artiste e violenza

 


Doris Salcedo

di Marilde Magni

"I bambini che soffrono per la violenza in
Colombia sono stati testimoni di eventi
orribili…Le loro
esperienze e i ricordi
sono al mio fianco mentre lavoro. Per
questo considero il lavoro non solo mio,
ma appartenente anche a loro. Senza questi
bambini, esso non sarebbe stato possibile."
Doris Salcedo

 


The Absent Body
, 1992


Le sculture di Doris Salcedo esplorano il territorio della violenza criminale e politica e mostrano le tracce di distruzione lasciate dietro di sé.
Nata nel 1958 a Bogotá, ha scelto di continuare a vivere e a lavorare in questa città poichè la ritiene il luogo più significativo dove mostrare i suoi lavori sulla violenza. Con le sue opere cerca di dare una risposta simbolica a quello che succede in Colombia dove decine di migliaia di persone sono rapite, torturate, uccise da squadre della morte, mercanti di droga e terroristi.
L'artista si pone come testimone delle storie tremende narrate dai sopravissuti alla violenza: "Cerco di conoscere ogni cosa delle loro vite, come se fossi una detective che ricostruisce la scena del crimine. Divento consapevole di tutti i particolari delle loro vite. Non posso descrivere cosa mi succede perché non è una cosa razionale, io divento quella persona, è un processo di sostituzione. La loro sofferenza diventa la mia; il centro della loro persona diventa il mio centro. Il mio lavoro si sviluppa da queste esperienze".


Untitled
, 1992

Nella sua arte usa oggetti quotidiani, come abiti e mobili - spesso appartenuti alle vittime e provenienti da case dove si è abbattuta la violenza - che ancora conservano tracce della loro vita.


Unland: irriversible witness, 1995-98(dettaglio)

Assemblando oggetti, già carichi dei significati che hanno acquisito nella vita, crea opere di grande potenza.


Untitled
, 1992


UNTITLED (1989 - 98) è una serie di lavori ottenuti da mobili, logorati dall'uso, che vengono parzialmente riempiti di cemento. Frammenti calcificati di sedie, cassettoni, armadi o letti vengono assemblati e talvolta uniti a indumenti, in parte bruciati, che stanno lì come testimoni muti delle persone a cui appartenevano.


Untitled, 1995(dettaglio)


L' installazione ATRABILIARIOS (1991- 96) è composta da file di nicchie nascoste da seta opaca e incassate nel muro che contengono scarpe usate abbandonate e non sempre appaiate.


Atrabiliarios
, 1992-93(dettaglio)

Questo fa sospettare che qualcosa di grave è successo ai proprietari: presenze fantasma che evocano una vita umana scomparsa.


Atrabiliarios, 1993

"Quando una persona amata scompare, ogni cosa è impregnata dalla sua presenza. Ogni singolo oggetto ma anche ogni spazio è un ricordo della sua assenza, come se questa fosse più forte della presenza…Il segno del dolore è così profondamente iscritto nelle esperienze delle famiglie delle vittime che quello che io faccio è la trasposizione, quasi letterale, di questi sentimenti a uno spazio reale…L'esperienza deve essere portata in uno spazio collettivo per rendere pubblica una violenza privata."
Nella serie LA CASA VIDUA (1992 - 95) il lavoro di Salcedo subisce un cambiamento.


La Casa Vidua I,
1992-94 (dettaglio)

Ritorna ai mobili di casa con un diverso significato. Dà il nome di "casa vedova" per indicare una struttura fisica che ha perso chi vi abitava e che, d'ora in poi, si identifica con questa assenza. La serie è costruita con porte trovate e pezzi di mobili in legno e ferro.


La Casa Vidua
, 1995

E' un non-luogo, un posto di passaggio dove è impossibile vivere. La casa vedova evoca alienazione, devastazione e impossibilità di abitare.
UNLAND: the orphan's tunic (1995-98) è esposta per la prima volta al New Museum of Contemporary Art, New York nel 1998. Una di queste sculture è composta da parti di due tavoli di differenti misure che si sovrappongono.


Unland, the orphan's tunic, 1997(dettaglio)

Una parte di tavolo è coperta da piccolissimi buchi in cui passano fili di seta e capelli umani.


Unland, the orphan's tunic
, 1997 (dettaglio)

Utitled, 1998: nasce dall'incontro di Salcedo con una bambina di sei anni, testimone dell' assassinio dei suoi genitori. La bambina in ogni incontro con la scultrice indossa lo stesso vestito che, si scopre successivamente, era stato cucito dalla madre.


Untitled
, 1998(dettaglio)

Salcedo si pone come testimone della storia raccontata e il suo lavoro diventa testimone dell'esperienza traumatica vissuta dalla bimba.
"So che l'arte non può agire in modo diretto. So che che non posso salvare nessuno, ma l'arte può mantenere vive le idee, idee che possono influenzare direttamente le nostre vite".
I suoi lavori, di grande intensità, mettono in luce la brutalità della società e la tenacia degli individui a resistervi.


13 marzo 2004