Edicola (a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 

da La Repubblica del 27 novembre 2009

Zucche e lanterna magica di Kusama

di Barbara Casavecchia

Genio e sregolatezza è un cliché abusato dalla storia dell' arte, ma per Yayoi Kusama funziona davvero. Perché le opere di questa leggendaria artista giapponese - la cui mostra al PAC inaugura stasera alle 18.30 - vivono in bilico tra realtà e allucinazione. Fin da bambina, Kusama (nata nel ' 29 a Matsumoto, da una famiglia facoltosa cui si ribellerà presto) vede attorno a sé una "rete infinita" che inglobae ricopre tutto, come un virus. Per esorcizzarla, la trasforma in arte astratta: reticoli e pois, eleganti, ripetuti meticolosamente, inconfondibili. Così, la facciata del PAC si è ricoperta di bolli rossi, in cortile sono spuntati due fiori panciuti a tinte fluo e all' ingresso troneggia il monumentale I Want To Live Forever ( Voglio vivere per sempre ), lo stesso titolo dell' esposizione. Curata da Akira Tatehata, direttore del Museo Nazionale di Osaka, con la consulenza scientifica di Louise Neri (della galleria Gagosian, che in primavera ha presentato i lavori di Kusama nella sua sede di New York, e qui affianca l' assessorato alla Cultura del Comune e Motta Cultura nell' organizzazione del progetto), non è una retrospettiva: buona parte della trentina di tele, sculture, installazioni e disegni esposti sono del 2008 e 2009. A ottant' anni compiuti - gli ultimi 32, trascorsi nella clinica psichiatrica di Tokyo dove si è ricoverata e ha impiantato il proprio studio, circondandosi di assistenti cui demanda gli allestimenti - Kusama gode di un successo planetario, consolidato negli anni ' 90 da una serie di retrospettive nei maggiori musei USA e nipponici che l' hanno riportata in auge e ai vertici del mercato. E' stata quasi una riscoperta, dopo i clamori degli anni Sessanta, quando a New York esponeva con Warhol e organizzava happening pacifisti e trasgressivi, occupando Wall Street, Central Park e il MoMA. In Italia, era approdata alla Galleria Civica di Modena nel 2006, ma questa è la sua prima antologica in un museo di Milano, che chiude in bellezza l' anno dedicato al Giappone. A strappare più stupori è l' installazione Aftermath of Obliteration of Eternity (2009), che proietta gli spettatori in un mondo parallelo: è come una lanterna magica in cui si può entrare, chiudendosi la porta alle spalle e perdendosi nel gioco "ad infinitum" degli specchi, tra il tremolio delle lampade sospese. Un vertiginoso tour de force percettivo. Irresistibili le Pumpkin (zucche) gialle a pois neri, psichedelico il video Kusama Self Obliteration del ' 67, diretto e interpretato dall' autrice, e raffinati i disegni dei primi anni ' 50, prestati dal Museo d' Arte Contemporanea di Tokyo, dove Kusama traduce la tecnica pittorica tradizionale Nihonga in visioni cosmiche e "spazialiste". Non sorprende che sia stato Lucio Fontana ad aiutarla a realizzare la sua installazione (pirata) alla Biennale di Venezia del ' 66: indossando un kimono, i capelli sciolti sulle spalle, offriva ai passanti sfere specchianti per due dollari l' una, "come hot-dog o coni gelato", per mettere in discussione il valore dell' arte. Al PAC, quel suo incantato Narcissus Garden ( Giardino di Narciso) che oggi vale una fortuna, si stende davanti alla vetrata, riflettendo il cielo e il verde del parco.

info mostra di Yayoi Kusama