GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Celeste Ng


Quello che non ti ho mai detto

Bollati Boringhieri 2015 - euro 17.50

recensione di Silvana Ferrari


Lydia è morta, ma questo non lo sa ancora nessuno.
Inizia come un thriller il bel romanzo di esordio di Celeste Ng, selezionato negli Stati Uniti per prestigiosi premi.
Ambientato in una tranquilla cittadina dell'Ohio nel 1977, con capitoli che ripercorrono all'indietro gli anni sessanta, ha al centro una cosiddetta famiglia 'normale' della media borghesia americana. Marilyn, la madre si occupa della casa e dei loro tre figli, Nah, Lydia e Hannah; è una brava moglie e un'attenta madre anche se non ha mai dimenticato le ambizioni di studentessa di medicina, studi abbandonati dopo il matrimonio. James è un professore universitario di uno sconosciuto college, anche lui con il rimpianto di una carriera in una prestigiosa università. Lavorano duramente e sono fieri dei loro figli: di Nah che è stato ammesso ad Harvard e di Lydia, dotata studentessa diciassettenne. Hannah può ancora godersi la propria infanzia.
Ciò che non viene detto e che si preferisce tacere, come qualcosa la cui nominazione potrebbe incrinare la tranquilla quotidianità della loro esistenza, costruita pezzo a pezzo con una volontà ostinata, è il fatto che James Lee, pur americano al cento per cento, è di origini cinesi. I suoi genitori arrivarono clandestinamente dalla Cina dopo la Seconda Guerra Mondiale e, nonostante la sua laurea ad Harvard, la sua posizione sociale, difficilmente sono ignorati i suoi occhi a mandorla, i capelli neri finissimi e il colore della pelle, se si vive in uno sperduto paese della provincia americana. Siamo negli anni sessanta e settanta e Celeste Ng, anche lei di origini cinesi, ripercorre nel suo romanzo, quasi in forma autobiografica, quel periodo di strisciante odio razziale.

La famiglia Lee - famiglia mista - finge un'integrazione che non esiste. I figli non raccontano le angherie subite quotidianamente a scuola, la loro mancanza di amicizie, la loro immensa solitudine per non corrompere il quadro idilliaco disegnato dai genitori. Ognuno di loro si nasconde dietro un sottile strato di bugie, di non detto, di finzione per celare la propria sofferenza e il senso di inadeguatezza.
Il tutto esploderà con la scomparsa di Lydia e il ritrovamento del suo corpo nel laghetto vicino a casa.
Se il romanzo assume la forma dell'indagine poliziesca è per fare luce e dare ragione alle domande che padre e madre e i fratelli si pongono sulla sua morte, più che sulle indagini vere e proprie, condotte superficialmente dalla polizia locale, che si concludono con un verdetto di suicidio.
Il loro angoscioso interrogarsi metterà in luce verità che difficilmente si sarebbero dette, sentimenti che nessuno avrebbe avuto il coraggio di rivelare per non incrinare quell'ideale di famiglia costato così tante rinunce. Come il fatto che su Lydia, la brava e solerte studentessa dai capelli neri come il padre e dagli occhi blu come la madre, si fossero riversate, in una confluenza di proiezioni e di aspettative, la pressione delle ambizioni materne per un suo futuro di scienziata e i sogni paterni che la vedevano, ragazza corteggiata e ammirata, al centro di un riconosciuto successo sociale.
Sarà un'altra Lydia ad emergere dalle pagine, non così solare, sottomessa e ricercata dagli amici come la volevano i genitori. Una Lydia di luci e ombre la cui giovane esistenza, sovraccaricata dalle ossessioni familiari e non più in grado di rispondere al peso delle loro molte aspettative, cerca di farsi largo per una sua identità indipendente e per realizzare i propri desideri.


11 gennaio 2016

 

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