Edicola
(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

rassegna stampa dal 2009

 

da Il Corriere della Sera del 23 settembre 2011

Confessione immaginaria. Rabbia, combattività, consapevolezza del proprio talento. E stoccate ale "colleghe"

"Sulla tela vendicherò il mio stupro"
Figlia di un farabutto che mi offrì all'amico, diventai la "gentil'esca". Dipingerò quadri più potenti di Caravaggio

di Bonazzoli Francesca

Oggi è arrivata da Roma la notizia che Lavinia Fontana è morta. Dicono che sia stata sepolta in Santa Maria sopra Minerva: lei là per sempre, nella mia città che ho dovuto lasciare dopo il processo per stupro; io qui a Firenze con un marito inetto, sposato per ricomprare a buon prezzo una rispettabilità farlocca, e che spende i miei soldi in cambio di debiti e gravidanze. Lei per sempre là, dove io vorrei essere a mostrare a tutti il mio talento, tanto più possente del suo. Quante volte ho pensato alla sua pittura diligente, senza passione e senz' anima, fatta per indurre il docile gregge cristiano all' obbedienza. Quanto meglio posso fare io! Datemi un esercito, che voglio combattere; datemi un campo di battaglia e sentirete lo schianto della mia forza contro la sua mitezza; il clangore della mia violenza contro il bisbiglìo della sua bontà da sacrestia. Datemi una guerra perché, a 21 anni, possiedo armi già ben forgiate, spade da affondare nella lussuria di principi e cardinali in forma di Cleopatre, Lucrezie, Veneri e Susanne; picche da infilzare nelle perversioni dei miei committenti a guisa di Giuditte, Maddalene e Giaele. Tutti desiderabili nudi di donne cui infliggere torture o da cui ricevere dolore: questo mi hanno fatto gli uomini, questo io voglio restituire alla loro impudìca bramosia. Mio padre mi lasciò stuprare dal suo amico, dall' ultimo dei farabutti che tutti conoscevano come «lo smargiasso», sempre dentro e fuori di prigione, sempre a bere, ad attaccar briga e a fare imbrogli. Agostino Tassi, il bastardo che è rimasto a Roma, anche lui, a lavorare per i principi della Santissima Chiesa coll' unico talento di saper di prospettiva. Si compiaceva di spogliarmi, mio padre, e farmi posare davanti a quell' infame. Io ero la piccola Susanna, nuda come davanti ai due vecchioni. Finché il sodalizio con quell' amico mascalzone non si ruppe, per questione di soldi. E allora mio padre, un anno dopo lo stupro, un anno dopo che quel bugiardo e senza onore aveva continuato a prendermi con la promessa di sposarmi, nascondendomi di avere già una moglie, mi usò per colpire il suo vecchio complice. Mi portò davanti a un tribunale, lasciò che mi sottoponessero all' umiliazione delle visite dei dottori e alla tortura dei pollici, lasciò che il mio disonore diventasse pubblico. Artemisia diventò la «gentil' esca», la cloaca di Roma, la sentina delle perversioni e dei rancori di tutti i malviventi nemici di mio padre che venivano a deporre le loro false testimonianze. Ero in mezzo a due fazioni di luride canaglie e ho pagato per tutti quei miseri uomini che si sono affrontati sul mio corpo non avendo il fegato di sfidarsi apertamente fra loro. Ora io vi sfido. Mi farò vendetta con la pittura, dipingerò quadri potenti come nemmeno ho visto fare a Caravaggio quando frequentava mio padre. La conosco la sua Giuditta che taglia la testa a Oloferne: l' ho rifatto uguale il movimento delle braccia, ma la mia eroina non ha quell' espressione schifata nel momento di far zampillare la vena giugulare né tira indietro il busto per paura di sporcarsi l' abito. Io affonderò la mia spada con voluttà. Dove siete, pittorucoli? Io posso uccidere e sgozzare il più grande dei vostri campioni con le vostre stesse armi che considerate maschili. E questa minaccia vale anche per te, Lavinia, nella tua bella sepoltura nel cuore di Roma. Ascoltami: anche tu soccomberai sotto la mia fama, con tutti i tuoi stanchi quadri di trine inamidate. Perché è con la condiscendenza che hanno lasciato lavorare la figlia modello del più rinomato pittore bolognese del suo tempo, il signor Prospero, l' erudito consulente del cardinale Paleotti. Ti sei ritratta alla spinetta, come quell' altra pittrice cortigiana, Sofonisba Anguissola; ti sei sposata, moglie e madre esemplare: se hai voluto anche dipingere, dopo tanta dedizione, ti è stato concesso poiché hai ottemperato a tutti gli altri tuoi doveri! Ma io no. Io, la figlia di un farabutto, la disonorata da un delinquente, io non voglio che mi sia concesso dipingere. Io lo farò e basta, solo perché sono brava. Sai cosa mi gridava l' immondo Tassi, mentre mi teneva ferme le braccia e con il ginocchio mi allargava le gambe? Mi gridava: «Non tanto dipingere, non tanto dipingere!». E allora Lavinia, ora io voglio accompagnare la tua morte con questi versi del Libro dei Giudici. Ne farò un quadro; è la storia di Giaele che conficca con un colpo di martello un picchetto nella tempia di Sisara, il capo dell' esercito canaanita: «Sia benedetta fra le donne Giaele, colpì Sisara, lo percosse alla testa, ne fracassò, ne trapassò la tempia. Ai piedi di lei si contorse, cadde, giacque; così periscano tutti i tuoi nemici, Signore!». Controcorrente Properzia de Rossi Nata nel 1481, bolognese, prima donna scultrice, «di capriccioso e destrissimo ingegno», come la loda il Vasari, cominciò a intagliare il legno di noccioli di pesche con figure in miniatura, ma quando passò al più virile marmo per la facciata di san Petronio, fu denigrata e «pagata un vilissimo prezzo». Suzanne Valadon Analfabeta, autodidatta, cominciò a disegnare da piccola imponendosi grande disciplina. A 16 anni (era nata nel 1865) divenne amante di Puvis de Chavannes, che ne aveva 56, poi di Renoir, Toulouse Lautrec e del musicista Eric Satie. Fu Degas a sostenerla come artista e Picasso andò a renderle omaggio al suo funerale. Frida Kahlo Messicana, nata nel 1907, la sua notorietà fu oscurata da quella del marito, il muralista Diego Rivera. Raccontò la sua sofferenza nei quadri, dall' incidente che la costrinse a dolorose operazioni all' aborto. Furono i surrealisti a interessarsi a lei, ma soprattutto, negli anni Ottanta, la critica femminista. Louise Bourgeois Parigina di nascita, nel 1911, e in seguito cittadina statunitense, agli esordi legata ai surrealisti, si dedicò poi a lavori autobiografici sull' infanzia, la sessualità, la famiglia e la solitudine. Sempre un' outsider, solo dopo i settant' anni fu riconosciuta come una dei protagonisti dell' arte del XX secolo. La guida «Artemisia Gentileschi, storia di una passione» è aperta a Milano, Palazzo Reale, fino al 29 gennaio 2012 . La mostra è a cura di Roberto Contini e Francesco Solinas, scenografie di Emma Dante. Prodotta da Comune di Milano - Palazzo Reale e 24 ORE Cultura con il sostegno di Cariparma - Crédit Agricole e Ferrarelle in collaborazione con Associazione Di Nuovo Milano, Fondazione Bellisario, Fondazione Doppia Difesa e Valore D. Il catalogo è edito da 24 ORE Cultura, 288 p., 49 (39 in mostra) www.mostrartemisia.it **** Il film e il libro Le movimentate vicende biografiche di Artemisia Gentileschi hanno ispirato un film e due romanzi relativamente recenti. Al cinema la pittrice è stata impersonata da Valentina Cervi nel film Artemisia - Passione estrema (nella foto a sinistra), diretto nel 1997 da Agnès Merlet. In libreria sono invece usciti Artemisia della francese Alexandra Lapierre (Mondadori, 2000) e La passione di Artemisia dell' americana Susan Vreeland (Neri Pozza, 2009)