Edicola (a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 

da L'Unità - 2 settembre 2009

Donne, ci vuole governo. Non basta l'indignazione
Alessandra Bocchetti

Care donne, perché proprio noi dovremmo sentirci "indignate" dalle squallide performance sessuali vere o inventate del nostro Primo Ministro? La dignità dell'essere donna non dipende certo dalla volgarità, dal non rispetto altrui. La dignità delle donne c'è, è guadagnata sul campo, per prima cosa per essere semplicemente venute al mondo a condividere l'esperienza umana e poi per l'enorme lavoro di creazione, di mediazione, di organizzazione che è la nostra specialità, imprescindibile per l'esistenza di una società.
Personalmente non credo che in questa deplorevole situazione, in cui il nostro paese si trova, rischiamo di tornare indietro. La coscienza che tante donne hanno guadagnato non si può perdere così, né si può perdere la libertà che per prima è stata guadagnata dentro di noi. Certo possiamo soffrire di più, ma anche la sofferenza può essere un'opportunità. È questa, mi sembra, la nostra situazione attuale. Ci vogliono indignate, indignate come signore in un salotto vittoriano alla notizia che siamo parenti delle scimmie. Ma non è più quel tempo. E ben sappiamo che l'indignazione è un sentimento impolitico
per eccellenza. Né indignazione, né protesta, né vittimismo quindi, ci vuole molto di più. Ci vuole governo. Ma che cosa è governare? Governare è far sì che la società registri la presenza di soggetti nuovi. Ogni classe sociale che si è affacciata alla storia ha governato, cambiando l'assetto della società, facendo registrare nuovi bisogni, dando nuove idee, modificando priorità. Ricordiamoci che noi non siamo una classe sociale, siamo molto di più. E abbiamo già governato. Questo sì che non ce lo dobbiamo dimenticare. Abbiamo governato quando abbiamo fatto passare la legge sull'aborto, lì il nostro paese
per la prima volta è stato costretto a registrare la nostra presenza, le nostre priorità, la nostra visione del mondo. Che non era certo una visione di morte, come tanti vorrebbero farla passare, ma una visione di amore profondo per la vita, di tante donne che sarebbero scampate alla morte e di bambini che sarebbero nati desiderati e in condizioni di vita decorose. Abbiamo avuto la forza di imporre la nostra visione. Vedete quanto è ancora attaccata questa legge, attaccata con astio, con risentimento, perché è stata una legge voluta profondamente dalla maggioranza delle donne, che conoscono le umane cose, come mai gli uomini conosceranno. Sì, c'è un abisso tra donne e uomini, un abisso fatto di natura, di storia, di sofferenza. E questa sofferenza che tanta paura mi faceva quando ero una giovane donna, adesso io la rivendico con tutto l'amore e la pietà di cui sono capace. C'è chi dice che questo è tempo di amicizia tra donne e uomini, sono proprio d'accordo. L'amicizia è un
sentimento che pone condizioni, non si da mai per niente. Che venga il tempo dell'amicizia, perché il tempo dell'amore non ha dato i frutti sperati. Non ci vuole indignazione, ci vuole governo. Non illudiamoci che ci sia qualcuno a cui delegare la nostra parte. La "sinistra" - si potrà ancora dire questa parola?- è stata una grande delusione, la destra fa il suo mestiere. Ma in verità questo è un paese che ormai non ha né destra né sinistra. E noi non abbiamo alleati "naturali", facciamocene una ragione, abbiamo sì amici, un po' qua e un po' là. E con questi amici ci dovremo arrangiare. La Chiesa poi non ha mai amato le donne. Quali sono state per noi le mancate occasione di governo? Certamente la legge sulla maternità assistita che ha avuto la pretesa di ridurre il nostro corpo a contenitore, a "disprezzato" contenitore, perché chi propone l'impianto
di un embrione forse malformato è uno che disprezza il corpo di una donna. La libertà di coscienza che la "sinistra" ha lasciato ai suoi parlamentari per votare questa legge, ancora mi offende e purtroppo la dice lunga sul suo futuro impossibile. Tante occasioni di governo abbiamo mancato. L'ultima: quella buffonata del testamento biologico che abbiamo sul tappeto in questo momento. E poi? E poi c'è il paese, che riguarda anche noi, non ce lo dimentichiamo, perché noi ci siamo, ci viviamo, ci lavoriamo, ci paghiamo le tasse. E poco ci importa quello che fa Berlusconi nelle sue cenette, se dobbiamo comperare la carta igienica per la scuola dei nostri bambini, se gli asili nido sono carissimi, se le banche sono in stretta creditizia, se la ricerca non viene finanziata, se le maestre e gli insegnanti sono sull'orlo della povertà, se la televisione fa schifo, se esiste una corruzione capillare, se governa un sistema "di amici" e non di meriti, se c'è una politica che governa perfino le assunzioni a chi spazza le strade, se l'università fa scappare i più bravi, se gli omosessuali vengono picchiati per la strada, se l'informazione viene addomesticata, se "chi se ne frega del paesaggio"… e poi le ronde, chi se lo sarebbe immaginato! e i dialetti… e gli inni… potrei continuare. Sì, non indignazione, serve governo, care compagne mie. Contiamoci per contare, ma per contare veramente, senza andare dietro a nessuno, per dettare le nostre condizioni. Incontriamoci per fare un programma per una vita migliore. Possiamo farlo, perché, sembra un paradosso, ma questo è proprio il nostro tempo.