Edicola
(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

rassegna stampa dal 2009

 

 

W.Women in Italian Design: le donne protagoniste al Triennale Design Museum

di Lorena Coppola

Le donne protagoniste al Design Museum della Triennale di Milano, con l’esposizione “W. Women in Italian Design”, a cura di Silvana Annichiarico con allestimento di Margherita Palli.

In occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, intitolata 21st Century. Design after Design, il Design Museum presenta la sua nona edizione con una mostra dal titolo W. Women in Italian Design (2 aprile 2016 – 19 febbraio 2017), a cura di Silvana Annicchiarico, con progetto di allestimento di Margherita Palli. La mostra affronta il tema del design italiano alla luce di uno dei nodi più delicati, più problematici, ma anche più stimolanti e suggestivi: la questione del genereL’idea che il genere non sia più solo un dato biologico e naturale, ma una questione culturale apre interessanti prospettive anche per quello che potrà diventare il design dopo il design. Ma per affrontare in modo oggettivo ed equilibrato le questioni di gender legate al design è necessario affrontare preliminarmente la grande rimozione operata dal Novecento nei confronti del genere femminile, nel “superamento dei generi tradizionalmente intesi e nella messa in crisi definitiva dell’egemonia indiscussa del modello patriarcale”, secondo le parole di Silvana Annicchiarico, direttrice e curatrice del Design Museum di Milano.

Women in Italian Design cerca di tracciare una nuova storia del design italiano al femminile, ricostruendo figure, teorie, attitudini progettuali che sono state seminate nel Novecento e che si sono affermate, trasformate ed evolute nel XXI secolo. Tutta la modernità novecentesca ha messo ai margini la progettualità femminile, pressoché ignorata da storici e teorici del design. Il XXI secolo è caratterizzato sempre di più da una forza rinnovata di tale progettualità. Le donne creano, progettano, sperimentano, rischiano, sfidano. Sono protagoniste già a cominciare dagli studi: le università registrano sempre più una maggioranza femminile nelle iscrizioni e nella frequenza alle lezioni, oltre che una marcata eccellenza femminile nei processi di apprendimento. L’ordinamento cronologico racconta questa storia in modo dinamico, fluido e liquido, usando la metafora di un fiume che attraversa tutto il Novecento. Triennale Design Museum vuole quindi celebrare il femminile in quanto nuovo soggetto creativo di un design meno asseverativo, meno autoritario, più spontaneo, più dinamico.

Silvana Annicchiarico,  parla di “rimozione”, cancellazione, accantonamento, come se le donne nel design non fossero mai esistite. Non si tratta di una recriminazione, ma di un’indagine rigorosa su quello che le donne hanno davvero fatto, su quello che per troppo tempo è stato taciuto, su quei salti conoscitivi della storia che hanno portato nell’ombra donne come Perriand, Reich e Gray. La mostra si apre con una scelta forte: “uno spazio – afferma Annicchiarico – che allude al corpo ed evoca la sua natura più intima: una sorta di grande utero abitato da sussurri, litanie e chiacchiericci in cui aleggiano ricami, intrecci, merletti. La selezione delle opere è precisa: gli oggetti scelti sono quelli che maggiormente rappresentano questa idea di accoglienza e inclusione. Non ci si vergogna dunque nel parlare di procreazione, protezione, madre, reggiseno: accanto ai lavori di designer riconosciute come Cini Boeri o Gae Aulenti, anche le opere di ricamatrici, architette, costruttrici, progettiste, autrici di vasi, abiti, poltrone, sedie, biancheria intima, canestre, parole, immagini, memorie. La mostra scava nei cunicoli della storia e recupera relazioni sepolte, come quella di Maria Montessori e l’istinto della protezione nei confronti dei figli. Abbiamo cercato di comporre un viaggio organizzato in parole. Come omaggio a queste donne segrete/non segrete.”