Darkladies

(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 

da Il Manifesto del 20 ottobre 2010

Séraphine, la pittrice coi colori della natura
Martin Provost presenta il suo film

di Cristina Piccino


In Francia è stato un successo, 7 César, tra cui quello alla protagonista, Yolande Moreau, che forse qualcuno ricorda per Louis Michel, il film di ribellione operaia di Jean-Pierre Jeunet, che incarna sullo schermo Séraphine. E ha ragione il regista, anche sceneggiatore, Martin Provost, nessuno poteva farlo se non lei. «La sua presenza è stata decisiva ancora prima che scrivessimo la sceneggiatura. Intanto c'era la somiglianza fisica, quando ci siamo incontrati è stata lei la prima a dirlo. Poi ci siamo trovati d'accordo su come rappresentare Séraphine, siamo rimasti fedeli a ciò che ci aveva commossi in lei, alla sua fragilità, al suo coraggio, senza sottolineare un aspetto della sua storia, la follia o il sentimento».
A stupirsi del successo è stato Provost il primo. «Il grande pubblico è una speranza» dice il regista nel corso dell'incontro romano di lancio del film in sala venerdì prossimo. «Séraphine è rivissuta col film. Nel corso della sua vita non è mai riuscita a avere la personale a cui teneva tanto. Grazie a Dina Vierny, che ha ricomprato i suoi lavori dopo la morte di Wilhem Uhde da sua sorella Anne-Marie, siamo riusciti a organizzare una mostra al museo Maillol di Parigi. E c'è anche una stanza al Musée d'Art Moderne dedicata a Uhde coi quadri di Séraphine ... Credo che a affascinare il pubblico di oggi sia il suo essere autodidatta, il fatto che vive in una crisi, quella del '29, vicina alla nostra, ma è capace di mantenere la sua autonomia a costo di umiliarsi».
Torniamo indietro. Séraphine de Senlis, dove viveva, arriva alla pittura, come racconterà tutta la vita, grazie all' angelo custode. Famiglia povera, va a servizio dalle suore dove rimane vent'anni. Continuerà a servire, fisico grande, i passi marziali delle scarpe rigide che toglie lavorando scalza, un'esistenza immersa nella natura. Foglie, piante, animali, umani sono un insieme inscindibile nel suo universo poetico e sofferente dove convivono anche canti sacri, madonne, candele. I colori se li fa da sé, il rosso col sangue del macello, la cera sciolta sull'altare, il giallo fatto coi pollini ... Un impasto come le sue fantasie, i sussurri agli alberi e alla luce ... La scopre il critico e collezionista assai influente Wilhem Uhde, si innamora della sua pittura «primitiva», vuole lanciarla insieme a un altro genio quale sarà Rousseau il Doganiere. Ma la guerra lo spinge alla fuga, lui tedesco ... Tornerà in Francia anni dopo, Séraphine è invecchiata, ha patito, continua a dipingere. Lui la sostiene di nuovo, lei si illude, ma il crack del '29 arresta ancora una volta le sue speranze. Lei si veste da sposa, vaga per il paese, oggi sarebbe una performance, allora era follia. La rinchiudono, muore in manicomio nel '42. «Di fame come tanti altri, con la seconda guerra nessuno si occupava più dei malati di mente» dice Provost che prepara un nuovo film, Ou va la nuit? ancora con Moreau, la storia di una donna di campagna, «molto nera», ambientata in Belgio.
Tornando a Séraphine si rimane col sentimento dell'«occasione mancata», la materia, l'attrice protagonista, tutto è un po' soffocato da una «misura» che Provost traduce in medietà. E soprattutto - pensiamo per rimanere nel cinema francese al Van Gogh di Pialat - non c'è alcun confronto col gesto pittorico.
In Francia Provost è stato querelato, tardivamente, per plagio dallo storico dell'arte Alain Vircondelet esperto di Séraphine. «Una storia assurda, stiamo aspettando il verdetto che arriverà a fine novembre. Lui è uno che fa processi a tutti, ma è stata una cosa molto spiacevole».