GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Annie Ernaux


Il posto

L'orma Editore 2014 - euro 10.00

recensione di Silvana Ferrari


Scrivo lentamente. Sforzandomi di far emergere la trama significativa di una vita da un insieme di fatti e di scelte, ho l'impressione di perdere, strada facendo, lo specifico profilo della figura di mio padre. Questo scrive Annie Ernaux, mentre si appresta a dare un ritratto del padre, cioè la storia di un uomo, raccontata dalla figlia, con un distacco quasi scientifico: una scrittura che lei definisce 'autosociobiografica', perché vuole includere la storia, la sociologia e l'aspetto autobiografico della letteratura.


Annie Ernaux, nata nel 1940 a Yvetot, un piccolo centro della Normandia, dove vi ha trascorso gli anni fino alla giovinezza per poi trasferirsi a studiare all'università di Rouen, è considerata una delle autrici più significative dell'ambiente letterario contemporaneo francese. In Italia, il suo romanzo, che è del 1982, è stato solo ora tradotto per merito dell'editore L'Orma che si appresta a tradurre e a pubblicare anche Gli anni, il suo romanzo più importante, vincitore di numerosi e prestigiosi premi tra cui il Prix Marguerite Duras.
La storia del padre che, da contadino costretto a interrompere gli studi, lascia la casa paterna per diventare operaio e su sollecitazione della moglie più ambiziosa, gestore di un bar-drogheria, nella Normandia del primo Novecento, intreccia la storia dell'autrice e della sua emancipazione - per lei quasi un tradimento - da un ambiente e da una mentalità che vedeva nella cultura e nella figura dell'intellettuale - chi lavora con la testa, secondo il padre, non contava niente - qualcosa di assolutamente inutile, improduttivo e di cui provare vergogna. Un'emancipazione a caro prezzo che l'ha portata fuori dal mondo paterno, ma di cui il padre fu soggetto attivo, spinto, nonostante i pregiudizi, a darle quell' istruzione che a lui era stata dolorosamente impedita. E' orgoglioso della figlia universitaria, anche se ne parla con reticenza ai clienti del bar, e timido nei confronti del suo sapere per lui così estraneo e poco utile.
E' la storia di un uomo comune che ha fatto delle ragioni della sopravvivenza la ragione di vita, fuori da ogni altra considerazione e da tutto quello che la storia muove attorno a lui. Una vita 'sottomessa alle necessità' raccontata con una scrittura che l'autrice vuole per forza di cose 'piatta', una scrittura della memoria che pur nel suo tentativo di oggettività, non può non ricordare con affetto l'uomo semplice che il padre era stato, l'uomo che la portava a scuola sulla canna della bicicletta, che le comprava tutto quello che le era necessario, sostenendo sempre che erano felici perché avevano tutto quanto a loro bastava.


11 settembre 2014

 

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