Edicola
(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

rassegna stampa dal 2009

 

da La Repubblica del 13 gennaio 2013

FLUXUS
Esperimenti per donne libere contro lo sguardo degli uomini

di Lea Mattarella


"Nell' anno 2000 nessuna giovane artista incontrerà la resistenza determinata e la costante sottovalutazione che ho subito ... non si sentirà mai come un ospite provvisorio al banchetto della vita né entrerà nel mondo dell' arte ingraziandosi o inimicandosi un club stabile di artisti, storici, insegnanti e direttori di musei e di riviste, galleristi - tutti maschi - o devoti alla preservazione del mascolino", affermava convinta Carolee Schneemann nel 1975. Non è certo che la sua prefigurazione si sia avverata. Ma se per le donne oggi è più facile, il merito è anche suo e di quelle ragazze arrabbiate che negli anni Sessanta cercavano di dare aria alla loro asfittica condizione di sempre seconde in campo artistico e non solo. La mostra Women in Fluxus & Other Experimental Tales, aperta fino al 10 febbraio a Reggio Emilia a Palazzo Magnani racconta, soprattutto dalla parte di lei, la storia del movimento inventato e battezzato ufficialmente da George Maciunas cinquant' anni fa con il Fluxus Festival di Wiesbaden. L' intera esposizione vuole far capire il carattere dirompente di Fluxus attraverso le opere, gli interventi, la musica, le performances, i multipli, i manifesti, i libri realizzati da tutti gli esponenti di Fluxus. Ma laddove è possibile predilige il punto di vista femminile, lasciando che siano soprattutto le opere concepite dalle donne in questo contestoa parlare dell' intera situazione. «Tutto è arte e tutti possono farne. L' arte deve occuparsi di cose insignificanti, deve essere divertente e accessibile a tutti», era la parola d' ordine di Maciunas. Non stupisce che sia nato un sodalizio tra lui e Yoko Ono che, tra le altre cose, aveva immaginato opere che erano semplicemente "istruzioni per l' uso". Qui se ne incontrano alcune come il Dipinto per vedere la stanza, in cui si chiede al visitatore di praticare un piccolo buco nella tela e guardarci attraverso, oppure il Dipinto per piantare un chiodo che invita a mettere un chiodo al centro di un pezzo di vetro e poi a spedire ciascun frammento a un indirizzo a caso. Anche gli Spatial Poems della musicistae compositrice giapponese Shiomi sono attraversati dal desiderio di coinvolgere la gente più diversae lontana nel fare arte. Shiomi chiedeva a un vasto numero di persone di compiere alcune azioni e poi di mandarle uno scritto: riceveva risposte da ogni parte del mondo e poi ne indicava i luoghi con tante bandierine su una mappa di cui un esempio si può vedere qui. Ancora con la partecipazione di un numero sempre più vasto di persone, Fluxus dà vita a concerti, incontri, performances. E in questi le donne scelgono soprattutto di affrontare il problema del corpo. In mostra ci sono video, fotografie, dipinti che rivelano le figure femminili protagoniste del gruppo (Yoko Ono, Charlotte Moorman, Alison Knowles, Shigeto Kubota, Takako Saito, Shiomi) e quelle che vi si avvicinano per parte del loro cammino (Kate Millet, Simone Forti, Carolee Schneemann), abbiano ben presente che i loro guai sembrano nascere tutti da lì. Per il modo in cui questo è stato percepito, vissuto e anche violato dallo sguardo maschile. Quindi ecco le eroine "fluide" mostrarsi senza alcuna reticenza, concentrarsi sui frammenti del proprio corpo, soprattutto sui genitali, per sbandierare la propria libertà o per far vedere a tutti la prigione simbolica da cui hanno deciso di uscire.A volte finendo dentro una vera. La Moorman fu arrestata e condannata per oscenità nel ben mezzo della performance realizzata con Paik in cui, a seno nudo, suonava un violoncello con vari strumenti tra cui un mazzo di fiori. L' ultimo atto di questo evento, che i due realizzarono diverse volte in Europa, era la sostituzione del violoncello con una bomba a cui erano state aggiunte le corde, ben visibile qui a Reggio Emilia. Questo perché Fluxus, ovviamente, è un movimento antimilitarista: basti vedere in mostra la bandiera americana in cui Henry Flynt ha sostituito le stelle con teschi e dove si legge che gli Usa hanno il record di genocidi tra vietnamiti e indiani d' America. Contro la guerra sono quindi anche le donne. Che non attaccano ma si difendono. Come quando, sempre la Moorman, nel 1965 suona il corpo del solito Nam June Paik come fosse un violoncello. Il riferimento è chiaramente al Violon d' Ingres di Man Ray che aveva trasformato una schiena femminile in un violoncello, cioè in un oggetto.È evidente che Fluxus ha uno stretto legame con l' avanguardia dadaista e surrealista. L' opera di Flynt in cui si legge This sentence is in french è chiaramente debitrice al Magritte di Ceci n' est pas un pipe. Invece l' esecuzione di Vagina painting di Shigeko Kubota, che la vede dipingere accovacciata con un pennello legato agli slip, vuole dissacrare il dripping di Pollock. Di mutande se ne sfila ben 22 Alison Knowles durante una performance nel 1962. E due anni dopo Yoko Ono sale su un palco e chiede agli spettatori di tagliare il suo abito rimanendo svestita. Le opere, i documenti, gli oggetti in mostra provengono in gran parte da due collezioni: l' Archivio Bottello e quello Pari&Dispari di Rosanna Chiessi che fin dagli anni Settanta ha realizzato, proprio nel territorio di Reggio Emilia, moltissimi eventi Fluxus. A Cavriago, paese in cui fino a poco tempo fa troneggiava ancora un busto di Lenin, arrivava la dissacrazione di Maciunas e compagni. E si inventavano le cene colorate qui documentate, in cui, dalle pietanze ai vestiti, si doveva, per esempio, utilizzare solo il rosso. Anche la preparazione del cibo per le donne può diventare una gabbia. Ma non sotto il segno di Fluxus.