'identità sia falsamente costruita su stereotipi, utilizzando uno stile non aggressivo che, anche questo basandosi su foto e testi, fa ricorso alla metafora e alla suggestione.

1989


Usa invece soprattutto la pittura e la scultura la newyorkese Ida Applebroog che nei suoi lavori sulla violenza verso le donne e i bambini fa riferimento a scene di vita quotidiana che distorce con una sorta di nero umorismo.

1993

Quando le chiedono "Perchè è così ossessionata dalla violenza?" lei risponde :"Perchè dice che sono ossessionata dalla violenza? Vivo nel mondo, questo è quello che accade intorno a me."

Ma la violenza intorno a noi non è solo quella che deriva dall'esterno, quali stupri o omicidi, o dall'interno della famiglia come gli incesti e i pestaggi. Sulle donne si abbatte anche la violenza imposta da riti culturali o religiosi quali sfruttamento, mutilazioni, prostituzione, e le violenze derivanti da regimi politici.
Le sculture della colombiana Doris Salcedo esplorano il territorio della violenza criminale e politica e mostrano le tracce di distruzione lasciate dietro di sé.

Atrabiliarios, 1993

Contro la violenza delle guerre si sono poi espresse nel tempo numerose artiste (vedi in questo sito il dossier di immagini e parole Artiste per la pace), come nel passato la surrealista Marie Toyen o la tedesca Kathe Kollwitz, come la palestinese Laila Shawa "Ho un insopportabile terrore del trauma della guerra e di come segnerà le generazioni future. Mi riferisco ai bambini del mio paese, che tuttavia riflettono il trauma di tutti i bambini nelle zone di guerra" .

Children of war

o come Meira Asher, l'artista multimediale israeliana che lavora con le donne ex-combattenti bambine.

Oggi sono davvero molte le artiste contemporanee, anche giovanissime, che con i loro lavori esprimono il disagio in cui i sistemi socioculturali avvolgono l'identità femminile. Ricordiamo le opere di Shirin Neshat, Tracey Emin, Kiki Smith, Nan Goldin,

Nan after being battered (1982)

Cindy Sherman, Pipilotti Rist, Regina JoséGalindo, Silvia Levenson, Jana Sterbak, Annette Messager, Janine Antoni e molte altre ancora che abbiamo trattato o tratteremo a parte. Alcune di queste denunciano nei loro lavori la violenza del quotidiano che nasce dal tentativo di adeguarsi a modelli "impossibili" da cui nascono "malattie" come anoressia, bulimia e chirurgia estetica. Il corpo diventa allora un importante soggetto di investigazione, di distorsione, di ribaltamento degli stereotipi erotici cari all'immaginario maschile e soprattutto di nuovi confini da stabilire con il mondo.

Pipilotti Rist


25 novembre 2006

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne