Edicola
(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

rassegna stampa dal 2009

 


da La Stampa del 28 maggio 2016

Laurie Anderson: "Lou Reed e Lolabelle ispirano il mio viaggio ai confini della vita"

di Bruno Ruffilli

Questa donna minuta e fragile è una leggenda dell’avanguardia. Veste tutta di nero, la pelle bianchissima, gli occhi sempre in movimento. Laurie Anderson è nata a Chicago, ma vive da sempre a New York. Ha alle spalle decine di album, centinaia di concerti e performance, una vita intera a prendere posizione, discutere, riflettere sul mondo. «Di recente ho tenuto un concerto per i cani a Brighton», racconta. «È stato emozionante mettersi nella prospettiva si un altro essere vivente». Troppo intelligente per sentirsi obbligata a dimostrarlo, si è concessa a ogni forma di arte e sperimentazione e ora, alla soglia dei settant’anni, debutta in Italia con la sua prima personale come artista figurativa, The Withness Of The Body. Prodotta dalla Fondazione Tramontano Arte, la mostra è inclusa nella programmazione della XXI Triennale del Design di Milano ed è visitabile presso Made in Cloister a Napoli, dove resterà aperta fino al 30 settembre. 

È un viaggio nella morte, o meglio nel periodo di sette settimane dopo la fine di una vita e prima della reincarnazione, come spiega il Bardo Todol, il Libro tibetano dei Morti. Una decina di disegni di grandi dimensioni, e altri più piccoli, nei quali ricorre sempre l’immagine di Lolabelle, il suo cane. «Withness è l’unione, l’insieme del corpo, come ci si relaziona alla propria esistenza fisica: un tema esplorato dalla filosofia, ma anche da un poeta come Delmore Schwarz, uno dei maestri di Lou», spiega. «Ma è un concetto interessante anche se, come fanno tanti, confondiamo “withness” con “witness”, testimone. Il corpo testimonia la mia esistenza, è vero». 

Lou è Lou Reed, conosciuto a una mostra di apparecchi audio nel 1992. Amore ovvio, perfino inevitabile, tra due personaggi così diversi e così simili. Ventun anni di vita insieme, finché nel 2013 lui muore, consumato dal cancro. Poi è la volta di Lolabelle, e qualche giorno fa della nipote Theodora, vittima di un incidente stradale nel suo venticinquesimo compleanno. A lei è dedicata The Withness Of the Body, che nasce dalla stessa ispirazione di Heart Of a Dog, il film presentato alla Mostra di Venezia lo scorso anno («Potrebbe arrivare in Italia a breve», sussurra la Anderson). Nei dipinti, però, il mondo di Lolabelle è più forte, più inquietante, più oscuro. Si riconosce solo qualche frammento di realtà tra vortici di energia: le gambe del padrone, un iPod, un violino, altri oggetti di vita quotidiana, insieme a ruote di preghiera tibetane. «Il libro tibetano dei Morti - spiega - parla della costruzione del sé: non è un processo facile, passa attraverso momenti di disorientamento, prove fisiche, confronti anche violenti col mondo esterno, ad esempio con suoni forti e contrastanti».  

In una struttura narrativa circolare sono esposti carboncini su carta e acrilici su tela, mentre un lato dello spazio espositivo è occupato da un calendario, i fogli lasciati a terra a raccontare sogni e incubi di un mese intero. Ci sono anche due cuscini che raccontano storie: per sentirle bisogna appoggiarci la testa. Al centro campeggia un enorme ritratto di Lolabelle e dietro c’è forse il momento più perturbante di tutta la mostra: una nascita, con tanto di medici e sala parto. Chi viene alla luce non è un essere umano ma il rat terrier, rinato dal grembo di Laurie Anderson. L’ultimo dipinto lo ha realizzato a Napoli, in due pomeriggi, con movimenti veloci e precisi: «Può chiamarla action painting, se vuole, allora però anche la musica presuppone un’azione», e finge di suonare di violino. «Avevo previsto un quadro rosso, ma per la luce intensa di questo spazio è sufficiente il bianco e nero». 

Il concetto della mostra è ampio, l’ambizione alta, tuttavia col suo talento di geniale dilettante Laurie Anderson ne emerge in maniera originale: «Da bambina non ho mai creduto al Paradiso e all’Inferno, ho sempre pensato di venire dal cielo e che un giorno vi tornerò in forma di energia. Fare i conti con la morte significa imparare a sentirsi tristi senza identificarsi con la tristezza, è una forma di equilibrio difficile da raggiungere, ma l’equilibrio è fatto di contrasti. È qui che sta la mia vita e la mia arte».