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(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

rassegna stampa dal 2009

 


da La Repubblica del 8 giugno 2013

Icastica, tre mesi di performance l'arte declinata al femminile
Al via la prima edizione della rassegna di cultura estetica internazionale, che fino all'1 settembre trasformerà tutta Arezzo in una grande galleria d'arte contemporanea. Protagoniste, una quarantina di firme da 20 paesi che hanno invaso strade, piazze, musei, basiliche e anche la casa dove Vasari scrisse le celebri "Vite"

di Alessandra Clementi

AREZZO - Possono artiste contemporanee come Marina Abramovic, Mona Hatoum e Heike Weber dialogare, rispettivamente, con maestri della storia dell'arte come Giorgio Vasari, Cimabue e Piero Della Francesca? Questo colloquio ambizioso è proposto da Icastica a Arezzo, una manifestazione, o art event come piace precisare agli organizzatori,  di arte diffusa, di espressività visiva attuale.
Nella città del Petrarca per quasi tre mesi, dall'8 giugno, e fino all'1 settembre, vanno in scena performance, spettacoli, mostre, letture, di quaranta protagoniste internazionali di tutte le discipline artistiche, distribuite in venti luoghi e snodi cruciali del centro storico cittadino. Oltre quattro chilometri di percorso, scanditi dalle installazioni aeree di abiti usati, firmate dalla finlandese Kaarina Kaikkonen, "panni stesi" sotto le logge vasariane e in piazza Duomo; dalle ondine di resina della scultrice iperrealista americana Carole Feuerman, nei musei e nelle gallerie; dalle pecore di bronzo di Karen Diefenbach disposte sulle antiche mura cittadine di Praticino. Opere site-specific, inedite, e installazioni multimediali già viste, ma di grande impatto visivo, come ExIt, il giardino simbolico di bare e ulivi di Yoko Ono nella Chiesa sconsacrata di Sant'Ignazio, che arriva ad Arezzo dopo New York e Vienna.
La prima edizione di Icastica è nata grazie alla passione e alla competenza dell'assessore comunale alla cultura Pasquale Macrì, supportato dal curatore e direttore artistico Fabio Migliorati e dalla giunta giovane e dinamica che governa Arezzo. Spiega Macrì: "Se per Icastica s'intende arte di rappresentare  la realtà, arte che diventa modello come nel passato, dal classicismo dell'età Pericle all'architettura fiorentina del Rinascimento, modelli che sono diventati linguaggio universale, stile, canone, questo significato è entrato in crisi con le avanguardie nel Novecento, quando i linguaggi diventano plurali, l'arte è per tutti, e tutti si possono esprimere in tutti i sensi al di là delle Accademie. E noi siamo in perfetta linea con questa visione. La manifestazione si chiama Icastica ma è un'icastica plurale, ogni artista ha la propria".
Eventi tutti declinati al femminile, che - dice ancora l'organizzatore - "non sono un tentativo di stabilire a tavolino quote rosa, e nemmeno un omaggio. Semplicemente una presa d'atto, una considerazione che la donna da oggetto della rappresentazione artistica è diventata soggetto di produzione artistica. Un'espressione artistica paritetica espressa anche dai prezzi di mercato delle opere di queste artiste, che va detto, hanno collaborato per buona parte a titolo gratuito. E la manifestazione, che si articola in tre mesi  ha infatti un costo contenuto: circa 260 mila euro per il 90% coperti da sponsor privati.
Fil rouge e temi centrali di Icastica 2013  la glocalizzazione, un concetto introdotto dal sociologo Roland Robertson che lega globale e locale, e il filo, la tessitura. Non si è inteso rappresentare un femminile di genere, superficiale, né politico né sociologico, semmai antropologico. La differenza tra Ulisse, che esce e cerca, e Penelope che allaccia legami, affettivi, familiari e sociali. Una Penelope internazionale che crea e tesse trame: "Siamo partiti da Louise Bourgeois, dalla donna ragno. Noi quel filo l'abbiamo preso  e abbiamo deciso di svilupparlo in tutti i continenti. Forse quello che ha appassionato le artiste è anche questo aspetto...", spiega ancora Macrì.
E il simbolismo di Penelope si rinnova nel tappeto non tessuto, un tombolo di silicone, della tedesca Heike Weber nella Chiesa di San Francesco, opera che segna il passaggio verso il ciclo di affreschi delle Storie della Vera Croce, capolavoro di Piero della Francesca. Il filo, il tessuto, la trama ritornano nelle opere esposte nella galleria comunale: nella leggera rete di coralli dell'artista peruviana Cecilia Paredes; nei crini di cavallo lavorati e appesi come fili sospesi dell'israeliana Belle Shafir; nei quadri tessuti e ricamati della russa Tatiana Akhmetgallieva, nel patchwork di borse di rafia colorata di un'altra peruviana, Ximena Garrido-Lecca.
Mentre sono attese nelle prossime settimane le esibizioni di attrici e protagoniste del palcoscenico (Luciana Savignano, Emma Dante, Roy Assaf, Isabella Rossellini, Monica Guerritore), si susseguono performance di strada ed eventi musicali come il dj-set di Skin che ha inaugurato ieri sera la manifestazione. In città sono, ancora, volutamente work in progress, tra gli sguardi dei curiosi, allestimenti come la monumentale gettata di libri della spagnola Alicia Martin, in corso d'Italia, soggetta, per espresso volere dell'artista, agli agenti naturali: sole, pioggia, vento, vandali.
Un'icona pop dell'arte contemporanea come Marina Abramovic ha scelto invece una sede più defilata, dedicata e prestigiosa come la casa del Vasari. Qui espone The Communicator. Le sei teste di cera pietre vetri e cristalli dell'artista macedone affiancano in mostra l'interessante corpus autografo di documenti e lettere dell'autore (e all'autore) delle Vite de' più eccellenti pittori. Il genius loci che ha scritto e fatto la storia dell'arte nel Cinquecento e chi la incide ai giorni nostri. Un confronto suggestivo.