Edicola
(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

rassegna stampa dal 2009

 

da Exibart del 6 maggio 2013

Maria Lassnig e Marisa Merz: ecco i Leoni d'oro (e in rosa) alla carriera, della 55esima Biennale di Venezia

La proposta è arrivata da Massimiliano Gioni, curatore della 55esima edizione della Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico, accolta dal CdA della manifestazione, presieduto da Paolo Baratta. I Leoni d'oro alla carriera andranno rispettivamente all'artista austriaca Maria Lassnig, classe 1919, e all'italiana Marisa Merz. Le motivazioni? Eccole: «Con i suoi autoritratti Lassnig ha composto una personale enciclopedia dell'auto-rappresentazione e - attraverso quelli che chiama i "body-awareness paintings", ovvero i dipinti di "auto-coscienza corporea” - ha trasformato la pittura in strumento di auto-analisi e di conoscenza del sé. A novantatre anni Lassnig rappresenta un esempio unico di ostinazione e indipendenza che merita di essere celebrato con il riconoscimento del Leone d’Oro alla Carriera» Lassnig, inoltre, che è rappresentata dalla Hauser & Wirth di Londra, è stata l'artista austriaca alla Biennale del 1980 con Valie Export, ha partecipato a due edizioni di Documenta e ha avuto una retrospettiva al Centre Pompidou, nel 1996. La nomina, invece, di Marisa Merz, corona anche in senso metaforico la popolarità che l'Arte Povera e i suoi protagonisti stanno ricevendo ovunque nel mondo, ma soprattutto in territorio newyorkese, dove Merz ha in corso una mostra da Barbara Gladstone: «Dagli anni Sessanta Marisa Merz si è imposta come una delle voci più singolari dell'arte contemporanea. A partire dal suo lavoro svolto in parallelo ai protagonisti dell'arte povera, tra i quali Marisa Merz si distingueva per la riflessione sulla sfera dello spazio domestico e femminile, l’artista ha sviluppato un linguaggio personale in cui pittura, scultura e disegno si combinano per dare forma a immagini all’apparenza arcaiche e primordiali. In queste icone contemporanee, volti stilizzati affiorano alla superficie come apparizioni divine. Questa pittura epifanica, coltivata per anni in solitudine, ci invita a guardare il mondo a occhi chiusi, perché – come recitava il titolo di una mostra di Marisa Merz del 1975 – A occhi chiusi, gli occhi sono straordinariamente aperti». I premi, in rosa, saranno consegnati in occasione dell'opening generale della Biennale, sabato 1 giugno, ai Giardini.