GRANDI LETTRICI CRESCONO a cura di Silvana Ferrari

 



Chimamanda Ngozi Adichie


Dovremmo essere tutti femministi


Einaudi 2015 euro 9

recensione di Silvana Ferrari


Il prezioso libretto - perché di libretto si tratta per il numero di pagine - è la rielaborazione di un intervento che la scrittrice africana tenne nel 2012 ad un incontro della Tedxeuston Conference, annuale meeting che si tiene a Londra e in cui sono dibattuti problemi e prospettive del continente africano.
Nel suo discorso, la premiata scrittrice nigeriana dell'Ibisco viola, di Metà di un sole giallo, di Americanah (tutti e tre editi da Einaudi), svolge il suo tema con ironia ed acuto senso critico parlando della parola "femminista" e di quello che essa è venuta a simboleggiare negli anni per uomini e donne.
Lo fa a partire dal primo impatto che ebbe su di lei, allora quattordicenne, quando venne usata, quasi come un insulto nei suoi confronti da un amico e compagno di classe.
Anni più avanti la stessa parola, sempre con un significato negativo, le venne rivolta da una giornalista alla presentazione del suo primo romanzo. Qui si trattava di un suggerimento: quello di non farsi classificare e definire come scrittrice femminista, perché 'le femministe sono donne che non trovano marito e, dunque, infelici". E inoltre una studiosa nigeriana le rivelò che il femminismo non faceva parte della cultura africana. E ancora: un amico definì le femministe 'donne che odiavano gli uomini'.
Ma a controbattere il pregiudizio che la parola femminista suscita, come superato retaggio del secolo scorso, Chimamanda Ngozi Adichie porta una serie di esperienze personali e di riflessioni sul suo essere donna nella società attuale.
Lo fa a partire da un episodio della sua infanzia - quando la maestra, nonostante i suoi voti fossero più alti, scelse un maschio, come capoclasse, proprio perché maschio -, per arrivare alle frequenti discussioni con gli amici, uomini acculturati e sensibilizzati, che comunque fanno fatica a vedere e a registrare le differenze sociali, culturali fra uomini e donne, nonostante la realtà di tutti i giorni anche nelle piccole cose e nei minuscoli episodi, riportati nel saggio come esempi, mostri il contrario.
In una società dove ci sono più donne che uomini, sottolinea la scrittrice, le leve del potere sono saldamente in mano agli uomini che governano il mondo e lo fanno imponendo i loro modelli di comportamento e di dominio ovunque cancellando e rimuovendo di proposito l'evidenza della differenza sessuale da cui invece tutta la società trarrebbe ricchezza e felicità.
Dall'altra parte le donne fin da bambine sono educate a preoccuparsi di piacere ai maschi, di tenere in considerazione il loro pensiero, di farli contenti, di non mostrarsi mai aggressive o arrabbiate o toste. In una parola sono educate a non essere loro stesse, a non essere fedeli a sé e ad essere invece in funzione dell'altro maschile. Anche il significato di virilità dovrebbe assumere altri valori se si vorrà migliorare il comportamento degli uomini, di cui le madri sono in larga misura responsabili.
A partire dal riconoscimento della differenza di genere la relatrice si dà la possibilità di sognare e progettare un mondo giusto, 'di donne e di uomini, più felici e fedeli a stessi'. Di esistenze più libere senza le aspettative sociali e culturali legati al genere, senza l'esclusione e l'oppressione delle donne.


29 ottobre 2015

 

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