voci di artiste per la pace

KATHE KOLLWITZ
di Nadia Magnabosco

            "Non ho mai lavorato a freddo, ho sempre lavorato col mio sangue"

Kathe Kollwitz nasce in Germania nel 1867.
Studia arte a Berlino e a Monaco.
Dal matrimonio nel 1891 con il medico Karl Kollwitz nascono due figli.
Il figlio Peter muore al fronte nel 1914.
Nel 1936 i nazisti le proibiscono di esporre.
Nel 1942 perde il nipote in guerra.
Muore il 22 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra.

 

 


disegno da un taccuino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Le immagini della sofferenza umana che la guerra ci ha riproposto in questi giorni rendono purtroppo ancora una volta terribilmente attuali le opere di questa grande artista tedesca che -avendo subito il dramma della perdita di un figlio in guerra - è stata capace di trasformare il suo dolore in voce universale e la sua arte in grido di denuncia contro i crimini dell'uomo sull'uomo.
La sua sensibilità ai problemi sociali emerge presto, probabilmente alimentata da un ambiente familiare che enfatizzava particolarmente il comportamento etico e morale (sia il nonno che il padre erano leaders spirituali di comunità religiose), così come presto si rivela il talento artisticodi cui è dotata. Supportata dalla famiglia, studia alla scuola d'arte femminile di Berlino (essendo l'accademia riservata ai soli maschi) e il suo primo interesse è nel ritrarre i lavoratori: "Il vero motivo per cui scelsi di rappresentare quasi esclusivamente la vita dei lavoratori fu che i motivi scelti in questo ambiente offrivano, in modo semplice e assoluto, quello che sentivo come bello."
"Solo più tardi, quando conobbi, soprattutto grazie a mio marito, il peso e la tragicità dell'infimo livello di vita dei proletari, quando conobbi donne che venivano da mio marito in cerca d'aiuto, e, occasionalmente, anche da me, mi toccò con grande incisività il destino del proletariato".

Numerose sono infatti le immagini di donne lavoratrici al centro della serie "La rivolta dei tessitori", iniziata circa nel 1890, e della successiva "Guerra contadina", che le porteranno successo e riconoscimento grazie alla grande abilità tecnica ma soprattutto alla forza comunicativa dei suoi messaggi. Kollwitz è originale e coerente anche nel suo rapporto commerciale con l'arte: dello stesso soggetto crea più stampe possibili e si rifiuta di numerarle per mantenere per tutte lo stesso prezzo. Anche l'uso della grafica in bianco e nero è motivato dal desiderio di rendere i suoi lavori accessibili ad un pubblico vasto.

Miseria, 1897

 

Morte, donna e bambino, 1910

Verso l'inizio della I guerra mondiale il suo lavoro comincia tuttavia ad offendere le autorità tedesca ed inizia per la Kollwitz un periodo di stanchezza e di ripensamento artistico- annotato nei suoi diari - che la portano alla ricerca di nuove modalità espressive. La perdita al fronte del figlio Peter nel 1914 pone fine a questa incertezza e la spinge a fare della sua arte una missione di denuncia della distruttività della guerra."Io voglio che la mia arte serva a uno scopo. Voglio agire sul mio tempo". I poster che crea per denunciare i grandi problemi sociali diventano strumenti di forte efficacia politica.

Pane, 1924

Il suo lavoro si concentra ancor di più sulla figura femminile e sul tema della maternità, producendo opere di grande intensità emotiva in cui la madre appare in tutta la sua solitudine nell'affrontare l'accudimento fisico e morale dei figli, simbolo di una condizione umana di disperazione e solitudine.

. Morto in guerra, 1921

In realtà è lei stessa che appare in ogni opera, con tutta la sua sofferenza interiore e la sua forza creativa, e diventa la voce di tutte le madri che hanno vissuto lo stesso dramma: "Volevo fare una donna che vede la sofferenza del mondo. Guarda. Niente parole". Nell'opera

Madri, 1919

indica per la prima volta la possibilità che le donne si uniscano nella lotta contro la guerra per la difesa dei loro figli. Le sue madri cominciano a trasformarsi da vittime in eroine, preoccupate non solo di proteggere i loro figli ma tutta l'umanità attraverso una comune azione sociale.
Nel 1933 Kollwitz viene espulsa dall'Accademia prussiana delle arti e le è impedito l'insegnamento poichè i nazisti considerano il suo lavoro "degenerato". Inizia per l'artista un periodo di depressione che si concluderà solo con la morte nel 1945 e che la vedrà subire la morte del marito, la perdita in guerra del nipote e gli orrori di un'altra guerra mondiale: "la guerra mi accompagna sino alla fine". Alla depressione contribuisce anche il peso che Kollwitz attribuisce all'avanzare dell'età che vive come sottrazione di tempo. Tuttavia scrive:"L'età in cui si invecchia, in verità, è più difficile della vecchiaia stessa, ma più produttiva. Proprio perchè già visibile dietro ogni cosa, la morte inquieta di più la fantasia". Infatti, anche in questo periodo, con il suo lavoro sarà capace di creare, attraverso la scultura e le litografie, opere di grande impatto emotivo come Torre delle madri, 1937-38:

convinta che "... un giorno nascerà un nuovo ideale e sarà la fine di tutte le guerre. Muoio convinta di questo." La morte, che da sempre irrompe con violenza nei suoi lavori, in quest'ultimo periodo diventa protagonista fissa delle sue opere. Alice Miller, nel suo libro "La chiave accantonata", analizza l'infanzia della Kollwitz e il suo rapporto con la madre riconducendo l' ossessione della morte all'educazione repressiva ricevuta da bambina: "I suoi quadri esprimono la disperazione e la rassegnazione di un essere umano cui non è mai stato consentito di articolare i propri sentimenti, forti quanto scomodi per l'ambiente circostante".

La morte chiama, 1934

Lamentazione, 1938

Ma Kollwitz non si pone solo come figura di grande creativa politica: i suoi diari sono una testimonianza della ricchezza e della complessità del suo pensiero e i suoi numerosi autoritratti indicano quanto intenso sia stato il lavorodi ricerca su sé stessa.

               1989                                       1900                                        1938

I suoi autoritratti sembra siano circa un centinaio e sarebbe bellissimo vederli riuniti per poterli leggere come un diario, così come è stato interessante leggere i suoi diari (ormai quasi introvabili in italiano) e gli altri suoi scritti, disponibili solo in inglese. I suoi scritti sono un'importante testimonianza del continuo sforzo di riconciliazione dell'artista con i cambiamenti che il tempo porta nella sua vita privata e pubblica e di riflessione sulle relazioni familiari e sui ritmi e gli scopi del suo lavoro, che sicuramente meriterebbero una più ampia analisi, anche per capire meglio la formazione di una personalità tanto forte e determinata a conseguire gli scopi che si è data. Determinazione che Kollwitz manifesta sin dall'infanzia e che la distingue dalla sorella Lise, a cui Kathe è molto legata e che è altrettanto artisticamente dotata ma non altrettanto determinata (col matrimonio abbandonerà l'arte) : "Ora, quando mi chiedo perchè Lise, con tutto il suo talento non è diventata una vera artista, la ragione mi è chiara. Io ero fortemente ambiziosa e Lise non lo era...E così il suo talento non si è sviluppato. Se il talento potesse essere misurato, Lise ne avrebbe quanto me, ma lei non non vi si è mai concentrata"


Autoritratto con mano alla fronte, 1910

Anche questo è un insegnamento da non dimenticare.

 

20 aprile 2003