Edicola (a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 

da Il Manifesto del 27/09/09

Una forma femminile in marmo rosa su sfondo senese

di Elena Del Drago


Al Castello di Ama, il contributo di Louise Bourgeois alla geografia del Chianti
Dopo Michelangelo Pistoletto e Kendell Geers, Chen Zhen e Daniel Buren, Marcella Vanzo e Carlos Garaicoa, è affidata a Louise Bourgeois la realizzazione della decima installazione al Castello di Ama: un contributo notevole che fa di questo microcosmo artistico e vinicolo nella regione del Chianti, a poca distanza da Siena, una meta importante nella geografia dell'arte del nostro paese. Quella pensata dalla scultrice pressoché centenaria è un'opera che sembra da sempre inserita tra le piccole chiese e le case padronali costititutive di questo borgo, dove si cerca un ancoraggio al presente nutrendosi di stimoli provenienti dalla produzione artistica più recente.
Al Castello di Ama tutti gli artisti sono invitati a pensare un lavoro capace di esprimere il genius loci: non ci sono altri vincoli tematici se non quelli relativi alla interpretazione di quanto è avvenuto su queste colline nel corso degli anni, a garantire la continuità del paesaggio. Tutti gli artisti, pur coerentemente alle loro diverse poetiche, si sono sforzati di calarsi nella specificità culturale e visiva del territorio. Così, Daniel Buren, che proprio qui ha lasciato una delle sue opere più perfette, ha creato un muro di specchi con finestre che incorniciano il paesaggio come fossero quadri, mentre la superficie specchiante registra i movimenti presenti; Kendell Geers nella cantina ha tracciato una scritta al neon rosso in cui si evidenzia come la parola «Revolution» ne contenga un'altra, «Love».
E Louise Bourgeois, con Topiary, sembra materializzare la sua profonda fascinazione per questa terra veicolandola in un materiale particolarmente legato alla storia culturale della Toscana, il marmo, di cui evidenzia ogni declinazione cromatica. Come scrive Daniel Birnbaum nel testo di presentazione: «Non sorprende che il paesaggio medievale della Toscana, con le sue campagne fertili disseminate di torri e borghi svettanti che suggeriscono immagini erotiche (talvolta aggressive) sia stata una ricca fonte di suggestioni nella mente di artisti e scrittori». Coerente al lungo percorso biografico di Louise Bourgeois, questa suggestione paesaggistica che rimanda alla opposizione primaria tra femminile e maschile si riverbera nella sua Topiary, costituita da una cisterna chiusa tramite una grata, difficile da raggiungere ma facile da spiare. Il marmo rosa usato per realizzare una fontana, altro elemento di arredo urbano assai diffuso nel nostro paese, modella una forma femminile che sembra sbocciare attraverso la fecondazione di quella maschile, in un insieme che non suggerisce contrasti, ma imprescindibile comunioni, evidenziandosi al tempo stesso come l'ennesimo tassello nella produzione di questa artista e come un elemento perfettamente armonico con il paesaggio di Gaiole in Chianti.

info sull'installazione Topiary di Louise Bourgeois