Edicola (a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 


da La Repubblica del 3 febbraio 2011

Perversione della verità nei sotterranei di Arcore

di Benedetta Tobagi

La parola "perversione" continua a frullarmi in testa, come il basso continuo di una società in cui sfruttamento e manipolazione del prossimo proliferano ben oltre i sotterranei di Arcore. I festini a luci rosse che riempiono da settimane le cronache non hanno nulla di giocosamente licenzioso, presentano piuttosto i caratteri della perversione sessuale: serialità, ripetizione ossessiva di un copione, ricorso a travestimenti e messinscena, la riduzione della donna a un feticcio anonimo, stereotipato, sostituibile. Nelle grandi aziende avvelenate dal mobbing, nel mondo dei grandi speculatori come nei dipartimenti universitari, ovunque si sono affermate forme di perversione morale, qualitativamente diversa da quella sessuale, e ancor più grave: un'epidemia di atti e comportamenti disumanizzanti (dunque: perversi) che innescano a cascata una corruzione contagiosa. Molte giovani donne degradate a oggetti trattano a loro volta i vecchi pervertiti come macchine sputasoldi e se stesse come merce di scambio. Come fanno, d'altro canto, anche gli "onorevoli" sedicenti "responsabili". Manipolare le persone a proprio uso e consumo, ridurre i rapporti a transazioni, le persone a merce o strumento: oggi sembra una costante. Chi ha la pazienza di addentrarsi nelle riflessioni di psichiatri e psicologi (segnalo Il genio delle origini di Racamier e Molestie morali di Hirigoyen) troverà pagine illuminanti. La perversione morale (o narcisistica) scaturisce dal bisogno di affermare se stessi a spese di altri: il perverso ha bisogno di un pubblico e di
"prede", che tratta non come esseri umani, ma come utensili. Tratti tipici del perverso? Indifferenza verso l'altro, aggressività, manipolazione, sfruttamento, denigrazione, distruttività. La perversione morale va a braccetto col cinismo, con cui giustifica se stessa: non esiste nulla di buono e nobile, niente vale, tutto ha un prezzo. La perversione avvelena i pozzi, lavorando su debolezze profonde e molto comuni: dall'insicurezza, alla paura, al bisogno di affermazione personale. I perversi hanno un vero talento a tirar fuori il peggio dagli altri. Sfruttano le inclinazioni segrete, gli antagonismi latenti, somministrando piccoli o grandi vantaggi materiali. Con un mix di prebende, ricatti e sentimenti inconfessabili, saldano rapporti di fedeltà molto resistenti. Per consolidare il proprio dominio, i perversi sfruttano la segretezza, l'intimidazione, la menzogna, il confondere le carte e le idee, la dissimulazione, l'abuso di fiducia, l'abuso di potere e la squalifica violenta di coloro che non si sottomettono. Perché il nemico giurato della perversione è, semplicemente, la verità. Nel sistema creato dal perverso, "la verità non ha più esistenza propria, altro non è che quel che lui decreta, e la sua parola terrà luogo di prova" scrive Racamier. È una strategia molto efficace: disorienta e paralizza chi cerca di reagire. Contro questa mistificazione costante occorre armare il pensiero, per restare saldi, distinguere, smascherare.
Non è certo un caso che questi meccanismi perversi siano emersi più che mai palesi attorno allo sfruttamento e alla degradazione del corpo femminile. Trovo sia molto simbolico. Pravda in russo, Wahrheit in tedesco, vérité in francese, verdad in spagnolo: tutti sostantivi femminili. Verità, oggi più che mai il tuo nome è donna. Per la dignità della verità e della donna - entrambe violate, svilite, manipolate, zittite e umiliate - è tempo di scendere in piazza.