non in nostro nome
(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 


 

Kathe Kollwitz -The survivors, 1923

".....ogni guerra porta già in tasca una guerra di risposta."
dal diario e dalle lettere di Kathe Kollwitz 21-2-1944

Guerra: ancora una volta la sofferenza e il dolore che questo termine evoca, provoca in noi rabbia e senso di impotenza. Ci uniamo al coro delle voci di protesta, ma il nostro disagio non scompare. Abbiamo un modo di leggere e pensare il mondo in cui la violenza non trova spazio. Poichè pratichiamo l'arte, fatta di immagini e parole, siamo andate a cercare nel linguaggio delle artiste, contemporanee e del passato, testimonianze di questo medesimo disagio.
Le abbiamo trovate con fatica e ci siamo chieste perchè. Vorremmo ora coinvolgere altre donne nella ricerca di una risposta e pubblicheremo i loro interventi in questa pagina, cominciando con le riflessioni della poeta Gabriella Lazzerini che ci ha aiutato nel lavoro di raccolta di poesie.

e-mail: oltreluna@tiscali.it

 

interventi:

28/01/2003

Ho fatto un po' di fatica a cercare poesie di donne che si pronuncino contro la guerra, ce ne sono, ma non tante quanto avrei pensato di trovarne. Non mancano invece i poeti uomini che condannano la guerra. Eppure le guerre si fanno e si continuano a fare e sono soprattutto gli uomini a volerle. Non tutti certo, ma parecchi. E' come se gli uomini creassero e mandassero per il mondo insieme al male il suo antidoto, e in dosi massicce: i carri armati e la Croce Rossa, le mine e Gino Strada, la retorica della guerra necessaria, e poesie canzoni romanzi saggi discorsi che ne mostrano le brutture e l' insensatezza. Le donne che adesso magari vanno in guerra anche loro (ahi, emancipazione!) dentro la guerra ci sono sempre state, l'hanno sopportata, patita, hanno cercato di tenere insieme un tessuto di quotidianità civile. Ma ne hanno scritto e ne scrivono meno. Forse le occupa la cura che porta via spazio e tempo a parole che non siano quelle scambiate quotidianamente, oppure oppongono il silenzio, la rinuncia, il ritegno là dove ci sono scoppi e parole urlate? Sinceramente non so darmi una risposta.


Gabriella Lazzerini

30/01/03


Giuliana Borgonovo ci ha segnalato e fornito il testo di Alessandra Bocchetti "Discorso sulla guerra e sulle donne" del 1984, Edizioni Centro Culturale Virginia Woolf. Si tratta di un testo bellissimo che per lunghezza non possiamo riprodurre e per complessità non vogliamo riassumere. Ci limitiamo a segnalarlo a nostra volta riportandone di seguito solo il paragrafo conclusivo.

"Mi piacerebbe fosse scritto un documento che dica quanto le donne siano estraneee a questa guerra, e le ragioni di questa estraneità e che questo documento fosse tradotto in tutte le lingue del mondo e che arrivasse a più donne possibili e che resti una testimonianza di quanto le donne non siano responsabili di questa guerra che verrà se verrà, né di questo clima di sopravvivenza che impoverisce tutti. Che resti scritto da qualche parte che tutto questo le donne non l'hanno voluto perchè non l'avrebbero potuto neanche pensare. Mi piacerebbe fosse scritto su di una lastra di metallo indistruttibile, e che fosse messa in un punto sicuro della terra, dove non c'è niente da distruggere, magari in un deserto, perchè solo così avrebbe più probabilità di conservarsi. In modo che coloro che verranno, se verranno, se riusciranno a leggere questo messaggio, sappiano che alla distruzione della vita su questa terra, messa in opera da chi ha potuto immaginarsi senza corpo, le donne non l'hanno voluta, e che a tutto ciò a cui si troveranno di fronte: le stagioni impazzite, l'aria avvelenata, la terra sterile, la distruzione, e la morte, le donne non l'avrebbero potuto volere.
O nella speranza più forte che qualcuno ascolti prima questo messaggio, e si senta così povero e solo da cambiare la propria idea sulla guerra, sul mondo, sulla vita, sulla scienza, sul progresso, sugli uomini e sulle donne.


10 febbraio 2003

Ringraziamo Gabriella Lazzerini che ci ha gentilmente fornito una raccolta di articoli dal 15/1/91 al 23/2/91 "A proposito della guerra nel Golfo Persico" dell'Archivio della Libreria delle Donnedi Milano, da cui abbiamo estrapolato alcuni dei brevi brani riportati in "Parole e Immagini".

15 febbraio 2003

La guerra è stata sempre, di per sè una cosa atroce, ma prima almeno si chiamava guerra e basta. Tutt'al più era una guerra giusta, necessaria.
Ora la guerra si ammanta di strane definizioni contraddittorie, guerra umanitaria, missione pacificatrice. E i bombardamenti solo ora sono diventati "chirurgici", "intelligenti", "mirati". La guerra c'è sempre stata, forse ci sarà sempre, purtroppo. Ma l'ipocrisia che l'accompagna, questa è una cosa tipica del nostro tempo.
Forse per chi muore però non fa differenza essere dilaniato da una bomba umanitaria o da una bomba assassina. E' la stessa cosa, anzi non è una beffa dover morire per un errore, per sbaglio, senza che qualcuno si prenda neppure la briga di volerti far fuori direttamente?

Vi mando allegato anche questo mio disegno:
LA GUERRA UMANITARIA, 2003, penna biro e pennarello su carta

Ciao Cristiana Ricci


 

 

5 marzo 2003

Contributo di Silvia Battisti

Silvia Battisti, Maledetta guerra, 1995

Maledetta guerra

Mio padre partì
per la guerra
e non tornò.

Rimasero le figlie,
la moglie
,
le lettere dal fronte,
alcune scritte
col sangue,
un paio di scarpe,
un vestito da festa
nell'armadio,
la macchina fotografica
e una borraccia.
Rimase per sempre
il vuoto
delle sue carezze,
della sua voglia
di vivere.
Sul vuoto
misero
una pietra
e il suo nome
con un aggettivo
"disperso" in guerra.

Silvia Battisti, 6 marzo 2003

 

18 marzo 2003

Contributo di Monica Ferretti

Monica Ferretti, Not in my name, 2002

 

Sorridi
vengono a salvarti
.
Sii felice
vengono a liberarti.

 

 

 

Poesie e immagini