Edicola (a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 

da L'Unità del 27 gennaio 2011

Forza donne, ribelliamoci: è ora di dire basta
di Anna Paola Concia

Una vecchia striscia di Lucy e Charlie Brown circola su Facebook. "Forse non ho bisogno di te, Charlie Brown…Perché dovrei accontentarmi di essere la First Lady? Perchénon potrei essere io il Presidente?... E poi, una volta Presidente, mancherebbe solo un breve passo per diventare...REGINA!". Perché questa striscia ci piace tanto? Perché contiene molte verità che a volte neanche ci raccontiamo, e leggerle risulta liberatorio. Quante donne oggi in Italia sanno di non aver bisogno del consenso e della protezione di un marito, di un mentore, di un caposquadra, di un primario, di un ottantenne ricco per avere il loro posto nel mondo? Oggi, non sono poi così tante, dopo 15 anni di centrodestra . Anche quando si rendono conto che possono raggiungere qualunque traguardo, anche nella vita pubblica, imboccano strade all'ombra di qualche uomo. E dietro questa convinzione, c'e il timore di peccare di ubris, di sfidare la sorte e gli dei con una presunzione eccessiva. "Sembrerò troppo ambiziosa a voler diventare presidente? La stessa giovanile ambizione anni fa venne confidata a un giornalista da Casini e Mastella insieme: nessuno ci trovò nulla da ridire. E'da qui che dobbiamo ripartire. Dal coraggio di aspirare a essere presidente o metaforicamente regina. Dal coraggio di dirlo. Hillary Clinton a Denver, ritirandosi dalla corsa alla Presidenza, definì la sua candidatura una vittoria per tutte: “Sono riuscita a rendere normale il fatto che una donna possa presentarsi per essere comandante in capo e d’ora in poi non sarà più straordinario se un’altra lo farà. Ora, quando una madre dirà alla propria bambina, vedi, da grande potrai essere quello che vuoi, sarà vero. E avere reso normale lo straordinario, è davvero straordinario”. E vale anche per noi, amiche e compagne del PD. Lo dico per il bene del mio paese, e delle donne italiane, in questi anni stipate nella macchina del tempo verso il Medioevo. Che è successo? Non ce ne siamo rese conto, o eravamo stanche di lottare? Non mi basta dare la colpa solo a Berlusconi che ne ha certamente moltissime, la colpa e' anche nostra. Abbiamo pensato che il piu' fosse fatto e ci si potesse sedere sugli allori. Lo dico soprattutto a noi che facciamo politica e che abbiamo responsabilità' pubbliche. Il rapporto tra politica e simbolico oggi nella società della comunicazione e' fondamentale, non possiamo sottovalutarlo. Nè attribuire solo alla destra l'irrilevanza femminile. Dalle nostre parti, c'e un rischio altrettanto grande: di essere fantasmi. Abbiamo taciuto troppo, per amor di partito. Ci siamo accoccolate all'ombra di leader uomini che non parlavano la nostra lingua e mettevano in fondo ai programmi qualche bella parola per barrare la casella "questione femminile". Promettevano di candidare " un extracomunitario e una donna", non singola portatrice di valore, ma generico riempitivo: abbiamo tacitato i nostri mugugni. I nostri amici e compagni di partito (opposizione intera, nessuno escluso) non hanno più remore, per le grandi assemblee e kermesse sul futuro, a mandare inviti in cui compaiono solo oratori uomini, come e' accaduto per il Lingotto. Non chiedo la presenza di una donna in quanto donna, ma il contributo delle tante economiste o politiche autorevoli che possono portare un punto di vista sul mondo quanto gli uomini. Questa rappresentazione solo maschile della realta e' insopportabile. E lo dico per il bene del mio partito, alle donne e agli uomini: non c'e nessuna innovazione, modernità, alternativa, escludendo dalla costruzione di un mondo migliore le donne. I nostri amici e compagni non ce la fanno a capirlo, sono stati attraversati dal femminismo come se nulla fosse accaduto. Forse allora bisogna ripartire dal momento in cui abbiamo tacitato la conflittualità. Ci sono molte donne, parlamentari e non, che sono stanche, me lo hanno detto, non ce la fanno più e lasciano passare cose comeil Lingotto enon solo. Comprensibile, ma nessuna di noi ha la voglia e la forza per riprendere quel cammino e dar voce a una nuova leadership femminile plurale? Da sole non si va da nessuna parte, gli uomini lo sanno: anche quando si fanno la guerra tra loro, si legittimano a vicenda. Smettiamo di accudire e preservare la leadership maschile come assistenti sociali, come badanti. Rilanciamo una comunità di donne con aspirazioni alte, che parli in prima fila e in prima persona al paese, nelle tante voci e diversità. Ha iniziato col piede giusto la maturanda che alla domanda : "Cosa vuoi fare dopo il liceo" ha risposto: "O giurisprudenza, o il Supereroe". La nostra sfida è sostenere la sua ambizione: perciò per me Lucy rimane un faro. E per voi?