Darkladies

(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 


Questi appunti nascono dalla presentazione del libro "II cornetto acustico" di Leonora Carrington che io e Marilde Magni abbiamo svolto a Corsico il 23 aprile 2008 nell'ambito degli incontri di Lettura di scrittura di donne organizzati dall'associazione di donne Galassia e dal Circolo ACLI Il Sogno coordinati da Antonella Prota Giurleo. n.m.


L'audacia dell'età e delle relazioni creative negli scritti e nelle opere di Leonora Carrington

di Nadia Magnabosco

 

Perchè scegliere Leonora Carrington? Per prima cosa perché è uno splendido esempio di quell'audacia dell'età che ci rende libere " … come sono libere le vecchie donne, che non devono preoccuparsi di principi e regni, ma ballano da sole e si interessano alle creature. " (A.S.Byatt). Poi perché scrive, oltre che dipingere e scolpire, e quindi ci permette un maggior apprendimento del suo percorso. Terzo perché, raro esempio nella storia dell'arte, ha stabilito una relazione con un'altra artista che le ha unite in un percorso creativo comune.
Il cornetto acustico mette insieme queste tre cose: è un lungo racconto che vuole immortalare l'amicizia con Remedios Varo e parla appunto dell'audacia dell'età e di come le relazioni fra donne che si creano intorno ad un progetto comune possano esorcizzare la paura della morte. Il cornetto acustico (di cui riportiamo in calce alcuni brani) è infatti l'esilarante avventura surrealista di Marion, una novantanovenne battagliera, e delle sue amiche che, confinate in un magico ospizio, riusciranno a prenderne in mano la gestione e a creare una nuova possibilità: fondare una comunità gestita esclusivamente da donne.

L'audacia dell'età

…una vecchia donna è una vecchia donna è una vecchia donna…
(da un'intervista a Leonora Carrington)

Leonora Carrington è un esempio autorevole di "audacia dell'età": a 91 anni è ancora attiva e creativamente prolifica o almeno lo è sicuramente stata sino a qualche anno fa. Fa parte, con Dorotea Tanning (1910), Louise Bourgeois (1911), Carol Rama (1918) e Maria Lai (1919) di un gruppetto di grandi Signore ancora sul palcoscenico dell'arte da cui trarre benefici esempi di forza creativa. ("Man mano che invecchio…le mie conoscenze aumentano e i collegamenti tra immagini, concetti, parole si moltiplicano. Tutto questo mi procura grandi stimoli e un enorme piacere." - A.S.Byatt). Maria Lai e Carol Rama sono un caso tutto italiano di cui vantarsi. La franco-americana Louise Bourgeois è un mito ormai molto conosciuto. L'americana Dorothea Tanning e l'inglese Leonora Carrington sono invece conosciute come le ultime "surrealiste" viventi. In comune hanno avuto, in e per periodi diversi, un uomo: Max Ernst. Questo ha contribuito a renderle note ma anche a rendere inizialmente meno visibile il loro lavoro in quanto relegate al ruolo di "compagne" dell'artista o addirittura di "muse". Sono invece entrambe un esempio di forza creativa autonoma avendo sempre lavorato e prodotto in piena indipendenza da relazioni familiari o di gruppi artistici.
Leonora Carrington ha lavorato ininterrottamente sino ad anni molto recenti. Purtroppo non esiste ancora un catalogo ragionato della sua notevole produzione. Qualche esempio della sua opera può partire da Self-portrait


Self-portrait

eseguito probabilmente nel 1938, in cui Leonora Carrington ritrae se stessa seduta sul bordo di una sedia vittoriana con animali che la circondano: un cavallo a dondolo fluttuante come se fosse vivo, un cavallo galoppante fuori dalla finestra e una iena che allatta con occhi umani. La iena appare anche in un suo racconto, La debuttante (1940), in cui la protagonista, una ragazza al suo debutto in società, si fa sostituire da una iena mascherata da umana ma che verrà tradita dal suo odore. Nel quadro la Carrington si pone fra la iena, che significa l'irrompere del selvaggio e dell'oscuro in un ambiente domestico, e il cavallo a dondolo che riporta alla sua infanzia. I cavalli occupano un ruolo centrale nell'opera della Carrington e rappresentano, come la iena, un altro aspetto animale del suo sé: il suo desiderio di libertà e di fuga dagli stereotipi dominanti del femminile.
Nel 1970 Leonora Carrington viene in contatto col movimento femminista americano e nel 1972 disegna un poster per il movimento messicano di liberazione intitolato Mujeres Consciencia

 

in cui la nuova Eva ritorna la mela alla vecchia Eva rigettando così il mito patriarcale della natura peccatrice della donna e della sua espulsione dal giardino dell'Eden, facendo appello alle donne perchè siano coscienti di poter ripristinare nel mondo la visione della dea madre.
In questo periodo la sua pittura si arricchisce di simbolismi che servono a recuperare la "traccia della madre" cancellata dalle tradizioni patriarcali e ad avallare il ruolo assunto dalle primordiali divinità femminili nel raggiungimento dell'armonia fra le specie viventi.


The god mother

In The God Mother degli anni '70 l'ampio ventre di una divinità contiene numerose donne come se la dea madre avesse metaforicamente divorato le altre donne per includerne le forze.
La madre assume spesso nei suoi quadri le sembianze di un animale, operazione che può ricollegarsi alle tradizioni culturali e ai miti. Come nell'enigmatico dipinto Grandmother moorhead's aromatic Kitchen del 1975, che sembra consegnare al sapere culinario femminile il potere "magico" di un nutrimento vitale, riconosciuto al mito generativo delle dee-madri.


Grandmother moorhead's aromatic Kitchen

Il suo lavoro si è sempre molto ispirato alle fiabe, alle leggende e alla mitologia, sia quella celtica ed irlandese delle sue radici e della sua educazione infantile, sia quella del paese che l'ha accolta, il Messico, e in cui vive tuttora da oltre sessant'anni, creando universi magici, onirici e mistici, popolati di personaggi enigmatici, animali e vegetali fantastici e paesaggi incantati.
Le donne che rappresenta sfuggono alle aspettative culturali e sociali: sono figure misteriose, un po' streghe e un po' animali, intente in azioni che non si spiegano col senso comune. E spesso sono donne vecchie. Leonora Carrington si è infatti sempre occupata del problema dell'età rifiutando gli ideali di bellezza e eterna giovinezza che dominano la società contemporanea: "Sono una vecchia signora che ha vissuto molto e sono cambiata se la mia vita vale qualcosa io sono il risultato del tempo … non sarò mai pietrificata in una "giovinezza" che non esiste più. [...] Come una vecchia talpa che nuota sotto i cimiteri mi rendo conto che sono sempre stata cieca cerco di conoscere la morte per avere meno paura, cerco di vuotar via le immagini che mi hanno resa cieca [...] se i giovani mi dicono ora che ho lo spirito giovane mi offendo - HO LO SPIRITO VECCHIO."
Donne anziane appaiono nei suoi scritti con il ruolo di protagoniste, come la battagliera novantanovenne Marion e l'indomita amica Carmella ne Il cornetto acustico: "della gente sopra i sette e sotto i settant'anni non ci si può fidare se non sono gatti, non si è mai abbastanza prudenti."
Verso i sessant'anni la Carrington comincia a far apparire vecchie donne anche nei suoi dipinti e nelle sue sculture. Sono "crones", una sorta di streghe o megere, che la Carrington denomina The Magdalens, forse riferendosi ironicamente alle ragazze peccatrici un tempo mandate a riabilitarsi o a internarsi nei conventi (che anche lei ha frequentato da piccola), come in questo dipinto del 1986


The Magdalens

in cui una donna anziana e irsuta consegna solennemente nelle mani di una giovane donna una bacca rossa che l'artista ha spiritosamente detto - durante un'intervista - essere una pillola anticoncezionale.
L'artista insiste nel mostrare gli aspetti devastanti dell'età attraverso la rappresentazione decorativa quasi esagerata di rughe e irsutismi a cui associa tuttavia quel potere e quel sapere che nel tempo è stato alle donne sottratto: " devono riappropriarsi dei propri diritti, inclusi quei poteri misteriosi che da sempre sono stati nostri e che nel corso del tempo gli uomini hanno violato, rubato o distrutto".


Kron flower

L'ultima opera che ci è dato conoscere è una grande scultura in bronzo del 2003 posta davanti al museo dei bambini di Città del Messico e ispirata da Alice nel paese delle meraviglie di L. Carroll, a dimostrazione di non aver mai voluto rinunciare al mondo fantastico dell'infanzia.


How doth the Little Crocodile

La "sorellanza"

"Vi sono in Messico due 'streghe stregate': non hanno mai ascoltato voci di elogio o di biasimo, di scuole o di partiti e molte volte hanno riso del padrone senza faccia. Indifferenti alla morale sociale, all'estetica e al prezzo, Leonora Carrington e Remedios Varo attraversarono la nostra città con un'aria di indicibile e ineffabile leggerezza. Dove andranno? Dove le chiama l'immaginazione e la passione"

Octavio Paz

Basterebbe questa citazione del poeta messicano a descrivere la relazione molto speciale fra queste due artiste, una sorellanza spirituale e un esempio di quella potenza femminile che quando riesce a convogliarsi in un canale comune, superando rivalità e invidia, è capace di moltiplicare le potenzialità delle singole e di generare nuovi ed originali percorsi creativi.
"Per la prima volta nella storia del movimento collettivo chiamato Surrealismo, due donne avrebbero collaborato nel tentativo di sviluppare un nuovo linguaggio pittorico che parlasse più direttamente ai loro bisogni." (Chadwick).
Il terreno su cui le due artiste si avvicinano, nel 1942, è il "magico", favorito dal luogo fisico in cui si incontrano, il Messico, e dalla condizione di isolamento in cui inizialmente si trovano essendo entrambe immigrate. Hanno entrambe un'immaginazione fervida capace di aprire le porte di mondi fantastici in cui la donna può esprimere tutto il suo potere creativo e si incoraggiano l'un l'altra a generare immagini spesso basate su esperimenti con i materiali, testi di mitologia e nuove e curiose ricette creative che studiano e sperimentano insieme.
C'è un dipinto di Gerzso, un pittore messicano loro coetaneo, che le ritrae con i loro amici comuni: Remedios Varo è rappresentata a terra circondata da gatti (che entrambe amavano) mentre la Carrington, a sinistra, è rappresentata seduta e nuda mentre tiene fra le mani un torso femminile nudo con la testa coperta da un drappo.

Entrambe lontane dalla ricerca del successo la loro affinità non si traduce in un lavoro comune, ma nella condivisione e nello scambio di idee, storie e sogni, che le porta alla scoperta del sé. "La presenza di Remedios in Messico ha cambiato la mia vita" ha dichiarato la Carrington. "Incontrandosi quasi ogni giorno per anni, hanno condiviso sogni, incubi, ossessioni e profondi secreti" (Kaplan).
I loro dipinti - pur molto diversi - hanno in comune l'ambito del fantastico e per entrambe sono occasione di esplorazioni di sentieri magici che portano alla trasformazione della realtà della vita domestica e del ruolo tradizionale della donna, diventando così racconti suggestivi, fiabeschi e misteriosi, in cui la donna, a volte sibilla o strega o alchimista, mostra tutto il suo potere creativo.
Anche Il cornetto acustico, completato nel 1950 ma pubblicato solo nel 1974, nasce da questa relazione. Nel 2004, quando durante un'intervista le viene chiesto perché ha scritto Il cornetto acustico, l'artista risponde: "L'ho fatto per divertirmi e per celebrare il mio rapporto con Remedios Varo. Noi scrivevamo molte cose insieme nel nostro tempo libero: io iniziavo con un capitolo e non le dicevo nulla di che trattava e lei scriveva il secondo facendo lo stesso con me…andavamo avanti per cinque o sei capitoli e poi li leggevamo uno di seguito all'altro. Un vero divertimento."
Nel libro infatti si celebra la relazione fra la novantanovenne Marion (Leonora Carrington) e l'amica Carmella (Remedios Varo) che, pur partendo da situazioni diverse, si alleeranno per creare la possibilità di un nuovo mondo gestito solo da donne e animali.
La loro intesa creativa durerà sino all'improvvisa morte di Remedios Varo nel 1963.


Il cornetto acustico di Leonora Carrington


Quando Carmella mi regalò un cornetto acustico può darsi che ne prevedesse le conseguenze. Carmella non è quel che chiamerei una persona maliziosa, semplicemente ha un curioso senso dell'umorismo.
Il cornetto era un bell'oggetto nel suo genere; senza essere veramente moderno era molto grazioso, tempestato di motivi floreali d'argento e madreperla e ampiamente incurvato come un corno di bufalo. La bellezza del cornetto non era la sua unica qualità, amplificava il suono a tal punto che una conversazione normale poteva essere udita perfino da me.
Qui devo specificare che nessuno dei miei sensi è stato minimamente intaccato dall'età. Ho ancora una vista eccellente anche se uso gli occhiali per leggere, quando leggo, il che capita di rado. E' vero che i reumatismi mi hanno in qualche misura incurvato lo scheletro, ma questo non m'impedisce di fare una passeggiata quando il tempo è buono, né di spazzare la mia stanza una volta alla settimana, il giovedì; un tipo di ginnastica insieme utile e edificante. Sono tuttora un membro valido della società che può rendersi gradevole e divertente quando l'occasione si presti. Il fatto che non ho denti e non ho mai potuto portare una dentiera non mi dà fastidio, non devo mordere nessuno e vi è ogni sorta di cibi teneri e mangiabili, facili da procurarsi e da digerire. Purée di patate, cioccolata e pane intinto nell'acqua tiepida sono la base della mia dieta frugale; non mangio mai carne perché penso che non è giusto privare gli animali della vita, quando per di più sono così difficili da masticare se non sono macinati. Ho adesso novantanove anni e da circa quindici vivo col mio bisnipote e la sua famiglia.


Negli ultimi anni mi è venuta piano piano la paura di non tornare mai più nel Nord, di non andarmene mai via da qui. Non devo perdere la speranza, i miracoli accadono, accadono molto spesso. Certa gente pensa che cinquant'anni sono molti per visitare un paese. Per me cinquant'anni significano soltanto un arco di tempo nel quale sono rimasta incollata a un luogo dove non volevo trovarmi affatto. Per tutto questo tempo ho cercato di andarmene, non so come non ci sono mai riuscita, dev'esserci qualche vischioso incantesimo che mi trattiene come una mosca appiccicata a una striscia di carta moschicida.
Un giorno troverò il modo di andarmene e scoprirò perché sono rimasta così a lungo, mentre contemplerò felice le renne e la neve, i ciliegi, i prati e il canto del tordo con l'aiuto del cornetto che terrò con me a ogni costo. L'Inghilterra non è sempre il centro di questi sogni, anzi non voglio vivere in Inghilterra, salvo una visita a mia madre a Londra; sta diventando vecchia anche se gode ottima salute. Centoventi anni non è un'età così avanzata, da un punto di vista biblico. Margrave, il maggiordomo di mia madre, che mi manda cartoline di Buckingham Palace, mi dice che è molto vivace sulla sua sedia a rotelle, sebbene come si faccia a essere vivaci su una sedia a rotelle non riesco proprio a capire. Dice che è completamente cieca ma non ha la barba, e questa dev'essere un'allusione a una mia fotografia che ho mandato l'anno scorso come regalo di Natale.
Di fatto ho una corta barba grigia che la gente convenzionale troverebbe repulsiva; personalmente la trovo piuttosto seducente, dei gusti non si discute.
L'Inghilterra sarebbe questione di poche settimane, poi realizzerei il sogno della mia vita e me ne andrei in Lapponia a farmi trainare su una slitta tirata da cani lanosi.
Questa è una digressione e non voglio che nessuno pensi che la mia mente vaghi lontano; vaga, ma non più lontano di quanto voglio io.


Il lunedì se il tempo è buono faccio due isolati a piedi e vado a trovare la mia amica Carmella. Vive in una casetta con sua nipote che cucina dolci per una sala da tè svedese benché sia spagnola. Carmella ha una vita piacevolissima ed è molto intellettuale, legge libri con un occhialetto elegante e non borbotta quasi mai tra sé. Lavora a maglia bellissimi pullover, ma il vero piacere della sua vita è quello di scrivere lettere. Carmella scrive lettere in tutto il mondo a gente che non ha mai conosciuto firmando con ogni sorta di nomi romantici, mai col suo naturalmente.
Carmella disprezza le lettere anonime e comunque sarebbero poco pratiche perché chi può rispondere a una lettera non firmata? Queste meravigliose lettere volano celestialmente per via aerea nella delicata scrittura di Carmella. Nessuno risponde mai. La gente non ha mai tempo per le cose interessanti.


"Ti aspettavo, Marion, sei in ritardo di ventiminuti… uno di questi giorni ti dimenticherai addirittura di venire ".
La sua voce era un fievole strillo e questo è suppergiù quel che disse perché naturalmente non potevo udire bene le sue parole. Mi trascinò in casa e dopo molti sforzi riuscì a farmi capire che aveva un regalo per me. "UN REGALO. UN REGALO. UN REGALO".
Carmella mi ha fatto tante volte dei regali, qualche volta lavorati a maglia, di tanto in tanto commestibili, ma non l'avevo mai vista così eccitata.

Quando svolse dalla carta il cornetto acustico non avevo la più pallida idea se servisse per mangiare, per bere o semplicemente per ornamento. Dopo molti gesti ingarbugliati me lo mise all'orecchio e quel che avevo sempre udito come uno strillo fievole e distante mi trapassò improvvisamente la testa come il muggito di un toro infuriato.
"MI SENTI, MARION? ".
La sentivo sì, era terrificante.


Questo magnifico cornetto ti cambierà la vita " tuonò Carmella.

Ci sedemmo vicine a succhiare una losanga profumata alla violetta che piace a Carmella perché profuma l'alito; comincio ad abituarmi al loro sapore piuttosto disgustoso e ad apprezzarle per amore di Carmella.

Carmella aveva finito la sua losanga e acceso un piccolo sigaro nero che fuma in occasioni speciali.
"Il cornetto dev'essere tenuto segreto, perché potrebbero portartelo via quando non vogliono farti sapere di che cosa stanno parlando".
"Perché dovrebbero volermi nascondere qualcosa?" domandai, pensando alla passione di Carmella per i melodrammi. " Non do nessun fastidio, non mi vedono quasi ".
" Non si sa mai, " disse Carmella " della gente sopra i sette e sotto i settant'anni non ci si può fidare se non sono gatti, non si è mai abbastanza prudenti. Pensa all'esilarante facoltà di ascoltare la conversazione di chi crede che non puoi sentire!".


Infatti al suo ritorno a casa Marion sente discutere la famiglia del bisnipote sulla necessità del suo ricovero. Quando torna a trovare l'amica le chiede consiglio.


" Che devo fare? " dissi. " Mi sembra un peccato suicidarmi dopo aver vissuto novantanove anni senza aver mai capito niente ".

Carmella non aveva nessun consiglio pratico.
Le case sono proprio dei corpi. Noi siamo attaccati ai muri, ai tetti e agli oggetti esattamente come al nostro fegato, allo scheletro, alla carne e al flusso sanguigno. Io non sono una bellezza, non c'è bisogno di uno specchio per accertarmene. Eppure sto aggrappata a questa mia carcassa come se fosse il limpido corpo di Venere. E questo vale anche per il cortile e la stanzetta che occupavo allora; il mio corpo, i gatti, la gallina rossa sono tutti il mio corpo, tutti parte del mio pigro flusso sanguigno.


Marion viene successivamente trasferita nella confraternita del Pozzo di Luce, un magico ospizio i cui ospiti sono tutti fra i 70 e i 100 anni.

Personalmente credo che il tempo sia senza importanza e quando penso alle foglie d'autunno e alla neve, la primavera e l'estate, gli uccelli e le api, mi rendo conto che il tempo è senza importanza, eppure la gente dà moltissima importanza agli orologi. lo credo nell'ispirazione, una conversazione ispirata fra due persone con qualche misteriosa affinità può portare più gioia nella vita perfino del tipo più costoso di orologio. Purtroppo sono pochissime persone ispirate e tocca ripiegare sul proprio fuoco vitale, e questo è molto estenuante soprattutto dal momento che devo lavorare giorno e notte con tutte le ossa che mi fanno male e la testa che mi gira e anche se svengo dalla stanchezza e nessuno capisce come lotto per reggermi in piedi e non perdere la mia ispirata gioia di vivere anche se ho le palpitazioni al cuore e mi fanno lavorare come una povera bestia da soma tante volte mi sento come Giovanna d'Arco così spaventosamente fraintesa e tutti quei tremendi vescovi e cardinali che stuzzicano quel suo povero cervello tormentato con tante domande inutili non posso non provare una profonda affinità con Giovanna d'Arco e spesso mi sento bruciare sul rogo solo perché sono diversa da tutti gli altri perché mi sono sempre rifiutata di rinunciare a quel meraviglioso strano potere che ho in me che si rivela ogniqualvolta mi trovo in armoniosa comunicazione con qualche altro essere ispirato come me ".


In questo ospizio Marion vive un'avventura surrealista che le fa scoprire un sinistro Paese delle meraviglie: la Confraternita nasconde infatti terribili segreti che riguardano i Templari, il Santo Graal e soprattutto la misteriosa Triplice Dea. Avvengono anche strani accadimenti - come una morte per avvelenamento - a cui Marion e le sue battagliere compagne, con l'aiuto di Carmella, si ribelleranno.


"…Perché non abbiamo nessuna intenzione di lasciarci mai più intimidire dalla sua disgustosa routine. Sebbene la libertà ci sia giunta piuttosto tardi nella vita, non vogliamo certo buttarla di nuovo via. Molte di noi hanno trascorso la loro esistenza vicino a mariti prepotenti e irritabili. Quando finalmente ne siamo state liberate, siamo cadute vittime della persecuzione di figli e figlie che non ci amavano più e ci consideravano un peso e un oggetto di scherno e di vergogna. Come vi potete figurare nei vostri sogni più scatenati che ora che abbiamo assaggiato questa irresponsabile e benedetta, anche se affamata, libertà, ci lasceremo di nuovo menare per il naso da lei…".

Così Marion e le sue non-violente compagne prenderanno in mano la gestione dell'istituto e prepareranno la strada alla misteriosa Dea, che riconquisterà la sua Sacra Coppa
"con un esercito composto di api, lupi, sei vecchie, un postino, un cinese, un'arca a propulsione atomica e una lupa mannara".

Con la riconquista del Graal da parte della Dea nasce una nuova possibilità: fondare una comunità gestita esclusivamente da donne con l'aiuto degli animali che, forse, avranno maggior successo là dove gli umani hanno fallito.

 


Brevi note sull'autrice

Non era bellissima, non c'era in lei un equilibrio delle parti. Aveva la criniera di una leonessa, il cervello di un uomo, il busto di una donna, il torso di un fanciullo, la grazia di un angelo, la "lingua" del diavolo.
Julien Levy

 

Leonora Carrington nasce in Inghilterra il 6 aprile 1917 in una ricca famiglia. Da ragazza viene espulsa da parecchie scuole per comportamento ribelle finchè non viene mandata a studiare arte a Firenze. Tornata in Inghilterra prosegue gli studi artistici nonostante l'opposizione del padre finchè, nel 37, incontra Max Ernst - di cui già ammirava il lavoro - e con lui va a vivere a Parigi. Con l'occupazione nazista della Francia nel 1940 Ernst viene arrestato. Leonora Carrington si trasferisce in Spagna dove ha un tracollo psicologico che la porterà in manicomio per un periodo. Quando i suoi cercano di riprenderla per farla curare in un altro istituto Leonora fugge e si rifugia nell'ambasciata messicana di Lisbona dove riceve l'aiuto di un diplomatico messicano amico di Picasso. Con lui si sposerà per convenienza trasferendosi successivamente a New York e poi in Messico dove divorzierà per risposarsi con l'intellettuale Emericko Weisz da cui avrà due figli e con cui vivrà per più di sessant'anni. Il Messico le darà l'opportunità e lo spazio per dipingere e scolpire e per intrecciare relazioni artistiche importanti come quella con Remedios Varo. Le fornirà inoltre l'ispirazione per le sue opere pittoriche e letterarie, in cui l'artista saprà unire le fiabe e i racconti celtici della sua educazione infantile alla mitologia e alle leggende messicane. La sua prima mostra avverrà a New York nel 1947. Successivamente molto conosciuta in Messico, comincerà ad esporre negli altri paesi del mondo a partire dagli anni ottanta. Il suo lavoro, eseguito con una tecnica meticolosa, è estremamente evocativo e simbolico, ma di fatto enigmatico e l'autrice non spiega mai i suoi lavori.