Edicola
(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

rassegna stampa dal 2009

 

 

da La Stampa del 28 dicembre 2014

TRACY EMIN: "La mia creatività ha a che fare con quello che sono"

L’artista Tracey Emin è nel suo studio di Londra: «Ho comprato questo edificio nel 2010 e vivo a due minuti da qui, in una vecchia casa costruita nel 1729. Questa era una zona di artisti, ora è tutta negozi e moda. Ho comprato anche la casa accanto alla mia e David Chipperfield mi sta aiutando a costruirne una nuova. Quando sarò vecchia, anche se non riuscirò a camminare, voglio essere in grado di lavorare e grazie a un ascensore i miei collaboratori potranno prendersi cura di me. Bisogna pensare a queste cose ora, dopo sarò troppo vecchia». 

Vede Londra come la sua casa per sempre? David Hockney è andato in California...  

«Londra è la mia base, perché sono britannica, Hockney ci è andato da giovane anche perché è gay ed era meglio per lui a quei tempi. L’anno scorso sono stata qui solo quattro mesi. Ho una casa nel Var, dove ci passo un sacco di tempo e poi ho un appartamento a New York». 

Dove si sente più creativa?  

«In aereo. La mia creatività ha più a che fare con quello che sono, non con il “dove sono”. Se mi sposto, è perché posso farlo e ne amo lo spirito. Mi piacciono stagioni diverse, tempi diversi. Ogni luogo ha un carattere diverso. Innesca in me qualcosa». 

E il mercato?  

«Se ne occupa la mia galleria, non io. A questo servono le gallerie. Il mondo dell’arte di New York è molto diverso, un’altra storia. Il Modernismo è stato creato a New York e se ne sente ancora l’emozione. Ho una galleria di New York e mi piace lavorarci». 

Da quando ha presentato la sua opera «Tutti gli uomini che mi sono portata a letto 1963-1995», è cambiato molto nella sua vita?  

«Sì, non farei mai una cosa del genere oggi. In 21 anni molte cose dovrebbero cambiare, dentro e fuori». 

Lei ha detto per esempio che non è più interessata al sesso, ma all’amore. Cosa significa?  

«Quando ero più giovane ho confuso il sesso con l’amore, sbagliando. Oggi posso avere una relazione con qualcuno senza sesso, perché lo amo davvero. Preferisco stare sola piuttosto che non sentirmi amata. Continuo a muovermi perché l’artista ha bisogno di solitudine. Occorre avere chiarezza, purezza di pensiero. Ora che sto invecchiando devo proteggermi per non perdere la mia creatività, il mio amore per l’arte, la mia spiritualità, tutte le cose che si devono coltivare quando si entra sempre più in contatto con il mondo esterno». 

Il successo è un nemico?  

«Il successo è fantastico. Conosco un sacco di artisti che lavorano ancora, ma sono stanchi e cinici, non hanno lo stesso afflato di quando erano più giovani». 

È ancora ossessionata da se stessa?  

«Sì (ride). Mi uso ancora, lavoro sempre con me stessa! La mia ultima mostra era al White Cube Gallery: The Last Great Adventure Is You. Quasi tutto il lavoro era sulla perdita: perdere il cuore, la gioventù, la bellezza, la femminilità. Avere 52 anni e non 25. Gli altri s’identificano con questo. La mostra è stata visitata da 45 mila persone in cinque settimane in una galleria commerciale. La maggior parte aveva 15-20 anni». 

Lei ha detto che le donne artiste non sono apprezzate come uomini. E gli uomini, da Tiziano a Picasso, da Courbet a Matisse, erano ossessionati dalle donne, le donne nude. Sta facendo lo stesso con se stessa, perché?  

«Ora ci sono più donne artiste e quindi vedremo. Quanto a me, sono il mio modello. Guardi Picasso: probabilmente usava se stesso come modello, le sue donne sono così squadrate. Munch e Schiele usavano costantemente se stessi nel loro lavoro. In primavera mostrerò il mio lavoro a Vienna, insieme con quello di Egon Schiele». 

L’amore non ricambiato e l’invecchiamento sono le sue paure?  

«Non pensavo che sarei vissuta a lungo, ma ho cambiato idea. Sono più felice adesso. Vedo un buon futuro: lavoro, pittura, scultura, giardinaggio». 

È da poco tornata da Miami. Che ne pensa del mercato dell’arte?  
«Penso che il mercato secondario controlli il mercato dell’arte, non il mercato primario, e quindi i prezzi possono essere manipolati. Ma è il commercio, sono gli affari, non è una novità. C’è chi commercia in arte e chi crede nell’arte». 

Traduzione di Carla Reschia