Artiste e violenza

 


Regina José Galindo

di Marilde Magni

Soy una perra
una perra enferma

el mundo mordiò mi corazon
y me contagiò su rabia.


La giovane guatemalteca Regina José Galindo (1974) con il suo lavoro denuncia la violenza contro le donne e, più in generale, quella sociale, politica e culturale: "Viviamo armati di paure, odi e in lotta costante con tutto ciò che ci circonda". Partendo dalla situazione del Guatemala, paese che è teatro di un conflitto permanente e dove il 97% degli omicidi resta impunito l'artista allarga il discorso alla condizione globale della violenza, usando lo spazio offerto dall'arte per attirare l'attenzione del pubblico su quello che succede nel mondo reale.
La sua voce si alza forte sia nei suoi lavori dell'inizio, le poesie e i disegni essenziali fatti sui muri della sua casa - le "piccole Regine"-

che in quelli successivi, i video e le performances.
Galindo nella sua ricerca torna sui luoghi dove la violenza è avvenuta e "rimette in scena" ciò che è stato utilizzando il proprio corpo che diventa così oggetto, soggetto e mezzo di espressione. Per farlo sostiene rischi, fisici e psicologici, al limite del sopportabile: incatena il suo corpo, lo paralizza, lo priva della libertà e lo immobilizza, lo isola e lo esclude dai rapporti sociali, lo ferisce per trasformarlo nel teatro di un conflitto infinito. La potenza delle sue azioni, cariche di sofferenza e di una forte carica emotiva, sta nella partecipazione che riesce a creare in chi guarda.
La "ripetizione" di quegli atti di violenza mi coinvolge nel profondo e trovo le sue performances inquietanti e difficili da guardare.Vorrei distogliere lo sguardo per non vedere la crudezza delle immagini. Proprio come spesso facciamo davanti alle notizie quotidiane di violenza contro i più indifesi, soprattutto donne e bambine/i (e di cui testimonia il nostro sito in Arte e società). La sua è una riflessione sui conflitti presenti nella nostra società: "L'essere umano vive costantemente la tensione tra le strategie di potere. La società presenta sempre una componente forte e una debole, una vittima e un carnefice, chi è libero e chi è condannato. Nel mezzo di questa tensione l'essere umano si sente paralizzato, limitato, escluso dallo stesso sistema, dal suo intento di mantenere il controllo. Si creano prigioni immaginarie e forme di tortura quotidiana che limitano la libertà individuale".
Molte sono le sue azioni di denuncia della condizione della donna soprattutto nell'America Centrale, dove è in atto un vero e proprio femminicido. In Guatemala la violenza sulle donne, anche se meno conosciuta di quella che ha luogo a Ciudad Juarez in Mexico ,  porta a un numero scandalosamente alto di donne rapite, picchiate, torturate, violentate e infine uccise.
Come appare dalle performances e le azioni con cui l'artista affronta questi temi:


El dolor en un pañuelo
(1999)

- Mentre sono legata in un letto verticale, sul mio corpo vengono proiettate le notizie di violazioni e di abusi commessi contro le donne in Guatemala.


No perdemos nada con nacer (2000)

in cui si fa buttare nella discarica municipale di Ciudad de Guatemala chiusa in un sacco di plastica "come un rifiuto umano". E vi rimane per parecchie ore prima che qualcuno le si avvicini.

Alla Biennale di Venezia nel 2005 presenta tre video e una performance sulla condizione femminile e viene premiata con il Leone d'oro come giovane artista "per aver saputo dare vita a un'azione coraggiosa contro il potere".
Un video è lo sconvolgente Himenoplastia (2004)

"Un'operazione chirurgia con la quale viene ricostruito il mio imene per ritornare vergine". In un mondo tradizionalista, dove predomina il mito della verginità, alcune donne si sottopongono a questa operazione terribile nella speranza di essere chieste in moglie.

la performance Golpes (2005)

" Performance sonora. Rinchiusa in un cubo, nel quale nessuno può vedermi, mi infliggo un colpo per ogni donna assassinata (279!) in Guatemala dal primo gennaio 2005. Amplifico il suono, in modo che esso possa essere udito al di fuori del cubo".

Perra (2005)

nasce dalla situazione del Guatemala dove sono stati ritrovati cadaveri di donne torturate con iscrizioni fatte con coltelli e lamette sulla pelle."Realizzare questa azione era un modo per capovolgere il potere di coloro che ci mantengono nell'orrore. Una donna, incidendosi lei stessa la parola CAGNA con un coltello, e lasciando un marchio che rimarrà per sempre indelebile, impedisce che altri lo facciano. Nessuno può marchiarla, poiché lo ha già fatto lei".

Altre performances ed azioni riguardano una violenza meno legata al genere e più alla repressione del potere:
nel 2001 appare sulla scena internazionale con la performance Piel



" Rado tutti i capelli ed ogni pelo del mio corpo, cammino così per le strade di Venezia" , per mettere in luce la vulnerabilità e fragilità delle donne, e degli uomini, in paesi come il Guatemala dove si vive quotidianamente in una atmosfera di violenza, impunità e paura.

¿Quien puede borrar las huellas? (2003)


Una camminata dalla Corte Costituzionale al Palazzo Nazionale del Guatemala, lasciando una scia di sangue umano in memoria delle vittime dei conflitti armati in Guatemala e per protestare contro la candidatura presidenziale del militare ed ex golpista Efrain Rios Montt.

El peso de la sangre (2004)

Un litro di sangue umano, fatto cadere goccia a goccia, sulla mia testa e sul mio corpo.

Vértigo ( 2005)

"La vita si aggrappa ad un filo troppo sottile, spesso incapace di sopportare il peso dei nostri caos". Il mio corpo, come un pendolo, urina, mentre rimane appeso ad un cavo a diversi metri di altezza da terra.

Camicia di forza (2006)

"L'azione consiste nel vivere all'interno di un ospedale psichiatrico nella città di Bruxelles per tre giorni, indossando sempre una camicia di forza e con un'infermiera le cui mani sono diventate le mie. ... sono stata circondata da persone che vivono rinchiuse e sono state escluse dalla vita normale. ...Io avevo una camicia di forza e loro no, ma nemmeno loro erano liberi. In ogni momento mi chiedevo chi stabilisse chi è normale e chi non lo è. Come è costituita la nostra società, dove si trova questa sottile linea di confine?"

Plomo - Clases para aprender a disparar (2006)

"Sorge come un meccanismo di difesa di fronte alla nostra realtà. Volevo sottolineare con quale facilità il nostro sistema ci permette l'accesso alle armi, simboli di estrema violenza e potere. Viviamo armati di paure, odi, e in lotta costante con tutto ciò che ci circonda".

Peso (2006)


Incatenata con lucchetti per quattro giorni consecutivi, trascorro così la mia vita quotidiana.

Limpieza social (2006)

Sono colpita da un getto d'acqua a pressione, metodo usato per sedare le manifestazioni di piazza e per ripulire i nuovi detenuti arrivati.

Isla (2006)

Immobile su una scogliera formo con il mio corpo un arco e giaccio con le mie urine intorno.

La sua attività artistica è praticamente ignorata in Guatemala perché, come dice l'artista: " le autorità non mi vedono proprio: per loro non esisto. La verità è che le nostre azioni artistiche, in mezzo ad una realtà come quella che si vive in Guatemala, passano inosservate. Ciò che importa è sopravvivere". Ma Galindo continua a girare il mondo con i suoi lavori, nuovi e vecchi, per a mostrare come i meccanismi del potere agiscano sulle persone. E per proseguire il suo discorso sul sottile confine tra vita e morte.

Para que no recuerdes el dia de mi muerte
voy a suicidarme de noche.

27 settembre 2007