Edicola
(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

rassegna stampa dal 2009

 


da La repubblica del 7 giugno 2014

Yoko Ono: "Da Imagine alla realtà l'arte ha cambiato le nostre vite"

di Ernesto Assante

Artista è chi crede nell'essere artista". Fate attenzione alla frase che Yoko Ono ci dice, perché nella sua semplicità c'è il segreto degli ottant'anni della sua vita. "Essere" artista, per lei, ha sempre significato mescolare la vita e l'arte, e per molti versi fare della propria vita un'opera d'arte.
Ottant'anni, compiuti pochi mesi fa, vissuti sempre in prima linea, senza mai rinunciare alle sue idee, dando sempre vita a nuovi progetti, senza mai restare ferma. Come dimostra la grande mostra che da qualche settimana e fino al primo settembre è offerta dal Museo Guggenheim di Bilbao, una retrospettiva intitolata Half-a-wind show. La mostra presenta circa 200 lavori divisi in sezioni tematiche, che includono installazioni, oggetti, disegni, foto, testi, audio, documentazioni di performance. Una straordinaria quantità di opere e, soprattutto, di idee, molte delle quali, come sottolineano i curatori della mostra, "poetiche, assurde, utopiche, a fianco ad altre specifiche e pratiche, alcune trasformate in oggetti mentre altre restano immateriali". Questo perché molti dei lavori hanno come punto di partenza un set di istruzioni, scritte o orali, che servono a dare un ruolo attivo allo spettatore, che non è mai completamente passivo. La più celebre delle sue istruzioni, contenuta in Grapefruit del 1964 fu quella che spinse Lennon a scrivere Imagine.
Lo spunto iniziale del libro era quello di brevi "immaginazioni" nate per alleviare le paure del fratello di Yoko Ono durante i bombardamenti, quando la loro famiglia era stata evacuata da Tokyo e soffriva anche della mancanza di cibo: "Inventavo dei menu per alleviare la fame di mio fratello", ha detto Yoko Ono, "e lui iniziava a sorridere, a stare meglio. Anni dopo ho trasformato quei pensieri in un libro, in una serie di istruzioni per vivere bene. Un libro sul potere, sulla forza dell'immaginazione. Se pensi che qualcosa è impossibile puoi immaginarla e farla accadere davvero". Rendere reale l'immaginazione dovrebbe essere lo scopo principale di ogni arte e di ogni artista. Ma per Yoko, pensare qualcosa di diverso significa anche cambiare la nostra esistenza e il nostro mondo. Immaginare la pace crea pace. "Non è difficile", spiega, "è possibile, è davanti ai nostri occhi, solo che la gente rifiuta di vederlo. Secondo me, ognuno di noi può contribuire a fare in modo che il mondo sia più pacifico, innanzitutto immaginando la pace, pensando alla pace tutti i giorni. Più del 90 per cento della gente del mondo vuole la pace, perché dovremmo adeguarci all'altro dieci per cento? La gente ha molto più potere di quanto creda".
Si può decidere di essere artisti? "Non lo so, posso parlare solo per me stessa. E io ero un'artista fin da quando ero nella pancia di mia madre", afferma Yoko con sicurezza. Di certo la sua famiglia l'ha spinta fin da piccola a conoscere, frequentare, praticare l'arte. È cresciuta in una famiglia dell'aristocrazia giapponese, ha frequentato una delle scuole più esclusive del paese (un suo ex compagno di scuola è l'attuale imperatore Akihito), ha studiato musica fin dall'asilo. "Io volevo diventare una compositrice, all'epoca non c'erano donne compositrici e mio padre mi spinse verso il canto. Ho studiato come cantante classica, ma non mi piaceva. Quando la mia famiglia si trasferì negli Stati Uniti presi la mia strada e andai a New York". La sua strada incrociò quella dell'avanguardia newyorkese dell'epoca e Yoko iniziò a immaginare la sua nuova vita: "Era il momento giusto per essere a New York, tutto stava accadendo e io ero parte di quel tutto". Era parte di Fluxus, il movimento artistico nato attorno alla figura di George Maciunias che raccolse personalità straordinarie come Nam June Paik, Joseph Beyus, ma anche Cage, Bussotti, Mekas, e molti altri, artisti che predicavano l'artisticità del gesto, la centralità della performance, dell'happening, provocando arte più che creando oggetti, sfuggendo quindi alla possibilità di fare commercio della propria arte: "Ho sempre pensato che quello che creavo doveva essere totalmente puro e che non avrei dovuto ricavare del denaro dalla mia arte, e così è stato". Ed è stato proprio ad una sua mostra, nel 1966 alla Indica Gallery di Londra, che Yoko incontrò per la prima volta Lennon, cambiando per sempre il corso della sua vita. Per molti anni Yoko Ono, l'artista, è stata sovrapposta a Yoko "la strega", la responsabile dello scioglimento dei Beatles, e per moltissimi anni, dopo la scomparsa di Lennon nel 1980, è stata semplicemente "la vedova". Poi, pian piano, le vecchie immagini hanno cominciato a sbiadire ed è tornata alla luce lei, Yono Ono, con la sua personalità, la sua vita e la sua arte: "È stata dura, ma sono riconoscente per tutte le esperienze che ho attraversato, perché mi hanno portato fin qui oggi. Ma io sono sempre stata solo me stessa". Certo, il "me stessa" di Yoko è piuttosto ricco e ogni volta che lei si propone al pubblico lo fa in maniera diversa, ma anche questa sua molteplicità per lei è normale: "Ognuno di noi ha migliaia di se stessi dentro di sé. Alcuni amano esprimerne molti, altri no".
Mescolare vita ed arte vuol dire per Yoko Ono molte cose. Può voler dire realizzare dischi di dance music che scalano le classifiche, accendere due volte all'anno la "Imagine Peace Tower" - il grande fascio di luce che l'artista ha creato in Islanda e che prende vita nei giorni degli anniversari della nascita e della morte di Lennon - prendere parte a manifestazioni e iniziative pacifiste in ogni parte del mondo, o creare eventi in musei e gallerie, o esibirsi in concerto, o tenere viva la sua enorme community on line su Twitter.
Mescolare arte e vita vuol dire anche fare politica. Arte e politica possono, dunque, essere messe insieme? "C'è bisogno di accortezza politica per comunicare le tue idee artistiche. E c'è bisogno dell'arte per comunicare le tue idee in politica. Ma i politici mi interessano poco, sono il riflesso di quello che noi facciamo". Creativa, instancabile, a ottant'anni Yoko Ono è ancora al centro del mondo e moltissimi nelle nuove generazioni di artisti, guardano a lei come un esempio da seguire. Come si presenterebbe, oggi, Yoko Ono a chi le si avvicina per la prima volta? "Non c'è un solo modo di presentarsi, dipende tutto da chi hai di fronte. E io sarò diversa se mi presento a un gorilla o a una farfalla".