Edicola (a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 

da L'Unità del 9 ottobre 2009

La sfida delle donne spaziali: "Fate le scienzate, non le veline".
di Jolanda Bufalini

«Piacere sono una meccanica celeste ». Non siamo precipitati dalle controverse serate dei palazzi romani con escort e veline in un film di fantascienza. Siamo, invece, nel più solenne dei luoghi della scienza a Roma, palazzo Corsini, Accademia dei Lincei. Alla conferenza internazionale «Women and Space». Le organizzatrici scientifiche Elisabetta Strickland, Velleda Baldoni, Alessandra Celletti, tutte del dipartimento di matematica di Roma2 (Tor Vergata) indicano alle ragazze che la via del successo non passa per forza dalla scorciatoia televisiva. Lo starsystem di cui si parla qui è quello del cosmo. Alessandra Celletti, la meccanica celeste, si occupa di «oggetti all’interno del sistema solare». Oggetti vicini, nel nostro sistema, «non mi sono spinta troppo in là». Molto in là si è spinta, invece, Amalia Ercoli Finzi (politecnico di Milano), che mantiene le promesse di poeticità del suo nome - fra Amalia Rosselli e Giorgio Bassani. Lei si è spinta fino a Marte: disegna macchine per le missioni spaziali, racconta dei meteoriti che per primi ci diedero l’indizio della vita sul pianeta rosso. «Marte è bello », ribadisce accarezzando con gli occhi le foto di montagne e crateri che potrebbero nascondere acqua, terreni morbidi o pietrosi. Quegli indizi ce li hanno dati i meteoriti arrivati nell’Antartide sicuramente da Marte, che racchiudono «la toilette» di batteri marziani.

COMANDANTE PAMELA 
Fra le donne spaziali c’è la decana Margherita Hack che incede con il suo bastone, Francesca Matteucci (Trieste), Alessandra Rotundi (Napoli), Vera Rubin (Carnagie University Usa) in videoconferenza, Maria Zuber (MIT Usa). E c’è Pamela Ann Melroy, comandante dello shuttle andato in orbita nel 2007, nella missione cui partecipò Paolo Nespoli. Mostra le immagini e racconta: l’allenamento in Alaska fra i ghiacci per imparare a convivere in gruppo, in spazi ristretti e difficili. Mostra i pannelli solari che dovevano fornire elettricità alla stazione spaziale. Mai prima d’allora quei pannelli erano stati sospesi così, fuori dall’atmosfera terrestre. Ma erano strappati in alcuni punti. Ci sono le foto della ricucitura in quell’ambiente senza gravità. «Uh!», sospira lei ancora emozionata dalla difficoltà dell’impresa. Elisabetta Strickland è la prima donna ad essere salita al vertice dell’INdAm (Istituto nazionale di Alta matematica) Angioletta Coradini è direttore dell’IFSI (Istituto dello spazio interplanetario). «È molto importante - dice Elisabetta - per le donne entrare nei luoghi dove si decide perché questo serve a dare fiducia alle giovani. Ad agire concretamente per far capire che, sei sei in gamba ce la puoi fare. È difficile ma si può arrivare». E, sostiene Velleda Baldoni, «rispetto al modello velina, è molto più divertente: il bello sta nella sfida del rompere gli schemi. Sta nell’acquisire sicurezza e indipendenza ».

CERVELLO E FEMMINILITÀ
Queste signore sono sposate, hanno avuto figli: «Usare il cervello non significa rinunciare alla femminilità ». E, quanto ai mariti, dice Elisabetta, «vale per le donne quel che si dice per gli uomini. Dietro ogni donna di successo c’è un uomo intelligente». Non va per la maggiore, fra le scienziate, l’idea delle quote rosa. «Ci interessano - dice Velleda - le pari opportunità. La Francia è simile all’Italia solo che lì è stata molto più forte la politica in sostegno delle donne che lavorano, dagli asili nidi in sù». In Italia dei segnali di cambiamento ci sono: «Nel 1993 - racconta Alessandra Celletti - eravamo in due, oggi il 25% dei meccanici celesti sono donne». Ma le donne ordinarie sono il 17 per cento. Troppo poche.