Edicola (a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 

da Il Sole 24 ORE

Emma Ciardi, una impressionista veneziana

di Silvia Menetto

Immaginate una donna moderna, una pittrice del Novecento attenta alle avanguardie ma soprattutto erede della tradizione; poi fate uno, anzi due passi indietro nei secoli: il connubio vi porterà alla scoperta della singolare personalità di Emma Ciardi, la pittrice veneziana di cui in questi giorni Villa Pisani, a Stra ospita la prima mostra antologica.
Figlia d'arte (il padre Guglielmo è il famoso vedutista e pittore è anche il fratello Beppe) e figlia della tradizione artistica della Serenissima, Emma dipinge vedute realiste ma mai troppo esatte, che lasciano spazio alla fantasia di chi le guarda. Ama ritrarre angoli della sua Venezia, le città che visita oppure leggiadre figurine settecentesche che animano giardini di ville storiche. Rapide pennellate materiche, una tavolozza dai colori chiari e una luce radiosa e struggente sono le cifre di questa sua pittura che risente dell'impressionismo e post-impressionismo ma che è anche declinata con un piacere tutto soggettivo per quel passato che richiama a Guardi e a Tiepolo.
Molto famosa già nel corso della sua breve esistenza (nasce a Venezia nel 1879 e vi muore nel 1933) Emma parla veneziano, inglese e francese, gira il mondo e gode di fama internazionale tanto che di lei il Giornale d'Italia scrive che è "tra i pittori più interessanti e personali… pittori e non pittrici perché Emma è un artista tale da non aver bisogno di simile distinzione". Una fama che la porta ad esporre – e a vendere – soprattutto in Europa e in America ma che nel tempo si va affievolendo, tanto che oggi è solo grazie alla pazienza certosina della curatrice Myriam Zerbi se si è potuta realizzare questa esposizione che vuole ridare all'artista il giusto riconoscimento. In mostra a Villa Pisani ci sono opere provenienti da alcuni musei ma specialmente dalle numerosissime collezioni private.
Materia e luce, pennellate e spatolate che accennano a figure e a paesaggi, sia che descriva la contemporaneità sia che si rifugi nel passato, la Ciardi riesce a donarci dei piccoli deliziosi camei. Le sue damine e i suoi cavalieri sono manichini che ella stessa abbiglia secondo la foggia dell'epoca e poi ritrae in studio, dopo aver realizzato "en plein air" il paesaggio destinato ad accoglierli. Lavora spesso utilizzando anche la macchina fotografica (come già fece Canaletto) per rubare attimi e angoli di una Venezia che poi ricrea sulla tela per "l'arte di giocondare la pupilla". Duecento anni dopo Rosalba Carriera, Emma Ciardi ci riporta insomma la sua Venezia fatta di luce.
Di tutto questo mondo più reale del reale, della venezianità lirica che filtra dalle opere e dalla biografia dell'artista dà conto in maniera puntuale anche il volume di Myriam Zerbi presentato in occasione della mostra: Emma Ciardi. Il giardino dell'amore: la vita e le opere di una pittrice veneziana.

info: Emma Ciardi, una impressionista veneziana