Edicola (a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 

da L'Unità del 17 agosto 2009

Benedetta Barzini: alcuni indizi sul mutismo delle donne
di Benedetta Barzini


Nel ragionare sui punti toccati con estrema lucidità da Nadia Urbinati e nel chiedersi il perché del silenzio delle donne italiane forse vi sono indicazioni (o indizi) precisi di cui tenere conto.

La bulemica apatia che ha dilagato fra la gente non ha né sesso né età. Il silenzio della popolazione femminile è evidenziato dal fatto che la componente più emancipata si è rifugiata nel preoccuparsi delle proprie sembianze invece di agire/reagire nel sociale (il centinaio di pubblicazioni «femminili» che dettano legge su come essere belle è la prova di un’abnegazione rispetto al pensare con la propria intelligenza).

- Le organizzazioni femminili d’un tempo (per esempio l’U.D.I., l’Unione donne italiane) si sono sciolte, forse a ragione, ma ciò indica l’inizio di un diverso percorso di riflessione.

- L’allergìa al divenire «pubblici» – l’esposizione ai media, molto diversa oggi dagli anni 70 in cui si era fortemente gruppo, potrebbe spaventare.

- Nel rivendicare («il corpo è mio e me lo gestisco io») si afferma sperequazione e ineguaglianza. Ma perché dovrebbero essere le donne a manifestare contro le violenze subite e contro lo sfacelo dei valori e non invece gli uomini? Le donne chiedono il permesso dei loro diritti più elementari al maschio da loro stesse educato a diventare il «nemico».

- I tempi della Storia sono lunghi. Le donne in Italia hanno attraversato la fase della «denuncia» – ora siamo in quella del districarsi nella complessità della consapevolezza. Le fasi della presa di coscienza sono diverse in ogni cultura: di sicuro questi sono i tempi in cui il femminile inizia a esistere.

- L’attuale «rassegnazione» porta a pensare alla Storia del Paese più giovane d’Europa (neanche 150 anni…) e cosa ne consegue dal punto di vista dell’incapacità di avere un senso civico emancipato.

- Il pasticcio di una democrazia in dissolvenza è causato dall’antropologica vittoria (ancora tale quale) della forza (fisica, economica, ideologica) del maschile. I tempi per dissolvere tutto questo, inclusa l’idea di un Dio fortemente maschio, sono secolari. Ci vuole comprensione e pazienza.