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da IL MANIFESTO del 14 gennaio 2009

La destabilizzante, imperfetta bellezza dell'arte
Morta all'età di 66 anni Coosje van Bruggen, compagna di vita e di lavoro di Claes Oldenburg

di Costanza Paissan


«Come storica dell'arte non ho paura di tentare di disfare le cose e tirare sulle cuciture. Posso aspirare alla perfezione, ma per me le contraddizioni creano intensità e leggero squilibrio e quell'elemento discordante mette in luce tutto ciò che è bello e armonioso allo stesso tempo. Ciò che ricerco è la bellezza destabilizzante della condizione imperfetta, segno di umanità». In queste poche parole, tratte da una conversazione con Germano Celant, Coosje van Bruggen esprime tutta l'intensità del proprio rapporto con l'arte, intesa come regno dell'armonia e insieme della tensione, come espressione di una bellezza imperfetta e profondamente umana. Coosje van Bruggen ha scelto di dedicare la propria vita, conclusasi sabato scorso all'età di 66 anni, alla produzione artistica, relazionandosi a essa da molteplici prospettive: da studente di scultura, disegno e storia dell'arte alla Rijksuniversiteit di Groningen, la città in cui nacque nel 1942, da curatrice, prima allo Stedelijk Museum di Amsterdam poi free-lance, da insegnante all'accademia di belle arti di Enschede, e infine da artista. È all'inizio degli anni settanta, infatti, che avviene l'incontro con Claes Oldenburg, lo scultore di origini svedesi (classe 1929) che è rimasto il suo compagno di vita e di lavoro fino alla fine. Per Oldenburg, già affermatosi a quel tempo come uno dei maggiori artisti della corrente pop statunitense, l'incontro con Coosje fu l'inizio di una nuova fase creativa: la vocazione ambientale e monumentale delle sue sculture (oggetti quotidiani spesso sovradimensionati e ammorbiditi) divenne sempre più forte e diede vita a quei progetti collaborativi, più di quaranta, per cui la coppia Oldenburg-van Bruggen è divenuta celebre in tutto il mondo. Una collaborazione definita «una sintesi di opposti», improntata allo scambio e all'interazione. «Quando descrivo a Claes un'immagine a parole - ha scritto van Bruggen -, come l'ago circondato da occhielli di filo e puntato nel terreno, come quello proposto per piazzale Cadorna a Milano, lui la traduce simultaneamente in uno schizzo e da poche delicate linee tracciate sulla carta iniziamo a lavorare. È un processo lungo, si va avanti e indietro evocando immagini, cambiando forme e alterando i colori... Una volta che conosciamo nei suoi aspetti essenziali l'oggetto scelto, aggiungiamo strati emotivi attraverso il colore, pur sottoponendolo a qualche forza naturale, come quella di gravità». Anche in Italia l'andirivieni creativo di Oldenburg e van Bruggen ha lasciato i suoi segni: si pensi alla scultura che ha trasformato piazzale Cadorna a Milano o all'happening «Il Corso del Coltello», svoltosi nel 1985 a Venezia e individuato dalla recente retrospettiva al Castello di Rivoli come il punto di partenza di una nuova fase creativa, basata su quel dialogo con l'architettura, la letteratura e il teatro che è rimasto cifra costante dell'arte di Coosje e Claes fino a oggi.