Edicola
(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

rassegna stampa dal 2009

 


da Leggendaria n° 104-2014

Lo spazio pubblico della creazione

di Zuzanna Krasnopolska


Per la sua prima personale in Martha Rosler in Polonia ha scelto i suoi lavori più  rilevanti dagli anni Settanta in poi. I progetti come "Body Beautiful, or Beauty Knows No Pain", "She Sees in Herself a New Woman Every Day", "House Beautiful: Bring the War Home, new series", "Three posters for a Political Convention" insieme alle proiezioni continue di vari video-art - da "In the Place of the Public: Airport Series", "Martha Rosler Reads «Vogue»", `The East is Red, the West is Bending" e molti altri da guardare uno di fianco all'altro (in una sala di proiezione costruita da una decina di sedie sistemate a forma di cerchio, con una sedia di fronte a ogni televisore), fino all'ormai canonico "Semiotics of the Kitchen"- occupano tre aule della galleria principale del Centro di Arte Moderna Zamek Ujazdowski di Varsavia diretto  dal 2010 da Fabio Cavallucci, curatore e critico d'arte italiano.
La scelta di sistemare le installazioni “Know Your Servant, no 1, North American Waitress, Coffee Shop Variety" e "Semiotica of the Kitchen" nella sala adiacente al ristorante Qchnia Artystyczna sembra par-ticolarmente  performativa: dietro il televisore che manda in continuazione la videocassetta con l'alfabeto culinario della donna frustrata e accanto al disegno che illustra un divisa da cameriera (per riconoscerle facilmente), attraverso una finestra di vetro, si vedono le ragazze con i vassoi, occupate a servire i clienti.
La mostra polacca della Rosler si distingue dai classici eventi retrospettivi (vedi Leggendaria n. 85/2011) con un progetto del tutto nuovo, creato dall'artista americana apposta per Varsavia in cooperazione con vari artisti ed esperti operanti sul luogo (come Ewa Majewska, Jakub Szreder, Daniel Malone, Indyta Nekada-Trepka, Dorota Grobelna, lan Sowa, Maciej Lepkowski, Mikolaj Iwanski e molti altri) e focalizzato sulla vita quotidiana in Polonia. Come mai questa scelta? La Rosler, pur non essendo mai stata prima in Polonia, vive da anni nel quartiere di Greenpoint a NewYork dove ha conosciuto gli emigranti polacchi e, tramite lo studio dei cambiamenti sociologici, si è interessata all'evoluzione della società polacca e dunque - con l'esperienza di aver vissuto la crisi che dagli Stati Uniti si è diffusa in tutto il mondo - ha deciso di darci una mano ad analizzare la nascita della nostra nuova realtà più di vent'anni dopo la cauta del regime sovietico.
L’iniziativa evidenzia il carattere performativo dell’evento che non vuole limitarsi a esibirele opere ma cerca soprattuttoun confronto, una riflessione, un dialogo. La Rosler non intende interpretare il ruolo di una figura di riferimentoe  di autorevolezzama piuttosto quello di una moderatrice che si riserva il diritto di non essere d’accordo con le nostre scelte ma nonostante ciò vuole offrirci uno spazio per poterla esprimere. È questo il punto iniziale e centrale di tutta la mostra, evidenziato nel titolo e rivolto ai polacchi "perplessi", che si con­centra in un'aula organizzata in nove siti sparsi, i cosiddetti "chioschi".
Casella di testo: .L’inaugurazione della mostra ha preso la forma di un workshop aperto al pub­blico, svoltosi dal 14 al 16 febbraio 2014, ac­compagnato da una serie di lezioni, di­battiti, incontri e proiezioni video sui temi scelti dall'artista americana come "Gender", "Abitazione", "Lavoro", "Debito", "Artisti", "Ambiente e Industria", "Migra­zione", "Cosa ci dovrebbe essere nel nuo­vo Museo Ebraico" - il Museo della Storia degli Ebrei Polacchi è stato aperto lo scor­so aprile e cerca di ripercorrere la storia dei rapporti fra i polacchi e gli ebrei - e "Una colonia polacca su Marte?" (sull'identità  polacca ). Temi delicati (come l'antisemi­tismo e la chiesa cattolica), numerosi e va­riegati - in conformità con una frase del­l'artista visivo americano Lawrence Weiner incisa sulla facciata del Zamek Ujazdow­ski che ospita il Centro di Arte Moderna: «Far too many things to fit into so small a box» ("Troppe cose per entrare in una scatola così piccola") - ma allo stesso tempo fondamentali e strettamente cor­relati fra loro dal punto di vista culturale, economico, ideologico, sociale e politico. Il carattere aperto dell'evento - l'aula dove si svolgeva il workshop contiene il "Muro della Democrazia destinato ai commenti dei visitatori, dove si possono scrivere domande o fornire delle relative risposte - ha fatto sì che la mostra abbia ac­quisito un carattere in progress e si sia tra­sformata in un centro sociale e culturale, luogo di discussione, confronto, consu­lenza e supporto, diventando così un pun­to di riferimento che unisce in sé i tre aspetti più importanti della creazione artistica secondo la Rosler, ossia "mostra", "di­scorso critico" e "educazione". Ogni tema individuato e discusso viene rappresentato da un oggetto emblematico, ripreso dalla realtà, non artificialmente creato per l'oc­casione, come una cassa del supermerca­to (simbolo del "Lavoro"), una barriera ("Migrazione"), un razzo gonfiabile nei co­lori nazionali polacchi bianco e rosso ("Colonia su Marte/Identità polacca"), un cumulo di carbone ("Ambiente e Indu­stria"), una cassa per il trasporto di opere d'arte ("Artisti"), una specie di paravento sistemato in forma di un esagono ("Museo Ebraico"), un frammento di tetto sospeso al soffitto ('Abitazione"), un "make-up stand" per la questione "Gender".
Quest'ultimo aspetto ha inaugurato la serie degli incontri. La sera di San Valen­tino ha avuto luogo la discussione sullo sta­tus del lavoro delle donne nella società in­titolata "Lavoro invisibile per i perplessi”-al quale hanno partecipato, insieme alla Rosler, diverse attiviste femministe po­lacche (Aleka Polis, Katarzyna Bratkowska, Joanna Bednarek, Zolla Nawrocka) e Anna Grodzka, la prima deputata polacca tran­sessuale. La scelta del dibattito inaugura­le è stata intenzionale. Nonostante la con­tinua battaglia degli ambienti conservatosi e cattolici polacchi per il ritorno alla visione tradizionale e dottrinaria del ruolo della donna e dell'uomo e contro la cosiddetta "ideologia gender" - basata su una inter­pretazione tanto errata quanto ostinata del concetto di gender- e il precedente costi­tuito dalla distruzione dell'opera di lacek Markiewicz Adorazione, avvenuta nel no­vembre dell'anno scorso durante una se­rata di rosario organizzata davanti al­l'istallazione e interrotta da un lancio di uova e vernice rossa contro il film dell'ar­tista - l'evento ha sorprendentemente (e forse per fortuna) attirato poca attenzio­ne dei media. Tuttavia i "perplessi" citati nel titolo non mancano, quello che man­ca in Polonia è forse la curiosità e lo spi­rito di discussione democratica, non quel­lo di protesta accanita né di negazione me­nefreghista: il rendersi conto della neces­sità di mettere i problemi privati e indivi­duali in una prospettiva più ampia e dun­que pubblica.
La proiezione del documentario Up­cycler camp (legato al tema del "Debito") di Lukasz Skapski sulle persone "autar­chiche", capaci di costruire tutto dal nien­te (come una cintura fatta da pneumatici di biciclette, un tappetino della doccia dai tappi delle bottiglie, un termosifone di le­gno che non funziona ma per essere ri­scaldato basta semplicemente bruciarlo, un mulino a vento che produce bolle di sa­pone per portare l'allegria nel traffico, un annaffiatoio costruito con le famigerate vu­vuzela) dal carattere indubbiamente ca­ricaturale ha suscitato molti sorrisi e com­menti ironici, ma allo stesso tempo ha toc­cato un aspetto attuale della vita di mol­te persone economicamente svantaggia­te, non così diverse da noi.
Per i primi giorni della mostra l'artista era presente nel Centro, girava fra le ope­re e fra la gente, osservando le reazioni de­gli spettatori e intervenendo nelle discus­sioni. Non puntava alla contemplazione della propria opera ma piuttosto al risve­glio della necessità di soffermarsi sui pro­blemi che ci riguardano personalmente. L’ingresso alla mostra è gratis, spetta a noi la volontà di riflettere e di entrare nel di­battito iniziato. Grazie a questa trovata ab­biamo una conferma del concetto dell'arte secondo Rosler - la creazione deve entra­re nello spazio pubblico e l'interpretazio­ne è individuale autonoma, ognuno la for­mula nella propria testa. In più l'arte è ca­pace di modificare il proprio significato, non esiste una sola statica lettura critica indipendente dal luogo e dall'epoca dell’esibizione.
La prima mostra personale di Martha Roder in Polonia porta con sé anche la pri­ma pubblicazione della raccolta dei suoi testi in polacco.