Darkladies

(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 

 

da La Repubblica del 17 aprile 2010

Nelle stanze di Carol Rama nostra signora dell'arte

di Emanuela Audisio

Ha sempre preferito la luce elettrica. Vecchi sacchi delle poste italiane messi sui vetri,a proibire il sole. Grandi finestre, tende nere. «Non sono capace di guardare un paesaggio, ogni rumore mi disturba». Vive ancora nella casa (in affitto) in Via Napione. Ultimo piano senza ascensore. Non ha più voglia di dipingere. Eppure a soli 21 anni da autodidatta è stata un' artista scomoda e censurata. Troppo caldi nudi e crudi i suoi corpi, troppo colorate le parti che danno piacere fisico, troppo in evidenza gli attributi maschili, per il fascismo e per la morale. Chi aveva mai sentito parlare allora della Bad Painting? Carol Rama oggi compie 92 anni. È nata a Torino, il 17 aprile, anche se lei per vezzo ha sempre detto il 18. Vere tutte le altre cose, le amicizie con il poeta Edoardo Sanguineti, con il musicologo Massimo Mila, con l' architetto Carlo Mollino, con il musicista Luciano Berio, con Man Ray e Andy Warhol passando per Buñuel per cui ha fatto la comparsa in Viridiana. Vera la sua golosità, soprattutto per i gianduiotti che gusta dicendo: «Che meraviglia la bocca». Vera la sua casa-laboratorio, a metà tra il ripostiglio e una stanza del Chelsea Hotel, piena, anzi strapiena di sue opere, foto, collage, e ricordi. È appena nata una fondazione per catalogare questo piccolo patrimonio. Il braccialetto d' avorio, regalo di Man Ray, «con il quale c' è stato un atteggiamento di sguardi reciproci, io gli mettevo una mano sulle spalla e lui una mano sulla gamba». Il santo d' argento del ' 700, dono nel 1949 di Morbelli. Le confessionia Corrado Levi: «Queste cose sono dei buchi su di me, hanno dei riferimenti cattolici, ma anche erotici». I sacchi postali, grigi e eleganti. Come ha detto a Maria Perosino: «Prendo pezzi degli altri, perché ho bisogno di un suggerimento. Io da sola, per tante cose che mi sono successe, sono troppo impaurita. Ho bisogno di un fondo grigio come il sacco, per iniziare. Il foglio bianco mi disturba molto. A me basta niente per andare in tilt, sono stata talmente trascurata che ho finito per dare ragione a chi lo faceva. Tutti gli artisti sono nevrotici, spaventati a modo loro». Le sculture di pale rosse e bianche. «Le ha rubate per me un amico, sono cose che non bisognerebbe fare, ma era poverissimo, gli ho detto che erano stupende, più belle di un' opera di Moore, ma lui non ha capito, perché non conosceva Moore, mi sono vergognata». Le camere d' aria di bicicletta. «Usate molto nei miei quadri, le ho avute dai miei amici, anche Massimo Mila dopo che mi portò sette denti, mi regalò due gomme di bici. Ma per i denti sono semisvenuta e quando li ho disinfettati mi sono venuti dei ricordi di morte, il suicidio di mio padre, la scomparsa di mia madre. Per questo gli ho fatto un ritratto tragico, con gli occhi rossi e l' aria braccata». Nelle sue composizioni non sono mai mancati occhi di vetro, denti e unghie incollate su tele. E le camere d' aria rosa significavano pelle, carne, budella, falli. Il manichino di legno di Morbelli è sempre sul tavolo nello studio. «Quando vengono degli amici in casa e lo trovo in altre posizioni mi piace molto perché mi pare che con la persona che lo ha toccato potevo farci un figlio». I vetri in cucina. «Sono di un lontano parente che aveva una farmacia, li ha dati a mia madre che li ha venduti a suo fratello che me li ha lasciati in eredità, sono tutti dei cerchi che ritornano». Carol ha sempre vissuto da spiantata, ha chiesto la Bacchelli, è assistita da due donne Maura e Lucilla, e tra le sue amiche che oggi le faranno festa c' è Cristina Mundici, che ha anche curato la sua ultima mostra al museo Stedeljk di Amsterdam. «Torta e un bicchiere di Moscato. A lei devo intelligenza e apertura di mente». Carol oggi ha lunghi capelli bianchi. Al posto della treccia che le circondava la testa come una corona, tiene le mani. La rabbia non è scomparsa, è solo diventata più vecchia. Come la sua voracità.