Edicola
(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 

 

da La Repubblica del 31 marzo 2010

Pippa Bacca e l'arte dell'innocenza

di Elena Stancanelli

Il 31 marzo di due anni fa moriva Pippa Bacca. Vestita da sposa sarebbe dovuta arrivare in Israele, in autostop, testimone di pace insieme a Silvia Moro. Ma è stata uccisa, subito dopo Istanbul. Ha ricordato il suo lavoro una piccola e struggente mostra alla Fondazione Mudima di Milano. Pippa Bacca era un' artista. In viaggio avrebbe lavato i piedi a ostetriche incontrate negli ospedali mentre Silvia intrecciava un arabesco misteriosoe colorato all' uncinetto. Il vestito di Pippa e quello di Silvia erano simili, ma non identici. Pippa aveva una mantella di cotone staccabile, da usare come asciugamano nel suo rituale di devozione. E poi un lungo strascico e un bustino chiuso da una lampo. Di entrambii vestiti erano state fatte due copie: quella rimasta a Milano, intonsa, avrebbe testimoniato dell' inizio, l' altra, di ritorno e consunta, della fine. Ma alla mostra ce ne sono solo tre. Di tutti gli oggetti esposti, nessuno ha la forza emotiva del manichino vuoto che non può reggere il vestito usato da Pippa nel suo viaggio, ancora nelle mani della polizia di Istanbul come corpo di reato. La fine, in questa storia, è come una luce troppo forte che costringe il resto in penombra. «Ho capito che il senso di questo viaggio» scrive Pippa in una di quelle cartoline che spediva a ogni tappa e sulle quali ricamava minuscole spose di cotone, «è mantenerni il più bianca possibile». L' anno scorso, a dicembre, sono stata al primo compleanno di Pippa Bacca senza di lei. Il cortile della sua casa di ringhiera, a Milano, era pieno di palloncini verdi. C' erano la madre Elena (sorella di Piero Manzoni) e le quattro figlie che servivano minestrone e vin brulè. Avevano tutte una grande spilla rotonda attaccata al cappotto con su scritto Sono innamorata di Pippa Bacca chiedimi perché (che è il titolo di una performance di Pippa e adesso di uno spettacolo ispirato alla sua vita, di Giulia Morello e Laura Jacobbi, in scena in questi giorni a Milano). Intorno molte persone allegre, e tra queste, elegantissime, le Bubble Gum. La band guidata da Eva Adamovic. Pippa, come mi spiega quella sera la sorella Rosalia, aveva, oltre a quella anagrafica, aveva altre quattro personalità: Pippa Pasqualino di Marineo lavoratrice precaria di un call center, Pippa Bacca l' artista, Eva Adamovic, curatrice di mostre, e il coniglio verde. Ma Eva era la più evidente. Quando era Eva, portava solo tacchi alti e un trucco molto pesante, abiti da pin up e una parrucca. Chiamava tutti "amore" e "tesoro", ma non dava confidenza a nessuno. Diceva di essere vergine perché legata per sempre al primo amore morto in circostanze tragiche. Pippa Bacca, l' artista, vestiva invece sempre di verde e aveva moltissimi amici. Gli stessi che riempiono ogni anno la villa di famiglia in stile arabo, tutta dipinta di azzurro, in occasione della festa del cuore. A Casirate d' Adda, dove, nella tomba di famiglia riposa Pippa. L' ostinato rifiuto a esporre la disperazione, la festosa malinconia che la famiglia scelse anche durante il funerale di Pippa, fecero impressione a molti, alcuni addirittura ne furono scandalizzati. Come se esistesse una coreografia di esposizione del lutto. Davanti al dolore degli altri, sarebbe sempre meglio tacere. Ma se davvero qualcosa vogliamo dire, sarebbe bello parlare di innocenza. Le cinque ragazze Pasqualino di Marineo sono cresciute in maniera eccentrica e allegra, molto unite tra loro. Rosalia mi ha mostrato la foto della collana di plastica bianca che Pippa si era fabbricata e che portava al collo nel suo viaggio da sposa. Con cinque buffi oggettini appesi, ognuno dei quali rappresentava una sorella. Era stata la madre a insegnare loro a viaggiare in autostop. Fin da bambine, su camion e macchine altrui, avevano girato il mondo. Non c' era niente di strano nel farlo, niente di pericoloso. E neanche una ostentazione di spavalderia, come qualcuno inopportunamente disse dopo l' omicidio. Era una specie di abbraccio, un gesto di fiducia nel mondo al quale Pippa non avrebbe rinunciato. Perché il centro del suo lavoro di artista era proprio questo, il mantenersi "più bianca possibile", non cedere mai un centimetro rispetto all' innocenza. Al lato opposto di chi considera l' arte un esercizio di cinismo, una fabbrica di denaro facile. Ho visto i filmati degli uomini e le donne che hanno accompagnato le due spose per un tratto del viaggio, e le fotografie scattate nella varie tappe. La curiosità, a volte l' imbarazzo del primo impatto con queste due figure incongrue, eccentriche su qualunque fondale, che si trasformava nel calore accogliente di buffe conversazioni, inviti, scambi di piccoli doni. Ho visto, in quello che rimane di questa impresa, una minuscola semina di amore. Che infatti ha generato gesti simili, ha continuato a germogliare lungo tutto il percorso. Da qui a Istanbul, lungo i Balcani, molti degli artisti che le hanno incontrate, in questi due anni hanno continuato a lavorare sotto l' ispirazione del viaggio delle spose. Come a volerci disperatamente dimostrare che, nel tempo, il contagio dell' innocenza ricopre e cancella quello della violenza.