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da La Repubblica del 6 marzo 2015

Molto Marx, molta Africa e tante performance
Ecco la Biennale di Enwezor

di Dario Pappalardo

Politica , performance, progettazione. Tanta Africa e tanto Marx. La Biennale di Okwui Enwezor sta per partire. Ieri il direttore della 56ma Esposizione Internazionale d'Arte, che apre al pubblico il 9 maggio prossimo (fino al 22 novembre), ha messo le carte in tavola. All the World's Futures — questo il titolo — chiama a raccolta 136 artisti da 53 Paesi: dominano una ventina di africani e altrettanti statunitensi. Non mancano le zone calde del mondo: Palestina, Siria, Egitto, Iraq, Pakistan. Nel gioco delle presenze pop, niente nomi da supermercato. Ci sono i "grandi vecchi" Georg Baselitz e Bruce Nauman; Philippe Parreno e Christian Boltanski; le certezze Thomas Hirshhorn e Carsten Höller; gli "impegnati" Allora & Calzadilla, che tornano in laguna dopo il carro armato rovesciato di quattro anni fa, la sudafricana Marlene Dumas, la cinese Cao Fei e, unica concessione a un relativo glamour, Steve McQueen, videoartista black convertito al cinema da Oscar.

Gli italiani si contano sulle dita di una mano: Rosa Barba (1972) e Monica Bonvicini (1965), entrambe attive a Berlino, e i classici Fabio Mauri e Pino Pascali, scomparsi rispettivamente nel 2009 e nel 1968. Durante la presentazione, a Ca' Giustinian risuona la voce di Pasolini che legge La Guinea . L'Italia di oggi non risponde all'idea di arte politica che piace a Enwezor? «L'Italia sarà ben rappresentata dal suo Padiglione, che è in dialogo con la mostra principale. Non mi interessano queste categorie: la provenienza, "i giovani", "i vecchi"… Quella di Fabio Mauri è una lezione nuova ancora adesso. Mi interessa l'impatto fisico ed emotivo che le opere possono avere sul pubblico, la loro freschezza».

A garantire l'impatto fisico ed emotivo provvederà l'Arena, la sostanziale novità della Biennale del direttore nigeriano. Sarà uno spazio attivo nel Padiglione centrale ai Giardini, progettato dall'architetto ghanese-britannico David Adjaye. Qui si svilupperà una programmazione interdisciplinare dal vivo senza soluzione di continuità. Con una costante: Il capitale di Marx, che verrà letto per i sette mesi abbondanti della mostra da attori diretti dal regista Isaac Julien.

«L'Arena sarà il centro nervoso della Biennale», spiega Enwezor. L'idea di un open space di confronto permanente nasce dalla scoperta che il direttore ha fatto negli archivi della Biennale: «Nel 1974 una parte dei programmi della mostra fu dedicata al Cile, un anno dopo il colpo di Stato. Quegli eventi che coinvolsero artisti di ambiti diversi furono una presa di posizione netta contro il fascismo. Oggi che attraversiamo la stessa angoscia quell'esperienza è stata dimenticata». Ma l'Arena la rinnoverà con progetti dove musica, canto e parola sono ingredienti fondamentali. Tutte le performance sono presentate per la prima volta. Quella del tedesco Olaf Nicolai si ispira alla composizione di Luigi Nono Un volto, del mare — Non consumiamo Marx del 1968. L'americano Jason Moran con Staged mappa il tempo dei canti di lavoro registrati nelle prigioni e nei campi, da un penitenziario in Louisiana all'Angola. Le performance continuano all'Arsenale con la nuova opera di Allora & Calzadilla, In the Midst of Things , dove un coro intonerà l'oratorio della Creazione di Haydn. La cubana anticastrista Tania Bruguera, arrestata due mesi fa all'Avana per aver tentato un'azione in Plaza de la Rivolución, riproporrà un atto d'accusa al regime di Fidel. Ancora politica: l'Africa del collettivo The Invisible Borders Trans-African Project e la Siria dei filmaker anonimi Abounaddara. Il cinema sarà presente con omaggi a Eizensteijn, Chris Marker e un film di Alexander Kluge dedicato ancora a Marx. Accanto alla mostra principale gravitano gli 89 Padiglioni nazionali. Per la prima volta arrivano Grenada, Mauritius, Mongolia, Mozambico e Seychelles. Torna la Santa Sede.

Il budget 2015 della Biennale è di 13 milioni. La sola mostra di Enwezor, causa le tante performance live, costa un po' di più di quella del predecessore Massimiliano Gioni. «Ma il budget è quello di due anni fa», precisa il presidente Paolo Baratta, «quest'anno anticipiamo l'inaugurazione per l'Expo. Diamo un messaggio di solidarietà nazionale. Ma siamo laterali: con Milano non abbiamo fatto sistema».