Edicola
(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

rassegna stampa dal 2009

 

da Il Corriere della Sera del 23 settembre 2011

Artemisia la «pittora»

di Francesca Montorfano


Il successo Conobbe Van Dyck e Vouet, ebbe una propria bottega e il suo affascinante universo creativo fu celebrato ovunque. La scoperta. Il ritrovamento di 36 lettere autografe ha permesso di approfondirne il carattere e il percorso della carriera. Grintosa, sensuale. Il doppio mondo di un' artista che mutò i colori del suo destino


F u contesa, come scrisse lei stessa, da «tutti li maggiori Potentati d' Europa», dai granduchi di Toscana al viceré di Napoli a Carlo I d' Inghilterra. Godette dell' attenzione di intellettuali e raffinati committenti, Michelangelo il Giovane, Cassiano del Pozzo, Galileo Galilei, considerata alla pari dei più affermati pittori del tempo. Eppure fama e successo vennero presto dimenticati, messe in ombra le qualità artistiche e l' innato talento e Artemisia restò nel ricordo solo come la figlia di Orazio Gentileschi se non come la vittima, violata nell' onore e nell' amore, di quello stupro perpetrato su di lei appena diciottenne da un collega del padre e diventato oggetto nel 1612 di un pubblico processo, tra le più seguite causes célèbres dell' epoca. Di Artemisia, diventata emblema di emancipazione femminista anche per il carattere risoluto e battagliero e la vicenda biografica insolitamente libera e avventurosa, rimase per lungo tempo solo la leggenda. «L' unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura e colore, e impasto, e simili essenzialità...», scrisse di lei Roberto Longhi, tra i primi a riscoprirne la statura. Ma a metterne pienamente in luce i meriti, a evidenziare il posto di Artemisia nella grande pittura del Seicento è oggi la rassegna di Palazzo Reale, la più importante e completa a lei dedicata, curata da Roberto Contini e Francesco Solinas con gli interventi scenografici di Emma Dante, che oltre ai più celebri capolavori presenta opere mai esposte prima, come la giovanile Vergine che allatta il Bambino o la Suonatrice di liuto di probabile periodo veneziano e preziosi documenti inediti. «È la più grande mostra mai fatta su Artemisia, nata da ricerche più che ventennali e da recenti scoperte. Voluta per presentare in tutta la sua ricchezza espressiva un' artista ancora sconosciuta, ma di portata internazionale, che conobbe Van Dyck e Vouet, che creò una propria maniera e ottenne riconoscimenti con pochi eguali. Una "pittora" che sapeva dipingere come un uomo, che come un uomo affrontava tutti i generi, storie bibliche, nature morte, ritratti ma, proprio perché donna, sapeva rendere ancor più reali, più seducenti e sensuali i suoi nudi, quelle sue eroine che furoreggiavano tra i maggiori collezionisti dell' epoca», spiega Francesco Solinas. «Il ritrovamento di 36 lettere autografe di Artemisia e del marito Pierantonio Stiattesi al nobile fiorentino Francesco Maria Maringhi, amante e protettore della moglie, ha consentito inoltre di approfondirne l' intelligenza pronta e brillante, l' universo creativo, il percorso stesso della carriera». Una carriera che la vede ancora giovanissima, a Roma, allieva del padre da cui apprende il disegno anatomico e l' uso del colore e dove fa la sua prima conoscenza con il realismo drammatico di Caravaggio. E poi, non ancora ventenne (era nata nel 1593), a Firenze, in quella corte di Cosimo II e della moglie Maria Maddalena d' Austria che sta vivendo allora una delle sue più splendide stagioni. Apprezzata anche dall' affermatissimo Cristofano Allori che ne sostiene l' ingresso (unica donna!) all' Accademia del Disegno, Artemisia matura quel suo linguaggio che le farà cogliere le novità fiorentine del tempo filtrandole attraverso la visione caravaggesca assorbita a Roma e realizzando lavori insigni come le due versioni della Giuditta che decapita Oloferne o l' allegoria dell' Inclinazione per Casa Buonarroti. La sua tavolozza si fa intanto sempre più sontuosa, arricchendosi di preziose lacche rosse e azzurro oltremarino, accendendosi d' oro luminoso. Ed eccola quindi a Genova, a Venezia, di nuovo a Roma e poi a Napoli a capo di una prestigiosa bottega, ad accogliere le committenze di principi e cardinali, a dar voce al talento di giovani pittori come Francesco Guarino o Bernardo Cavallino, ovunque celebrata, mentre esiti sempre più alti produce la sua particolarissima maniera, quella capacità «camaleontica» di accogliere e rielaborare le esperienze artistiche dei grandi pittori che incontra, Simon Vouet, Massimo Stanzione. A parlare di lei oggi è la sua arte, una passione che insieme all' amore per il nobile fiorentino l' accompagnerà tutta la vita. Sono quelle Salomé, Giuditte, Maddalene, quelle Cleopatre, Lucrezie e Danae, eroine delle Sacre Scritture o celebri amanti della storia, nelle quali l' audace e determinata Artemisia ha sempre visto riflesso il suo volto.