voci di artiste per la pace

 


 

Yoko Ono
di Marilde Magni

Durante la ricerca di immagini per la rubrica "Parole e immagini" sulla pace, che Nadia Magnabosco e io stiamo seguendo da più di un anno su questo sito, mi sono imbattuta nelle fotografie di " Ex It" di Yoko Ono. Volendo sapere di più su questa artista chiedo in una grande libreria un suo catalogo. L'unico libro su di lei che mi propongono è "La donna che distrusse i Beatles"! Ecco come un'artista, già conosciuta internazionalmente come una delle più multiforme e influenti del nostro tempo, viene trasformata in "strega" dopo il suo incontro con John Lennon nel 1965.

Painting for the Wind, 1961

Nata a Tokyo nel 1933, frequenta gli ambienti dell'avanguardia giapponese, animati da uno spirito di ribellione contro l'ortodossia in nome del desiderio di espressione di sè e libertà spirituale. Decisivo per il suo percorso artistico è il trasferimento a New York dove entra in contatto con la vivace comunità artistica lì presente e dove diventa una figura chiave nel movimento d'arte concettuale degli anni '60. Qui, con un gruppo di giovani ispirati dalla cultura non-occidentale, dà vita a Fluxus, un'associazione dedita alla sperimentazione musicale, poetica e artistica. Dal 1962 al 1964 è ancora a Tokyo; ma la sua affermata carriera artistica la porta nuovamente a New York.

Ceiling painting, 1966
Yoko Ono è un'artista il cui lavoro abbraccia un ampio campo di media: musica, film, scrittura, performance, pittura, installazioni e sculture. Negli anni ha continuato ad esplorare argomenti quali partecipazione, comunicazione, filosofia e politica sessuale.
Nel '64 organizza un happening multimediale, A Grapefruit in The World of Park, in cui lei e altri artisti indossano microfoni a contatto per cogliere la propria traspirazione e altri "suoni che si sentono restando in silenzio".


AGrapefruit in the World of Park..., Nov 24,1961

Yoko ha trasformato ogni esperienza in un'opportunità di espressione. Quando il mondo artistico newyorkese, atavicamente impregnato di maschilismo, non si decide a spalancarle le porte, pensa: "Visto che a molti spettacoli non mi fanno partecipare, comincio a organizzare le mie performance da sola". Nel '64 "sconvolta e in collera" decide di diventare uno spettacolo in "Cut Yoko":

Cut Piece, March 21, 1965

L'artista è inginocchiata al centro di un palcoscenico e il pubblico fa a pezzi i suoi vestiti con un paio di forbici, sino a lasciarla nuda. Così facendo è riuscita nell'intento di far svanire la collera e diventare una fonte di amore per chi la tagliuzzava. Trentanove anni dopo, nel 2003, ripete l'esperienza a Parigi. Sul quotidiano Le Monde appare un articolo col titolo "Cut Piece" che inizia così: "I cambiamenti politici accaduti dopo l'11 settembre mi hanno resa terribilmente vulnerabile" e termina: " Venite a tagliare un pezzo dei miei vestiti, proprio dove volete, un pezzo non più grande di una cartolina, e mandatelo a chi amate. Il mio cuore è la cicatrice del mio spirito".
L'amore e la pace sono temi ricorrenti nel suo lavoro. Con le sue opere si occupa sia della vita interiore che di quella sociale, unendo esperienze di trasformazione personale con la possibilità di trasformazione politica attraverso l'azione: "Nessuno di noi potrà mai essere felice sino a quando tristezza e distruzione non scompariranno dalla faccia della terra. "
Tra le opere recenti Wish Tree, un albero sui rami del quale i visitatori possono appendere un bigliettino con sopra scritto un desiderio.


Wish Piece, 1973-90

"Da bambina, in Giappone, andavo al tempio e scrivevo un desiderio su un sottile foglio di carta e lo legavo con un nodo attorno al ramo di un albero. Gli alberi nel cortile del tempio erano sempre carichi dei nodi dei desideri della gente e, da lontano, sembravano dei fiori bianchi in bocciolo".
Dal 1998 ad oggi l'installazione"Ex It" è stata presentata a Valencia, Spagna, al museo Rufino Tamayo a Città del Messico, a Guadalajara e in altre città. Successivamente a Venezia per "Open 2002", esposizione internazionale di sculture e installazioni all'aperto. L'opera consiste in cento semplici bare in legno chiaro di tre dimensioni, per donne, uomini e bambini. Ognuna con un giovane albero che cresce nell'apertura dove ci si aspetterebbe di vedere la faccia del defunto. A Venezia gli alberi erano ulivi.

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Ex It

Un modo di parlare di pace e raccontare la vita passando attraverso la tragedia della morte:" Ho scelto l'ulivo per esprimere il senso della rinascita. L'idea è venuta fuori da una visione che ho avuto al Palazzo della Ragione di Padova: entrando in una bellissima sala da ballo ho visto file di impiccati. In quel momento mi dissero che in passato quella sala era stata usata per le esecuzioni capitali. Poi ho visto uomini donne e bambini dentro le bare, e immediatamente dopo gli alberelli che uscivano da esse, che crescevano e diventavano un'immensa foresta dove cantavano gli uccellini... Cominciai a piangere. Ecco come è nata questa opera. E' la memoria dell'orrore, del dolore ma anche il segno di una rinascita".

Addentrandosi in questo bosco l'osservatore entra a far parte della scena. Spesso Yoko Ono chiede al pubblico di intervenire nel suo lavoro. Alla Biennale di Venezia del 2003 c'era una mappa in cui i visitatori potevano stampare la parola "Imagine Peace" sulle nazioni e regioni su cui avrebbero voluto portare la pace.

 

Nel 1990 un'altra visione è all'origine dell'installazione " Bastet":

Bastet, 1990

"All'improvviso una mattina 100 gatti atterrarono nella mia mente. L'immagine era molto precisa nella posizione, la dimensione e i colori. Avevano tutti grandi occhi luccicanti e fosforescenti e venivano verso di me in gruppi di nove con uno al centro e sembravano chiedere di essere materializzati. Da un lato mi sentivo pazza. Ero un'intellettuale e il mio lavoro non era quello di far materilizzare gatti. Ma d'altra parte, io pensai, ero contraria al fatto che il mio insignificante snobismo intellettuale potesse bloccare il meraviglioso volo che l'arte permette. Così lasciai fluire l'immagine e materializzare questi gatti mi sembrò la cosa più normale da fare in quel momento e lo feci. Modellai i gatti su un gatto egiziano che mi guardava intensamente sopra Strawberryfields nella nostra stanza bianca in Dakota. Poi ci fu il problema di come chiamarli. Normalmente non ho problemi a dare i titoli alle mie opere dal momento che l'opera è lo strumento per rappresentare il concetto che esprimo nel titolo. Ma non sapevo come chiamare questi gatti dal momento che avevo sola una vaga idea di quello che erano. Sapevo che erano una specie di messageri...Anche se li avevo già rappresentati basandomi su un gatto egiziano, non avevo pensato all'Egitto ma ad Atlantide. Visceralmente pensavo ad Atlantide o ad un altro pianeta. Poco dopo mi chiamò un amico per dirmi che, aprendo un dizionario teosofico, una parola era saltata ai suoi occhi BUBABSTE seguita da questa spiegazione:" città egiziana consacrata ai gatti e dove c'era il loro principale tempio. Molte centinaia di gatti erano imbalsamati e sepolti nelle grotte di Beniassan-el Amar. Essendo i gatti simboli della luna erano sacri a Iside, la loro dea. Vedono nel buio e i loro occhi hanno una lucentezza fosforescente che spaventa gli uccelli notturni del cattivo augurio. Il gatto è anche consacrato a Bast e quindi chiamato Bastet, il distruttore dei nemici del sole."... Penso che Bastet venne a me per proteggermi."
"Odyssey of a Cockroach" del 2004 è un'altra installazione che mette in scena l'esperienza di uno scarafaggio attraverso la città di New York. Descrivendo questo suo progetto, Yoko Ono dice: " Ho fotografato diversi angoli della città e li ho presentati dal punto di vista di uno scarafaggio. Attraverso gli occhi di quest'altra forte razza, noi possiamo imparare la vera realtà di ciò che i nostri sogni e incubi hanno creato. Vi invito a unirvi a me in questa odissea".


Odyssey of a Cockroach, 2004


A Open 2002, dove presentava "Ex It", per trovare Yoko Ono bisognava andarla a cercare sotto il paese di Nutopia. Quando la si incontrava ti dava un bigliettino:"E' il passaporto di Nutopia. E' un paese immaginario, concettuale, lo abbiamo creato nel 1973 io e John. Non ha terra, dogane o confini, può essere abitato da chiunque lo voglia. E se lo abiti diventi ambasciatore del mondo". Anche quest'anno Yoko Ono sarà presente a Venezia a Openasia 2004, dal 1 settembre al 10 ottobre. Questa mostra sarà il risultato di un dialogo tra Oriente e Occidente e Yoko Ono rappresenta un forte legame tra il pensiero orientale e quello occidentale. E anche lì rappresenterà Nutopia. L'immaginario che tutti vorremmo visitare.

Openasia, 2004

15 agosto 2004